La segretaria Pd: «Successo plurale di candidati con storie diverse. Ha funzionato l’alleanza con la società civile»
di Giovanna Vitale
la Repubblica, 5 novembre 2026
Segretaria Elly Schlein i democratici hanno conquistato Stati tradizionalmente repubblicani e territori dove due anni prima Trump aveva stravinto. Cosa racconta questo voto e cosa può insegnare al centrosinistra italiano?
«Intanto è un segno di speranza. È una vittoria tanto più significativa perché plurale, conseguita cioè da una varietà di candidate e candidati con storie e sensibilità diverse, ma uniti nell’obiettivo di dare risposte ai bisogni concreti dei cittadini. Trump ha tradito entrambe le promesse fatte nel 2024: di porre fine alle guerre, invece ne ha avviate di nuove con conseguenze devastanti, e abbassare il costo della vita, che è aumentato. E anche qui le condizioni di vita sono peggiorate in quattro anni di governo Meloni».
Quindi più che a favore dei dem è stato un voto contro il presidente? Vi augurate accada anche in Italia?
«Ha funzionato l’alleanza con la società. Le comunità più discriminate e marginalizzate dalle politiche violente di Trump si sono organizzate, mobilitate e hanno lavorato insieme ai democratici per sconfiggere il presidente e tutti gli oligarchi che hanno speso miliardi per sostenere i repubblicani. Hanno unito le forze su una comune visione di Paese che si è costruito sulla diversità. In questo senso è molto bella la frase pronunciata da El-Sayed: “Tra il potere dei soldi e il potere dei molti, hanno vinto i molti”. È quello che è successo. Anche grazie al protagonismo delle donne. È pieno di prime volte che raccontano bene il cambiamento in atto negli Stati Uniti: Bottoms in Georgia è la prima donna nera governatrice della storia, Haaland in New Mexico la prima nativa americana, Pappas il primo senatore dichiaratamente gay. La speranza della gente è più forte dell’arroganza di queste destre che vogliono dividere».
Il costo della vita è stata una delle cause della sconfitta repubblicana. In Italia abbiamo gli stessi problemi. Perché gli elettori dovrebbero credere che un governo Schlein saprebbe far meglio di quello Meloni?
«Perché le destre a tutte le latitudini stanno portando solo guerre, recessione, caos, carovita e ingiustizia. E l’Italia non fa eccezione. Mentre basta vedere cosa accade nei territori dove governiamo noi per notare la differenza: mettiamo sempre al centro le condizioni materiali di vita delle persone. Ed è quello che vogliamo fare una volta al governo: rendere l’Italia un paese che ti puoi permettere, dove nessuno debba pagare più del 30% di stipendio per un affitto, aspettare un anno per una gastroscopia o prendere meno di 10 euro all’ora quando lavora. Tutte le proposte fatte in questi anni all’opposizione, dal salario minimo all’aumento dei fondi per la sanità e la scuola pubblica, puntano a rispondere alla difficoltà di campare che ha riempito le piazze di queste settimane. Quelle di autotrasportatori e agricoltori che non riescono a fare il pieno; degli studenti che piantano le tende perché non riescono a pagarsi una stanza. Negli Stati Uniti hanno fatto campagna sugli stessi temi».
I dem hanno recuperato consensi sia nelle contee più ricche sia in quelle più povere. Voi come pensate di riprendervi il voto popolare che negli ultimi anni ha guardato a destra?
«Come abbiamo fatto quando abbiamo portato il Pd dal 14% nei sondaggi del 2023 al 24% delle Europee. Una crescita confermata al referendum costituzionale, dove a prevalere nelle Ztl è stato il sì sponsorizzato dal governo. Ci siamo riusciti parlando dei problemi veri: noi alzeremo la spesa sanitaria al 7% del Pil, mentre loro l’hanno ridotta; metteremo un tetto al costo della benzina; disaccoppieremo il prezzo del gas da quello dell’elettricità per abbassare le bollette; aboliremo il taglio di 7mila insegnanti disposto in manovra, uno scandalo perché un Paese che non crede nella scuola non crede nel suo futuro. Vogliamo dare risposte a quei 6 milioni di cittadini che non riescono più a curarsi, agli studenti che non si rassegnano alla rottura dell’ascensore sociale, alle tante famiglie di lavoratori che non riescono più ad andare avanti».
Negli Usa sono riusciti a coniugare radicalità e moderatismo in una proposta elettorale competitiva. In Italia invece si dice che per vincere bisogna spostarsi al centro. Lei quale strada seguirà?
«Bisogna avere il coraggio della radicalità perché è radicale la domanda di giustizia che sale dalla società: quella del genitore che deve scegliere quale dei due figli mandare all’università o della ingegnera neolaureata costretta a espatriare perché dopo aver mandato 224 curricula le hanno offerto solo stage gratuiti. Da noi gli italiani si aspettano una proposta in grado di abbattere le diseguaglianze per costruire un Paese più giusto. Radicalità da coniugare con il pragmatismo che ti consente di tradurre un’idea in una soluzione concreta. Come hanno fatto in alcune nostre regioni, dove hanno reso gratuito il trasporto pubblico locale e gli asili nido, perché noi pensiamo che se un diritto non è di tutti, diventa un privilegio».
La guerra in Iran ha avuto un peso. Nel vostro campo il conflitto in Ucraina resta terreno di frizione. Riuscirete a sciogliere il nodo sulla politica estera?
«Siamo al lavoro e sono fiduciosa che troveremo un accordo, tutti sentiamo questa responsabilità dopo quattro anni di destra che lasciano un’Italia più povera. I danni provocati dalla subalternità di Meloni a Trump e alla sua ideologia sono enormi. Ora sembra che abbia buttato il cappellino Maga sotto il letto, ma il Paese non dimentica cosa ha voluto dire quel “non condivido né condanno” l’attacco all’Iran, la posizione allucinante su Gaza, l’adesione alla farsa del Board of peace (unici del G7), l’aumento della spesa militare al 5% a scapito dello stato sociale».
I giovani hanno reagito alle politiche negazioniste su clima, diritti, futuro. Una rivolta contro i disvalori della destra che da noi si vede ancora troppo poco. Quale proposta può convincere gli under 30 a scegliere il centrosinistra?
«La proposta che non costruiremo per loro ma con loro. Non avremmo vinto il referendum costituzionale, che fino a due settimane prima davano tutti per perso, senza il contributo della società civile e il protagonismo delle nuove generazioni. Apriremo porte e finestre, anche mettendoci in discussione. È l’alleanza fra i partiti e tutto quel che si muove fuori, la mobilitazione collettiva, la chiave per costruire l’alternativa».
Il voto di midterm è diventato un referendum su Trump. In Italia non rischia di passare l’idea che a unire la coalizione progressista sia solo l’anti-melonismo anziché un modello alternativo di Paese?
«Noi abbiamo già dimostrato che quando stringiamo alleanze non lo facciamo solo contro i nostri avversari, ma per le cose che vogliamo fare insieme. E i risultati che stiamo ottenendo lo provano».
Sono imminenti elezioni fondamentali per il destino dell’Europa: in Spagna, Francia, Polonia, naturalmente l’Italia. La destra è favorita. La sconfitta di Trump può cambiare i pronostici?
«Io non credo ai pronostici, ma comunque siamo qui per ribaltarli. L’onda sovranista si è infranta contro una realtà di promesse tradite. Milioni di americani che due anni fa avevano votato Trump hanno deciso che i democratici meritassero la loro fiducia. È quello che sono convinta succederà in Italia e nel resto d’Europa».