Alla fine la destra ha approvato la legge che voleva disperatamente per cercare di rimanere incollati al potere. Perché questa è l’unica ossessione di Giorgia Meloni.
Per questo è stata pronta a tutto, a farsi una legge elettorale su misura, rincorrendo il sondaggio del giorno, imponendo tre voti di fiducia per blindare la sua maggioranza litigiosa, a controllare il voto segreto dei suoi deputati con ogni stratagemma. E a macchiarsi di una colpa indelebile: da prima Presidente del Consiglio donna di questo Paese ha sacrificato ai propri interessi quelli delle altre donne, cancellando ogni reale garanzia di rappresentanza di genere nelle liste elettorali. Una vergogna che rischia di consegnarci un Parlamento di soli uomini e di indebolire la qualità della nostra democrazia, relegando ancora una volta le donne ai margini.
Donzelli l’ha detto chiaramente nella sua dichiarazione di voto: chi vince COMANDA, non chi vince GOVERNA. Questa è la loro concezione di democrazia, la scelta di un capo che decide e prende tutto: un premio di maggioranza abnorme, un Parlamento fatto su misura, un sistema che indebolisce il ruolo del Presidente della Repubblica e quei contrappesi al potere che sono una garanzia per i cittadini.
Ma questo non basterà a nascondere la realtà: il Governo più longevo della storia della Repubblica non è stato capace di fare niente di quello che aveva promesso e soprattutto di cambiare in meglio la vita degli italiani: salari, sanità, politiche industriali, pressione fiscale, costo delle bollette, sono la cifra del loro fallimento. E non servirà una legge elettorale su misura per ingannare di nuovo il Paese. Perché nonostante tutte le forzature consumate questa è una legge dettata dalla paura: la paura di perdere, la paura di un’alternativa che già esiste nel Paese, di un’alleanza progressista che ha già dimostrato di poter vincere e di saper governare insieme.