Per la prima volta nella storia del Marocco una donna guiderà il Governo. La scelta di re Mohammed VI di affidare l’incarico a Fatima Ezzahra El Mansouri la rende la seconda premier del mondo arabo, dopo la tunisina Najla Bouden.
Avvocata, prima donna eletta Sindaca di Marrakech a soli 33 anni, è passata dal Parlamento al Governo, dove è stata Ministra, prima di assumere la guida del PAM, il partito che ha vinto le elezioni del 23 settembre. Quasi vent’anni di esperienza tra urne e istituzioni delineano un profilo che l’etichetta di “figlia del pascià”, con cui i detrattori la descrivono come lontana dai cittadini, difficilmente riesce a racchiudere. In Italia conosciamo bene il valore di un passaggio simile. 4 anni fa Giorgia Meloni è stata la prima donna a Palazzo Chigi e oggi due dei tre nomi in campo per guidare il Paese sono donne. È un’evoluzione politica che nessuno può sminuire, ma che rende ancora più severo il giudizio su un governo che ha buttato via l’occasione di trasformare un primato simbolico in un cambiamento reale per le donne e per l’intera Italia.
El Mansouri si trova davanti un Paese in cui ha votato il 38% degli elettori e un’Assemblea dove il suo partito dovrà costruire una maggioranza partendo da 97 seggi su 395. Le auguro di rispondere alle attese dei cittadini marocchini con una concretezza che da noi è venuta totalmente a mancare.