Il Movimento 5 Stelle nei sondaggi c’è. Ma quanti dei suoi elettori arrivano davvero alle urne?
È una domanda che mi pongo da tempo come sondaggista. Nelle rilevazioni del mio istituto vedo spesso intenzioni di voto per il M5S che poi non trovano conferma nel risultato. E non parlo solo delle europee: nella mia esperienza, questo scarto si ripresenta anche alle politiche e alle amministrative.
Prendiamo le europee del 2024. La media degli ultimi sondaggi pubblicati dava il M5S al 15,4%; alle urne ha ottenuto il 9,98%. Una differenza di 5,4 punti: rispetto al risultato effettivo, una sovrastima del 54,5%. Per il PD e AVS è successo il contrario: stimato al 21,2%, ha raggiunto il 24,11%.
La mia ipotesi è che una parte di chi dichiara di votare M5S, o di scegliere Conte, poi non vada a votare. Il fenomeno può avere intensità diverse a seconda della competizione, ma lo osservo anche nelle elezioni comunali, dove la partecipazione e il peso dei candidati locali cambiano molto da città a città.
Non è una critica agli altri istituti: è un problema di metodo su cui dobbiamo lavorare tutti. Per questo stiamo elaborando coefficienti correttivi basati sui risultati storici e distinti per tipo di elezione. Per stimare il voto, oggi, non basta chiedere “chi scegli?”: bisogna capire anche “andrai davvero a votare?”.