di Giovanna Vitale — la Repubblica, 16 settembre 2026
Questa legge elettorale è anticostituzionale: scassa il bilanciamento di pesi e contrappesi. La destra punta solo a conservare il suo potere.
Il mix fra capilista bloccati e abolizione dell’alternanza di genere farà sì che avremo un Parlamento a prevalenza maschile e di nominati.
ROMA — «Ma era davvero questa la priorità dell’Italia?», si domanda Elly Schlein a proposito del Melonellum appena varato al Senato. «In un Paese dove, dopo 4 anni di governo, la spesa costa il 30% in più, i salari sono diminuiti del 9, l’energia è la più cara d’Europa e la crescita non va oltre lo zero virgola, era questa la legge da mettere in cima all’agenda parlamentare? Mentre gli italiani contano i libri di testo che possono comprare ai figli, Meloni conta i seggi», attacca la leader del Pd, lanciando un appello alle deputate di centrodestra — «Ribellatevi» — e promettendo battaglia sull’ultimo step alla Camera: «Faremo muro».
Cosa c’è che non va segretaria?
«È una legge truffa, sbagliata nel merito e nel metodo. Nel metodo perché è stata scritta e approvata a colpi di maggioranza su input di una Giorgia Meloni disperata che, dopo aver fallito tutte le promesse e le riforme annunciate, si cuce su misura un nuovo sistema elettorale per evitare la sconfitta al prossimo giro. Hanno respinto tutti gli emendamenti delle opposizioni, a iniziare da quello per introdurre preferenze vere al posto delle preferenze finte proposte da loro».
E nel merito?
«È incostituzionale per tanti aspetti. Intanto il premio di maggioranza è abnorme: chi vince può ottenere un numero di seggi che si avvicina pericolosamente alle soglie di garanzia per eleggere il presidente della Repubblica. Scassa cioè il bilanciamento di pesi e contrappesi previsto nelle nostre istituzioni per impedire che tutto il potere si concentri nelle mani di chi governa. Ma non sono stupita».
Perché?
«Il potere e come preservarlo è da sempre l’ossessione della destra. Con l’indicazione obbligatoria del candidato premier, Meloni prova a fare con legge ordinaria ciò che non le è riuscito col premierato. L’aveva definita la madre di tutte le battaglie, ma lei quella madre — per timore di perdere un altro referendum costituzionale — l’ha chiusa in un cassetto e ora cerca di realizzarla con questa pessima riforma elettorale».
L’indicazione del candidato premier lede le prerogative del capo dello Stato?
«Di sicuro le condiziona fortemente. Ma, ribadisco, non mi sorprende. È quello che volevano sin dall’inizio. E per riuscirci sono disposti anche a perdere la faccia. Hanno cambiato il testo più volte, intervenendo ogni volta che usciva un nuovo sondaggio. E così la legge elettorale è via via peggiorata. Mostrando un atteggiamento proprietario delle istituzioni».
L’hanno scritta per mettere in difficoltà voi che un candidato premier non ce l’avete ancora?
«Ma qui ciò che conta è che è lei, con i suoi fallimenti, ad aver messo in difficoltà il Paese. Consapevole di non aver centrato nessun risultato economico e sociale, ha pensato di modificare il sistema di voto per conservare la poltrona».
Qual è la cosa che le piace meno?
«Il mix fra capilista bloccati e abolizione dell’alternanza di genere fa sì che avremo un Parlamento a prevalenza maschile e di nominati. Una simulazione fatta sull’attuale composizione delle Camere dimostra che, se questa legge fosse stata in vigore nel ’22, sarebbe stato eletto con le preferenze solo un parlamentare su 5. L’80% sarebbe stato designato dai partiti. Anche qui: Meloni aveva promesso di restituire agli elettori la libertà di scelta, poi però come al solito è stata incoerente: per non perdere la legge, ha perso la faccia».
E sull’alternanza di genere?
«Non è prevista per i capilista, quelli cioè che hanno il seggio sicuro, l’hanno cancellata. In teoria potranno essere tutti uomini. L’ho già detto: non ce ne facciamo niente di una presidente del Consiglio donna che non aiuta le altre donne. Perciò lancio un appello alle deputate: ribellatevi e affossiamo insieme questa schifezza».
L’aumento esorbitante delle firme chieste ai partiti non presenti nelle Camere vi preoccupa?
«È una vera porcata. Una palese violazione della rappresentanza. Con questo meccanismo, nel 2013, FdI non sarebbe riuscito a entrare in Parlamento. Ci hanno bocciato le firme digitali. Senza dimenticare che hanno anche ridisegnato i collegi esteri, proprio come Trump, per favorire i loro candidati».
Meloni però sostiene che serve per garantire la stabilità. Voi tifate per l’instabilità?
«Certo che la stabilità è un valore, ma non si può raggiungere schiacciando la rappresentanza. Per la giurisprudenza costituzionale i due principi vanno tenuti in equilibrio. Pochi giorni fa la presidente del Consiglio ha celebrato il record di longevità del governo e della sua maggioranza, ottenuti con il Rosatellum. La novità siamo noi, il fatto che l’alleanza progressista, unita e compatta come non si vedeva da vent’anni, è davanti e vincerà le prossime politiche».
Meloni ha minacciato il voto anticipato se la legge elettorale dovesse naufragare. Lei ci crede?
«Più che una minaccia è una speranza per il Paese. Prima si vota, meglio è per gli italiani che fin qui non hanno ricevuto una sola risposta sul caro vita, il caro bollette, le liste d’attesa in sanità».
Sempre che voi riusciate a scrivere il programma, su cui pesa il nodo Ucraina. Come lo risolverete?
«Come abbiamo sempre fatto: abbiamo discusso e poi abbiamo trovato l’accordo. Ora è tempo di accelerare, è ciò che si aspetta la nostra gente. Sapendo che non partiamo da zero, ma dalle tante proposte presentate insieme in Parlamento. Siamo tutti impegnati a mandare a casa la destra, che non si salverà con questa legge truffa. In qualsiasi momento, con qualunque sistema elettorale, noi li batteremo e cambieremo finalmente il Paese».