In diverse occasioni, quando abbiamo discusso di donne e sport, così come della situazione dello sport italiano attraverso una lente di genere, è emerso un paradosso significativo: da un lato, l'eccellenza delle nostre atlete a livello internazionale è indiscutibile, dall'altro, persistono gravi disuguaglianze strutturali nel movimento sportivo italiano.
Nel riconoscere le disparità professionali che le atlete e le donne coinvolte nello sport devono affrontare, è fondamentale considerare che il mondo dello sport funge da microcosmo, riflettendo e amplificando le complesse dinamiche sociali legate alle disparità di genere. Queste includono disuguaglianze nella partecipazione, nei contratti, nelle retribuzioni e nella rappresentanza decisionale. Tali disparità di genere nello sport non sono semplici statistiche, ma sono radicate in stereotipi culturali, strutture organizzative e norme sociali che limitano le opportunità per le donne.
Il tema dei diritti delle donne nello sport è parte integrante dell’elaborazione dell’Agenda femminista.
La lotta contro stereotipi e strutture che limitano la libertà femminile richiede un impegno collettivo per il pieno riconoscimento della professionalità delle atlete, per la parità nei compensi, nei premi, nelle condizioni di allenamento e nella visibilità. La disparità nello sport è infatti un indicatore culturale della svalutazione del lavoro femminile.
L’inserimento dello sport nella Costituzione, all’articolo 33, che ne riconosce il “valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico”, rappresenta un passo significativo e rivoluzionario.
Questo porta a un riconoscimento cruciale per le bambine, le ragazze e le donne nella pratica sportiva.
Lo sport e l'attività fisica diventano strumenti di riscatto sociale e di consapevolezza femminile.
Per le bambine e le ragazze, lo sport è il primo mezzo di autodeterminazione del proprio corpo. Attraverso la pratica sportiva, imparano a conoscere e ad affermare il proprio corpo, liberandolo da rigidi schemi di controllo.
Anche questa è la vera libertà dei corpi: un corpo femminile che si muove e si allena non si limita a fare ginnastica, ma conquista spazi di libertà e cittadinanza.
La Conferenza nazionale delle Democratiche si impegna a sostenere il diritto delle bambine, delle ragazze e delle donne alla pratica sportiva, nonché i diritti associati al loro status di atlete professioniste. Intendiamo tradurre questo impegno in proposte politiche all'interno dell’Agenda femminista, per promuovere azioni che contrastino le discriminazioni nello sport.