
«Crisi clima, Veneto impreparato
Ora bisogna cambiare le città»
«Regione ferma
Serve innescare il cambiamento di sostenibilità
Terzo settore? La sentinella del sociale»
CRISTINA GIACOMUZZO
«Il Veneto è impreparato ad affrontare la crisi climatica: lo vediamo dalla fragilità del territorio e da come le nostre città hanno sofferto in questi mesi per le ondate di calore. Il clima è cambiato. Deve cambiare il tessuto urbano. Il Veneto è in ritardo». Matteo Favero, 45 anni, trevigiano, è presidente di Globe Italia, associazione per il clima che fa parte di un programma mondiale fondato nel 1994 da Al Gore, allora vicepresidente degli Usa. In passato è stato consulente del ministero degli Affari esteri per la cooperazione. Attualmente è caposegreteria alla Camera. Da febbraio è commissario del Pd di Rovigo. Ora si parla di lui come possibile successore di Andrea Martella alla guida del Pd regionale.
Favero, quale cambiamento serve al Veneto?
«Penso a Barcellona: in meno di 15 anni è passata dall’essere una città tipicamente mediterranea, con i problemi legati al caldo e all’inquinamento, a una realtà più sostenibile, con una grande capacità di movimento, ancora più bella e, proprio per questo, capace di affrontare le fragilità. Innescare il cambiamento in questa direzione permette di attivare tutta un’economia del territorio, dai nostri ingegneri alle nostre imprese, e dando avvio a un processo circolare e sostenibile».
Nell’ultimo Consiglio regionale il centrodestra ha approvato una legge sulla valorizzazione della pianura veneta che proprio non le piace. Perché?
«Perché prima di pensare alla promozione turistica della pianura si dovrebbe renderla un luogo migliore per chi la vive e per chi la lavora, con politiche capaci di contrastare i disastri ambientali che hanno reso l’estate complicata per i nostri agricoltori».
È da qui che vede il Veneto impreparato alla crisi climatica?
«Non solo. Le grandi criticità sono nelle città. Non voglio fare pubblicità di bottega, ma in quelle più sensibili a questo tema, cioè Vicenza, Verona e Padova, sono state messe in atto iniziative di depavimentazione efficaci, capaci di abbassare “la febbre” delle città e di rendere belle alcune zone. È importante perché la bellezza è uno spazio pubblico che aiuta a vivere meglio anche chi non se lo può permettere. Penso ai boschi urbani contro caldo e smog. Mentre Barcellona progrediva, il Veneto è rimasto fermo».
Un’accusa al centrodestra.
«Il Veneto non è solo quello che ci ha raccontato Zaia in 15 anni da governatore. Hanno promesso l’autonomia fiscale, che i soldi sarebbero rimasti in Veneto. E mentre andava in scena la grande commedia, la Regione è rimasta ferma sulle infrastrutture e sullo sviluppo economico. I veneti meritano una politica che entri nel nuovo secolo».
Perché le infrastrutture?
«La Tav arriva tardi e male. La costruiamo per recuperare solo pochi minuti da Milano, quando non siamo a Sud collegati con l’AV di Bologna e non proseguiamo nel corridoio orientale che, a guerra in Ucraina finita, avrà grande sviluppo. Poi mancano le connessioni oltre i treni veloci: da Venezia, per esempio, all’aeroporto di Treviso. Questi errori peseranno, così come il depotenziamento del trasporto pubblico locale».
E sullo sviluppo economico?
«Penso sia mancato il sostegno al mantenimento di un assetto imprenditoriale manifatturiero che si sta purtroppo depauperando».
Cosa serve, allora?
«In Veneto bisogna dare casa e lavoro per aiutare i giovani a “impiantare”, si dice in dialetto, famiglia. E torniamo alla circolarità del ragionamento: la casa deve avere un giusto prezzo, ma anche efficienza energetica, in una città che deve essere bella e allo stesso tempo una spugna, in grado di affrontare la crisi climatica. E non va dimenticato un altro tassello.
Quale?
Il terzo settore, cioè la vigile sentinella. In Veneto è un patrimonio, soprattutto a Vicenza, provincia con il maggior numero di iscritti. È uno strumento valido per raggiungere le fragilità e le solitudini. In Veneto di diseguaglianze, nonostante quello che dice la destra, ce ne sono tante. Basti pensare alle stanze caldissime di questa estate, dove hanno vissuto i nostri anziani e giovani, al caro bollette e al caro vita che incatena tutti. Ormai è inevitabile: serve il cambiamento. In politica in primis».