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Losacco: Puglia centrale per il centrosinistra, primarie miglior strada ma prima il programma

27 Agosto 2026

Intervista ad Alberto Losacco sul "Quotidiano di Puglia"

Prima il programma, poi le primarie. Alberto Losacco, senatore del Partito democratico, non ha dubbi sulla strada che deve seguire il centrosinistra verso le politiche del 2027. E proprio dalla Puglia, dove tra pochi giorni arriverà Elly Schlein per la Festa dell’Unità, rivendica un modello nel quale il confronto interno non rappresenta una debolezza.

Senatore, le primarie rimangono il miglior strumento per decidere chi dovrà guidare la coalizione di centrosinistra?

«Assolutamente sì. La legge elettorale voluta dalla maggioranza contiene, a differenza della precedente, l’indicazione del premier. Se resterà così sarà difficile ripetere quello che fece Meloni nel 2022, presentandosi senza essere formalmente la candidata dell’intera coalizione e dicendo che avrebbe guidato il governo chi avesse preso più voti. Se queste sono le condizioni, bisognerà indicare un candidato e le primarie diventano necessarie. Ma aggiungo che sono nel Dna del Partito democratico e di tutto il nostro percorso politico».

Quindi primarie subito?

«No, prima viene il programma. Le primarie servono innanzitutto a consolidare la coalizione e il percorso che ci porterà a quel momento è già cominciato e riprenderà dopo la pausa estiva. Prima bisogna individuare il programma comune, poi si può scegliere il candidato. A quel punto tutto il nostro mondo, tutto il nostro elettorato, potrà decidere chi meglio rappresenta quel programma e le priorità che vogliamo proporre al Paese».

In Puglia alle primarie del Pd gran parte del gruppo dirigente sostenne Bonaccini. Vinse Schlein e il partito pugliese si mise subito al lavoro con lei. È la dimostrazione che una competizione interna può essere assorbita?

«È la dimostrazione della bontà delle primarie. In Puglia la maggior parte del gruppo dirigente era schierata con Bonaccini, poi ha vinto Schlein e non è successo nulla: abbiamo lavorato in piena sintonia con la segretaria. È accaduto tante altre volte. Certo, durante una competizione c’è il tifo, ciascuno preferisce un candidato, ma alla fine le primarie finiscono e definiscono il candidato unitario per le secondarie per le elezioni politiche».

A distanza di due giorni arriveranno in Puglia prima Giorgia Meloni e poi Elly Schlein. Quanto pesa oggi la Puglia nel Pd nazionale?

«È una regione molto importante, che governiamo e nella quale abbiamo personalità straordinarie come Antonio Decaro, Michele Emiliano, Francesco Boccia e tante altre. Ma Schlein in questi anni ha girato continuamente tutto il Paese, seguendo le competizioni elettorali e l’organizzazione del partito. E fortunatamente abbiamo altre regioni nelle quali il Pd e il centrosinistra crescono. Abbiamo vinto competizioni regionali e, anche dove non abbiamo vinto, abbiamo consolidato la coalizione».

Schlein finora ha evitato quasi tutte le polemiche interne. Adesso però non dovrebbe mettere tutti intorno a un tavolo e trovare una sintesi?

«La segretaria è sempre stata molto chiara sulla linea politica del Pd e le nostre battaglie parlamentari lo dimostrano. Ha fatto benissimo anche a schivare le polemiche, perché la nostra è una coalizione caratterizzata da un pluralismo acceso e le tensioni inevitabilmente esistono. Il segretario del partito più grande, che rappresenta il fulcro della coalizione, ha però una responsabilità doppia: deve evitare di entrare nelle polemiche e ricondurle alle proposte. È esattamente ciò che dobbiamo fare adesso».

Anche sulla politica estera e sull’Ucraina, dove le differenze nel centrosinistra restano evidenti?

«Mi preoccupano, ma considero le nostre differenze molto minori rispetto a quelle presenti nel centrodestra. Con un’aggravante: loro governano. Non riuscire a fare sintesi quando si è all’opposizione è un conto, non riuscirci quando ogni giorno bisogna prendere decisioni rappresenta una responsabilità molto più grave».

Insomma, alla fine tutto torna al programma?

«Sì, perché il programma serve proprio a definire quale sia la linea del centrosinistra e della coalizione che si presenterà contro l’attuale maggioranza. Viviamo una stagione nella quale ciascuno tiene in mano la propria bandierina e si fugge dalla complessità. Aldo Moro ci ricordava invece che la complessità è la realtà e va governata. La mediazione non è debolezza è la forma più alta di responsabilità politica in una democrazia pluralista. Il dialogo e di conseguenza il compromesso non va evitato, va ricercato».


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