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Mirabelli: ostacolare la legge sul fine vita e' offensivo per i malati e le loro famiglie

06 Luglio 2026

Articolo di Franco Mirabelli su "Repubblica"

“Personalmente potrei già scegliere di staccare i supporti vitali, non lo faccio, non perché funzionano le cure palliative, ma perché ho trovato le motivazioni per vivere. Viceversa le cure palliative non possono risolvere la disperazione che spinge una persona malata a porre fine alla propria esistenza”. Dalla sua sedia a rotelle, il senatore Pd della commissione Giustizia, Franco Mirabelli sorride in un modo molto commovente mentre “parla” attraverso un sintetizzatore vocale che legge ciò che lui scrive con il battito delle ciglia, strumento che usa da quando la sua sclerosi laterale amiotrofica è entrata nella fase acuta. Nonostante le difficoltà della malattia ha voluto essere al convegno organizzato dai dem al Pirellone sul fine vita.

Parla con cognizione di causa della legge nazionale rimasta al palo. “Da sette anni la legge sul fine vita è bloccata al Senato da una destra che non vuole neppure recepire le indicazioni della Corte costituzionale e l’invito a legiferare - spiega -. Si continua a trovare il modo per rinviare e non assumersi la responsabilità di decidere e dare risposte a chi soffre e alle loro famiglie. La manfrina insopportabile su questo tema è offensiva per chi chiede risposte dallo Stato. Per noi questa deve essere una priorità oggi e restare tale quando andremo al Governo. Trovo scandalosa la scelta della destra di insabbiare la legge sul fine vita. Qui si misura la distanza trai cittadini e certa politica indifferente di fronte alle sofferenze e ai bisogni delle persone. Per noi questa deve essere una priorità oggi e restare tale quando andremo al Governo". Tutta la sala applaude, a partire dai “milanesi” che per tutta la vita hanno fatto politica con Mirabelli, il capogruppo dem Piefrancesco Majorino, assieme ai consiglieri Carlo Borghetti e Carmela Rozza, con la deputata Silvia Roggiani, segretaria regionale del partito.

“Ho letto con attenzione la circolare dell’assessore Guido Bertolaso sulla morte medicalmente assistita. È un testo che interpreta, in modo restrittivo, le sentenze della Corte e dà indicazioni agli operatori. È viziata da due equivoci: il primo riguarda le cure palliative, o meglio il tentativo di presentarle come l’alternativa al suicidio assistito. Esse sono un diritto che deve essere garantito a ogni malato inguaribile. E ciò, ancora oggi, non succede. I malati come me di SLA lamentano trattamenti diversi e di diversa qualità nei diversi territori». Il senatore spiega poi il secondo problema: “La seconda questione riguarda il comitato etico. Quale è la sua funzione? Io penso che stabiliti criteri oggettivi per accedere al suicidio assistito serva rispettare e garantire la libertà di scegliere. Appesantire l'iter burocratico e autorizzativo, significa aumentare le sofferenze. Decidere di porre fine alla propria vita è una scelta difficile che porta sofferenze per se e per i propri familiari. Per questo va rispettata non ostacolata. Se una persona è inguaribile, attaccata alle macchine, in grado di decidere e arriva a una determinazione non si capisce su cosa lo Stato possa sindacare. Il punto è che si fatica a guardare dritto il tema e i bisogni e le sofferenze che racconta. Si preferisce disquisire sulle definizioni, come morte medicalmente assistita, inventare alternative strumentali, o rifugiarsi in astratte convinzioni ideologiche”.

Molti gli interventi in sala. “Abbiamo sollecitato la Regione ad assumersi la responsabilità di intervenire in relazione alla materia rispetto alla quale non si possono lasciare da sole delle persone in un momento tanto delicato della propria esistenza - ha sottolineato Pierfrancesco Majorino -. Ci auguriamo ci sia la possibilità di riavviare il discorso anche in Consiglio regionale, ma pensiamo che la scelta migliore la debba fare il Parlamento, nel senso che la legge nazionale è certamente l'opzione più forte. Però il ragionamento che facciamo è che, se non c'è la legge nazionale, ci sia almeno un intervento legislativo a livello di Regione Lombardia. Ci appelliamo davvero al centrodestra perché sia disponibile al dialogo per far sì che ci sia una legge regionale in modo tale da evitare di lasciare le persone da sole in un momento così delicato della propria esistenza. La legge nazionale è certamente la soluzione principe. Se non arriva perché la destra non riesce a superare il suo impasse, allora crediamo che ci siano tutte le ragioni per intervenire a livello regionale perché si è di fronte a un vuoto”.

Silvia Roggiani ha ringraziato “Franco che porta il suo corpo e il suo dolore per porre un problema che non può prescindere dal fatto che le persone devono avere la possibilità di scegliere”.

"Probabilmente in questa legislatura purtroppo non si riuscirà ad arrivare fino in fondo: è una grave carenza del Parlamento che anche in questa legislatura purtroppo abdica a un suo ruolo fondamentale che è quello di dare una legge nazionale su un tema così delicato e importante - ha spiegato il senatore Pd Alfredo Bazoli -. All'inizio della legislatura abbiamo depositato una legge che riprende sostanzialmente le condizioni della Corte Costituzionale. Già nella scorsa legislatura ci avevamo provato con un testo che era arrivato all'approvazione alla Camera, poi la legislatura è caduta e il progetto si è arenato. Abbiamo ripreso quel testo lungamente discusso, che era stato anche votato da una parte del centrodestra, e l'abbiamo riproposto cercando di portarlo in aula per tre anni e mezzo circa. Ci siamo riusciti il mese scorso, ma quel testo purtroppo è stato rimandato in commissione dal centrodestra che ha preferito non discuterlo con la scusa che occorrevano approfondimenti”.

 

https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/07/06/news/franco_mirabelli_legge_fine_vita_sla-425455260/


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