Solo per il caldo. 200.000 morti in quattro anni nell’area OMS Europa, che comprende un territorio ben più vasto del solo continente europeo.
L'OMS lo dice senza mezzi termini: le ondate di calore sono un'emergenza sanitaria.
Le temperature vicine ai 40°C che stanno colpendo diversi Paesi europei certificano che non siamo più di fronte a un tema solo ambientale o metereologico, ma a una questione che riguarda da vicino la salute delle persone, la tenuta dei sistemi sanitari e la sicurezza delle nostre comunità.
Non possiamo continuare a considerare questi eventi come fenomeni eccezionali: sono ormai una componente strutturale con cui dobbiamo imparare a convivere e che dobbiamo governare attraverso una programmazione adeguata.
La mortalità per caldo tra gli over 65 è aumentata dell'85% in vent’anni. L'Italia è uno dei Paesi più anziani del mondo. Gli anziani soli, i malati cronici, i lavoratori all'aperto sono i più esposti.
Molte persone, inoltre, vivono la cosiddetta cooling poverty: l'impossibilità di mantenere una temperatura sicura in casa, per difficoltà economiche o per edifici inadeguati. 1 famiglia su 5 in UE è in questa condizione. Con il nostro patrimonio edilizio tra i più vecchi d'Europa, il rischio per l'Italia è concreto. La fragilità sanitaria e la fragilità abitativa si sovrappongono.
Le politiche di adattamento climatico devono entrare stabilmente nella programmazione sanitaria nazionale e regionale: sistemi di allerta precoce, monitoraggio degli anziani soli, piani dedicati alle RSA, alla medicina di base, all'assistenza domiciliare. Il bollino rosso arriva quando è già tardi.
Ma c’è di più. Il cambiamento climatico modifica la diffusione delle malattie infettive, mette sotto pressione la sicurezza alimentare e le risorse idriche. È il motivo per cui sosteniamo l'approccio One Health: salute umana, animale e ambientale sono un sistema unico e vanno governati insieme.
Il negazionismo climatico ha un costo. E lo pagano sempre i più vulnerabili.
Difendere la salute significa oggi investire contemporaneamente in prevenzione, ricerca, sorveglianza epidemiologica, agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare e resilienza dei territori. Non possiamo permetterci di rincorrere le emergenze, dobbiamo anticiparle.