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Lorenzin: il negazionismo climatico ha un costo anche per la salute

23 Giugno 2026

Solo per il caldo. 200.000 morti in quattro anni nell’area OMS Europa, che comprende un territorio ben più vasto del solo continente europeo.
L'OMS lo dice senza mezzi termini: le ondate di calore sono un'emergenza sanitaria.
Le temperature vicine ai 40°C che stanno colpendo diversi Paesi europei certificano che non siamo più di fronte a un tema solo ambientale o metereologico, ma a una questione che riguarda da vicino la salute delle persone, la tenuta dei sistemi sanitari e la sicurezza delle nostre comunità.
Non possiamo continuare a considerare questi eventi come fenomeni eccezionali: sono ormai una componente strutturale con cui dobbiamo imparare a convivere e che dobbiamo governare attraverso una programmazione adeguata.
La mortalità per caldo tra gli over 65 è aumentata dell'85% in vent’anni. L'Italia è uno dei Paesi più anziani del mondo. Gli anziani soli, i malati cronici, i lavoratori all'aperto sono i più esposti.
Molte persone, inoltre, vivono la cosiddetta cooling poverty: l'impossibilità di mantenere una temperatura sicura in casa, per difficoltà economiche o per edifici inadeguati. 1 famiglia su 5 in UE è in questa condizione. Con il nostro patrimonio edilizio tra i più vecchi d'Europa, il rischio per l'Italia è concreto. La fragilità sanitaria e la fragilità abitativa si sovrappongono.
Le politiche di adattamento climatico devono entrare stabilmente nella programmazione sanitaria nazionale e regionale: sistemi di allerta precoce, monitoraggio degli anziani soli, piani dedicati alle RSA, alla medicina di base, all'assistenza domiciliare. Il bollino rosso arriva quando è già tardi.
Ma c’è di più. Il cambiamento climatico modifica la diffusione delle malattie infettive, mette sotto pressione la sicurezza alimentare e le risorse idriche. È il motivo per cui sosteniamo l'approccio One Health: salute umana, animale e ambientale sono un sistema unico e vanno governati insieme.
Il negazionismo climatico ha un costo. E lo pagano sempre i più vulnerabili.
Difendere la salute significa oggi investire contemporaneamente in prevenzione, ricerca, sorveglianza epidemiologica, agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare e resilienza dei territori. Non possiamo permetterci di rincorrere le emergenze, dobbiamo anticiparle.

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