Il popolo italiano è il risultato di tante migrazioni e ciò «non ci dispiace affatto»
Ci sono persone che ogni giorno si affannano a dividere gli esseri umani in categorie. Italiani e stranieri. Noi e loro. Cristiani e musulmani. Chi appartiene e chi non appartiene. Addirittura chi ha diritto e chi no.
A loro ha risposto ieri, con una lucidità e un’autorevolezza straordinaria, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
«Noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti paesi d’Europa e delle Americhe. Quindi conosciamo il problema dell’immigrazione, che non è né nuovo né transitorio. È in fondo anche la nostra storia». Una verità cristallina, sempre dimenticata dagli smemorati che trasformano la paura in propaganda. Milioni di italiani sono partiti e partono ancora oggi in cerca di un futuro migliore. Hanno costruito comunità in altri paesi, famiglie e imprese in ogni parte del mondo. Sono stati accolti, molto spesso discriminati e giudicati per la loro provenienza.
Nonostante tutto questo, oggi c’è chi, con arroganza, pretende di negare ad altri ciò che per generazioni abbiamo chiesto per noi stessi.
Mattarella ci ricorda che «il nostro popolo è il risultato di tanti apporti». Dai Longobardi, «che hanno dato nome alla Lombardia», agli Albanesi arrivati nel sud Italia, fino ai tanti uomini e donne giunti nel nostro paese nel corso dei secoli, sin dal tempo dei romani. La storia dell’Italia è una storia di incontri, scambi, influenze reciproche e integrazione. È la storia di un popolo che si è formato attraverso il contributo di persone, culture e tradizioni diverse, diventando ciò che è oggi.
Per questo il Presidente afferma che «il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano».
Ed è proprio questo il punto. Essere orgogliosi dell’Italia significa conoscerne davvero la storia. Significa sapere che la nostra identità non è mai stata costruita escludendo gli altri, ma integrando nel tempo esperienze, culture e contributi differenti.
Certo, esistono alcuni problemi, tensioni e fenomeni di disagio. Ma Mattarella è stato chiarissimo. «Alcuni episodi, alcuni fenomeni di disagio su base etnica» e persino i «gesti di rifiuto violento» appartengono «alla patologia della società» e non possono essere confusi con ciò che siamo come comunità nazionale.
Per questo discriminare una persona per la sua origine, il suo credo religioso o la sua cultura non significa difendere l’Italia. Significa tradire la sua storia.
Come ha detto il Presidente, «ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali».
Valori che non hanno paura della diversità, perché sanno di essere abbastanza forti da trasformarla in ricchezza, crescita e convivenza.
Grazie, grazie di cuore Presidente.