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Lorenzin: per Meloni e' sempre colpa degli altri

26 Maggio 2026

 "L'intervento della Presidente Meloni colpisce soprattutto per ciò che manca. Di fronte all'agenda molto concreta posta dal Presidente degli industriali, non emerge alcuna vera road map di politica economica e industriale per il Paese. Nessuna strategia strutturale su demografia, salari, competitività, costo dell'energia, semplificazione normativa, incentivi all'industria, formazione, infrastrutture digitali, cloud e intelligenza artificiale. Nessuna indicazione chiara su come l'Italia intenda affrontare il declino produttivo e la grande trasformazione tecnologica globale". A dirlo Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd, a pargine dell'Assemblea di Confindustria a Roma. "In compenso, ancora una volta, si spara sull'Europa - incalza la senatrice -. Un'Europa descritta solo come burocrazia, lentezza e incapacità di reagire alle crisi. Ma qui emerge tutta la contraddizione politica della destra italiana: Meloni critica oggi un'Europa politica più forte dopo aver combattuto per anni contro ogni passo verso una maggiore integrazione europea. Ha votato contro il MES, contro il rafforzamento dei meccanismi comuni, contro il voto a maggioranza. E oggi denuncia un'Europa debole dopo aver contribuito politicamente a indebolirla". "La verità è che Giorgia Meloni poteva scegliere di giocare da leader europea, contribuendo a costruire un'Europa più autonoma, forte e capace di reggere la competizione globale - attacca Lorenzin -. Ha scelto invece di collocarsi nella scia politica di Trump, che non ha mai avuto interesse ad avere un'Europa forte, indipendente e sovrana sul piano industriale, energetico e tecnologico". "Molti richiami all'orgoglio nazionale, molta retorica identitaria, ma sui nodi veri del sistema produttivo italiano le risposte restano vaghe o inesistenti. E sulla questione più drammatica di tutte, ovvero la mancanza nei prossimi anni di milioni di giovani lavoratori, il crollo demografico e la crisi del capitale umano, si sfiora ormai il ridicolo. Senza una strategia seria su natalità, lavoro qualificato, salari e attrazione di competenze, non esiste patriottismo economico che possa salvare la competitività italiana", conclude Lorenzin.


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