"Si dovrà ancora indagare sulle connessioni tra le piste nere (neofasciste) e le stragi degli anni Novanta, in particolare quella di Via d'Amelio nella quale persero la vita il giudice Borsellino e le persone della scorta. Il rigetto da parte della Cassazione del ricorso della Procura di Caltanissetta (insistente e inusuale) contro l'ordinanza della GIP Luparello che si era opposta alla richiesta di archiviazione della stessa Procura su questa parte dell'inchiesta, è una buona notizia. Lo è per coloro che non si rassegnano a battersi per la verità su quella strage. Per le vittime delle mafie e del terrorismo. Per coloro che pensano che la sola pista mafia-appalti non sia per niente sufficiente a motivare Via d'Amelio. Per coloro che pensano sia giusto continuare a battersi per la verità sugli interessi - in quegli anni - di soggetti politici tesi a condizionare la situazione politica del Paese, anche usando lo stragismo mafioso e i suoi legami con ambienti e personaggi dell'eversione nera. E lo è per chi, come noi, si è opposto e si oppone ad una gestione inaccettabile di questa materia da parte della Commissione Parlamentare Antimafia, che sul filone Via d'Amelio ha provato e prova gravemente a riscrivere la storia, colpendo perfino ambienti e personalità della Magistratura che della lotta contro le mafie hanno fatto una ragione di vita". Così i commissari Pd in Antimafia Verini, Serracchiani, Rando, Provenzano, Ghio, Mirabelli, Barbagallo, Valente