Chiara Braga, capogruppo del Partito democratico alla Camera: il centrosinistra a quanto pare è ancora alle prese con il tormentone delle primarie...
«Non lo definirei un tormentone. Come sempre abbiamo detto, le primarie sono un metodo. Se sarà quello condiviso con gli altri leader della coalizione, il Pd ci sarà con la sua segretaria, che da tempo si è detta disponibile a partecipare. Adesso però non sprechiamo tempo a discutere di regole o di date e dedichiamoci a costruire insieme la proposta alternativa a questa destra che sta fallendo su tutti i fronti».
Se non andasse in porto la riforma elettorale proposta dal centrodestra, che senso avrebbe fare le primarie, dal momento che non ci sarebbe bisogno dell’indicazione di un premier?
«Questo è un tema che valuteranno insieme i leader della coalizione. Intanto oggi un perimetro dell’alleanza c’è ed è riconosciuto da tutti coloro che sono coinvolti in questa coalizione. E penso che sia comunque utile porsi il tema di come presentarsi nel modo più convincente possibile per battere la destra. Sulla legge elettorale la nostra chiusura è totale, vedremo se ancora una volta la maggioranza vorrà forzare la mano come ha fatto con la riforma costituzionale sapendo che non le ha portato bene».
Cosa pensa dell’uscita della sindaca di Genova Silvia Salis?
«Credo sia legittimo dire quello che lei ha detto, ma ha anche ribadito che è impegnata a guidare la sua città. Certamente non mi pare che questo sia il tempo di federatori o di personalità esterne al perimetro dei partiti che stanno lavorando insieme all’opposizione per costruire l’alternativa. Quel tempo è finito».
Come pensate di non perdere la connessione con tutti gli italiani che hanno votato no al referendum, e che — per vostra stessa ammissione — non erano tutti del centrosinistra?
«Sicuramente questa è una delle nostre priorità e credo che lo sarà anche della direzione del Partito democratico di oggi: raccogliere la partecipazione al referendum che è venuta dal basso, anche mettendo a supporto di quelli che potremmo chiamare comitati per l’alternativa e che possono andare pure oltre i partiti. Insieme abbiamo difeso la Costituzione, adesso è il momento di attuarla».
Il fatto che in questa coalizione il centro sia ancora frammentato non rappresenta un problema in vista delle elezioni?
«Abbiamo davanti alcuni mesi che penso serviranno anche a quella componente della coalizione per darsi una fisionomia e una guida più riconoscibile per essere in grado di intercettare un elettorato moderato sicuramente scontento delle ricette della destra».
Questa volta sembrate proprio convinti di riuscire a battere la destra. Da dove viene questa sicurezza?
«La nostra non è supponenza. Tutt’altro. È prima di tutto senso di responsabilità di fronte a un Paese fermo, che sta peggio rispetto a quattro anni fa e che ha bisogno di un cambiamento radicale su tanti fronti, quindi nel dire che toccherà a noi c’è la consapevolezza che vogliamo concretizzare una proposta di governo convincente, solida e fondata su quelle battaglie che ci hanno visti già lavorare insieme. Le battaglie sul lavoro e sul rilancio della produzione industriale, quelle sui temi della sanità e la grande questione della prospettiva per i giovani, che sono stati sicuramente determinanti per vincere il referendum e che vengono continuamente mortificati dalla destra. Basti pensare alla vicenda del voto dei fuori sede».