Dopo aver chiesto le dimissioni di Delmastro e Santanchè, Giorgia Meloni ha detto che non avrebbe più coperto nessuno», ricorda Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera. «Ora, alla luce di quanto sta emergendo sul caso Piantedosi, ci aspettiamo che la premier vada fino in fondo».
La questione è: quest’ultimo love affair è una faccenda privata, come dice la destra, o ha una rilevanza pubblica, come affermate voi?
«A noi non interessa guardare questa vicenda dal buco della serratura, ci interessa invece capire come il ministro ha utilizzato la sua funzione istituzionale, la cui delicatezza impone massima trasparenza».
È il motivo per cui avete chiesto all’esecutivo di chiarire?
«Sì perché per l’ennesima volta siamo costretti a occuparci di qualcosa che imbarazza il governo, anziché di come il governo affronta i problemi degli italiani. Ai quali — specie in questo momento — andrebbe data massima priorità».
Piantedosi si è trincerato dietro un secco “no comment”. Secondo voi dovrebbe spiegare, ma cosa?
«Gli italiani hanno il diritto di sapere se Claudia Conte ha tratto benefici dal suo legame dichiarato con il ministro dell’Interno. E quanto lui ha pesato sugli incarichi ricevuti, alcuni dei quali connessi al ruolo svolto da Piantedosi al Viminale: una docenza alla scuola di perfezionamento della polizia, la consulenza alla Camera, per non tacere della Rai, utilizzata per avvantaggiare persone vicine alla maggioranza».
Sara Kelany, deputata meloniana, sostiene che si tratta per lo più di incarichi non retribuiti. Questo cambia le cose?
«No, il fatto che siano stati usati soldi pubblici è soltanto uno degli aspetti. Bisogna capire se gli incarichi nei ranghi dello Stato o del para-Stato sono stati assegnati in base a professionalità e competenze di chi li ha svolti o per altre ragioni. E se sì, quali».
Presenterete un’interrogazione in Parlamento?
«Sì, proprio per chiarire tutti questi risvolti. Stiamo parlando di un ministro che sovrintende alla sicurezza pubblica, coordina le forze di polizia, sul quale non possono esserci ombre: ne va della credibilità delle istituzioni prima che delle persone coinvolte».
Le ombre cui allude sono quelle di un possibile ricatto?
«Mi auguro di no. Speriamo almeno questa volta di evitarci la patetica telenovela Sangiuliano-Boccia. Già ce n’è stata una, mi pare che basti».
Meloni dovrebbe chiedere le dimissioni di Piantedosi?
«Intanto dovrebbe preoccuparsi di come i suoi ministri e sottosegretari esercitano il loro ruolo. Chiedersi se adempiono con disciplina e onore, come prevede la Costituzione».
Se lo facesse, quale sarebbe la risposta?
«È sufficiente mettere in fila tutte le vicende che riguardano i membri di questo governo: oltre a Sangiuliano, Santanchè, Delmastro, Crosetto che stava a Dubai mentre scoppiava una guerra. La premier ha detto che non avrebbe più coperto nessuno, ci aspettiamo che vada fino in fondo».
Se Piantedosi dovesse lasciare, si farà un rimpasto di governo?
«Di sicuro è quel che vuole Salvini per andare al Viminale. Dopodiché si tratta di una storia che mostra il grande affanno di un esecutivo che si occupa di tutto fuorché dei problemi degli italiani. E allora la domanda è: quando inizieranno? Anche oggi i dati indicano crescita dimezzata, benzina alle stelle, occupazione in calo e produzione industriale al palo. Sarebbe richiesto un impegno full-time su questi temi, non su fatti a cavallo tra il personale e il politico che mettono in imbarazzo il governo e in difficoltà l’intero Paese».