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Losacco: un voto spartiacque, la figlia del popolo bocciata dal popolo

26 Marzo 2026

Articolo di Alberto Losacco su "la Gazzetta del Mezzogiorno"

La vittoria del No rappresenta uno spartiacque nel quadro politico. Non solo perché Giorgia Meloni ne è uscita sconfitta, ma anche per il modo in cui questa sconfitta si è prodotta. Il No ha vinto in 17 regioni su 20, con un dato plebiscitario nelle regioni del Mezzogiorno e una sconfitta netta anche in territori feudo della destra, come le Marche. Nelle grandi città non c’è stata partita. Altrettanto emblematico è il voto dei giovani, con il No che ha superato il 61% tra gli under 35.

Numeri di questa portata hanno chiaramente un significato politico, che va ben oltre il merito del quesito. La maggioranza degli italiani ha bocciato il Governo e le sue politiche, a partire da quelle economiche e di politica estera.

Il taglio della accise è stato percepito per quello che era: un’ignobile mancetta elettorale. La misura, limitata e subito mangiata dalla speculazione, ha aumentato negli italiani la convinzione che il Governo non sia in grado di gestire l’imminente crisi economica. Quel provvedimento ha sortito l’effetto opposto a quello auspicato dal Governo: è apparso come il segno di un esecutivo non consapevole della gravità della fase.

E questa sensazione è stata avvertita soprattutto al Sud, dove ancora ci si barcamena per assorbire le perdite di potere d’acquisto di questi anni e dove famiglie e imprese sono terrorizzate all’idea di una nuova spirale inflazionistica.

Gli italiani, poi, hanno anche punito la postura della Meloni in politica estera. Non una forma di prudenza, come la premier ha ripetuto in queste settimane, ma un’accettazione supina dei diktat americani, barbar all’interesse italiano.

Gli italiani sanno perfettamente che il nostro Paese, potenza di medie dimensioni, può incidere solo maggiormente nel caos globale. Ma hanno anche visto che, mentre Sánchez assume una posizione forte contro la guerra in Iran, e mentre inglesi e francesi si ponevano in un rapporto dialettico con l’inquilino della Casa Bianca, l’Italia si è collocata nella posizione più filo-trumpiana.

Questo procedere in ordine sparso indebolisce l’Europa e finisce per penalizzare soprattutto l’Italia. È il Paese che più avrebbe bisogno di una linea europea comune, perché è tra i più esposti sul piano della dipendenza energetica e tra i meno attrezzati a reggere una nuova crisi economica, destinata ad aggravarsi se il conflitto non cesserà al più presto.

È il combinato disposto di questi fattori a convincere gli elettori che il Governo non stesse facendo tutto il possibile per difendere quell’interesse nazionale così tanto decantato, e mai così tanto disatteso come in questa fase.

Insomma, la figlia del popolo non ha capito il popolo. Ha pensato, in un eccesso di hybris, che sarebbe bastato trasformare la magistratura in un corpo espiatorio per vincere al referendum, ricorrendo alla propaganda più becera: quella sui pedofili, sugli stupratori in libertà o sullo Stato che toglie ai genitori i figli solo perché non ne condivide lo stile di vita.

Ha sottovalutato il fatto che gli italiani vedono nella Costituzione un bene rifugio. A maggior ragione quando, nel modo, si vedono gli effetti di una democrazia ridotta a potere assoluto degli eletti.

Il Partito democratico guidato da Elly Schlein ha avuto il merito di credere in questa sfida. Non ci siamo tirati indietro quando i sondaggi la davano per chiusa, dando un contributo decisivo a questa vittoria.

I quindici milioni di voti per il No vanno ben oltre il consenso ottenuto dalle opposizioni alle ultime elezioni politiche e indicano chiaramente l’esistenza di un sentimento maggioritario critico nei confronti del Governo.

Ora, però, il punto è quello che succederà già dalle prossime settimane.

La Meloni prenda atto della sconfitta e inverta immediatamente la rotta: stop alla riforma del premierato, dell’autonomia differenziata, di un ceto di ministri che pensano solo per interessi di parte.

Si occupi finalmente di ciò che chiedono gli italiani: un impegno forte contro la guerra e l’imminente crisi, sostegno ai salari, alle famiglie e alle imprese.


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