Innanzi tutto l’affluenza. Che sia un risveglio democratico o un arruolamento degli opposti schieramenti; che sia per amore della Costituzione o per rancore verso la Magistratura; che sia per l’effetto della crisi internazionale o per protesta per l’aumento della benzina… resta il fatto che quasi il 60% di italiani al voto non se lo aspettava nessuno. È un dato positivo in sé, indipendentemente dal risultato.
Bisognerà ritornarci per comprenderne bene le ragioni. Certamente la politicizzazione del confronto su un argomento delicatissimo quale è la Costituzione ha mobilitato non solo lo zoccolo duro dei due schieramenti, ma la gente, il popolo. Non si è trattato, quindi, solo di un richiamo di parte, ma della percezione della posta in gioco. Vuol dire anche che gli Italiani non sono così apatici quando si tratta di cose serie. Se poi le prime analisi sul voto dei giovani confermano sia la loro partecipazione che l’orientamento avremo un ulteriore interessante motivo di riflessione.
Ci torneremo. Poi il risultato. Netto. Inequivocabilmente netto. Prima ancora degli effetti politici sul governo – che ci saranno – l’esito del voto è sulla doppia domanda che è stata posta agli italiani: volete cambiare la Costituzione e volete cambiarla così? La risposta, visto l’esito, è un no ad entrambe le domande! Il punto è che Meloni ha fatto la campagna elettorale sui magistrati, ma il centro sinistra ha fatto prevalere la difesa della Costituzione. È, cioè, diventato un referendum sulla Costituzione più che sui magistrati… e sulla Costituzione gli italiani sono estremamente prudenti a toccarla.
Se la tengono cara anche così com’è! Peraltro anche 10 anni fa su un Referendum anch’esso costituzionale (giusto, ma mal proposto da Renzi) prevalse il no. Conviene, ora, che la politica tutta rifletta su quanto gli italiani siano affezionati alla Carta fondamentale e, soprattutto, che la modifica di parti fondamentali della Costituzione o dei poteri repubblicani, come lo è la Magistratura, non può essere fatta a maggioranza, in un clima di scontro, dividendo il Paese. Tantomeno scaricando lo scontro sui cittadini.
E veniamo agli effetti politici. C’è chi ha perso, Meloni e la maggioranza; c’è chi ha vinto, il centro sinistra. Non va fatta una trasposizione automatica del voto referendario su quello politico (il risultato dimostra che una fetta non piccola degli elettori di centro destra hanno votato no), ma, insomma, la botta per il governo c’è e l’ossigeno per l’opposizione anche. Cosa farà ora Meloni lo vedremo. Al momento non si dimetterà, ma dovrà ripensare seriamente alla strategia. Ma anche per i vincitori si apre una seria discussione su come capitalizzare questo risultato. In sostanza, con l’esito referendario, tanto più con questo esito, si apre direttamente la campagna elettorale per le politiche. Sia che vengano anticipate (non improbabile), sia che restino alla scadenza naturale, che, comunque è tra un anno e mezzo. Tempo lunghissimo e brevissimo, nel complesso scenario che si è aperto.