Oggi sono tornato al Politecnico di Milano, il “Poli”, dopo tanti anni che non ci tornavo.
Qui iniziavo i miei studi di ingegneria quasi 40 anni fa (mamma mia, come vola il tempo…).
Gli stessi cortili, gli stessi corridoi… eppure tutto così diverso.
Eravamo ragazzi pieni di progetti, un po’ spaesati, con il futuro davanti difficile da immaginare, un po’ tutti uguali.
Oggi mi sono fermato a pranzo in mensa, in mezzo agli studenti.
E lì ho visto il cambiamento più grande: lingue diverse, volti da tutto il mondo, tantissimo inglese, storie che arrivano da lontano.
Un’energia nuova, aperta, internazionale.
Per un attimo mi sono sentito di nuovo uno di loro.
Più leggero. Più curioso. Più giovane.
E, sorprendentemente, anche più fiducioso.
In un tempo come questo, segnato da guerre e tensioni che fanno paura, vedere ragazzi e ragazze di Paesi diversi studiare insieme, parlare, confrontarsi, costruire qualcosa in comune… mi ha fatto pensare che forse una strada esiste ancora.
Che il futuro non è solo quello che leggiamo nei titoli, ma anche quello che nasce ogni giorno in luoghi come questo.
Sono uscito dal Poli con una sensazione semplice, ma potente:
orgoglio per la mia università, gratitudine per il percorso fatto… e una piccola, ostinata, speranza per il domani.