Questa è l’immagine che più mi rappresenta in questo 8 marzo. Pensando alle donne iraniane, strette nella morsa tra la repressione del regime teocratico degli Ayatollah e i bombardamenti di Israele e USA; pensando alle donne afghane, cancellate dal regime dei Talebani e ormai dimenticate da quell’Occidente che aveva loro promesso democrazia e diritti; pensando alle donne palestinesi di Gaza e Cisgiordania, che piangono i figli per l’occupazione illegale dei loro territori e per le bombe di Netanyahu; pensando alle donne ucraine che ormai da più di quattro anni soffrono per la criminale invasione di Putin; pensando alle donne del Sudan e dei tanti conflitti armati in Africa che stentiamo persino a ricordare… La guerra è patriarcato, l’espressione estrema della violenza contro le donne, la negazione dei diritti. In Italia e in Europa dobbiamo continuare a lottare perché i diritti non sono mai acquisiti per sempre, e le politiche della destra lo stanno dimostrando fin troppo chiaramente. Ma non saremo mai libere, neppure qui, se non sapremo essere vicine alle nostre sorelle iraniane, ucraine, palestinesi, afghane, sudanesi, se non sapremo fermare la cultura della guerra che prepotentemente sta riprendendo la scena mondiale.