Ad agosto saranno dieci anni dalla scomparsa di Guglielmo Minervini. Un tempo enorme nell’epoca dell’ipercomunicazione, che tutto brucia in fretta senza lasciare memoria. E invece il ricordo di Guglielmo è più vivo che mai, tanto da rappresentare il cuore dell’intervento con cui il neopresidente del consiglio regionale pugliese, Toni Mattarelli, ha inaugurato la XII legislatura.
Ma a coltivarne la memoria non sono solo le persone che lo hanno conosciuto o beneficiato delle sue politiche. Ci sono anche ragazze e ragazzi che non erano ancora bambini ai tempi dei Bollenti Spiriti, a conferma del fatto che quella verso Guglielmo non è semplice nostalgia, ma un’eredità viva, una fonte d’ispirazione per il futuro, come ha detto Mattarelli.
È la sorte che tocca alle grandi personalità, quelle in grado di coniugare una forte tensione etica con un’eccelsa capacità di governo. Se c’è una persona che, dopo la sua scomparsa, ha avuto una traiettoria simile, è David Sassoli.
Entrambi figli del cattolicesimo democratico che, nel caso di Guglielmo, si tradusse nell’incontro con Don Tonino Bello e con quella Chiesa che apriva le sue porte per farsi amica del ragazzo di strada.
Una vera e propria educazione sentimentale e politica che ne forgiò lo sguardo e lo accompagnò quando si trovò a ricoprire ruoli di responsabilità. Guardare il mondo dalla prospettiva degli ultimi. Non come esercizio retorico, né come semplice empatia. Ma come scelta esigente: mettersi nel punto più scomodo, quello che non concede scorciatoie e obbliga a usare parole di verità.
E Guglielmo è stato autentico in tutte le sue battaglie, in tutte le sue politiche. Anche se questo comportava andare contro interessi consolidati e incrostazioni corporative che altri, al posto suo, avrebbero preferito non vedere. E invece Guglielmo non ha fatto sconti, ha vissuto il conflitto in nome del bene comune, venendo per questo combattuto e talvolta ostracizzato.
Molte volte ha vinto, qualche volta ha perso. Ma è sempre riuscito a lasciare la sua impronta in tutti gli ambiti nei quali si è cimentato. Non solo le politiche giovanili, ma anche i trasporti, la partecipazione, la guida di una città complessa quale la Molfetta dei primi anni Novanta.
Credo che il punto sia proprio questo. Se, a dieci anni di distanza, Guglielmo Minervini è ancora così presente nella memoria dei pugliesi, è per quel patto di lealtà con i pugliesi che era alla base delle sue politiche e del suo modo di stare nell’agone politico.
Non un eroe solitario, non un cavaliere senza macchia (Guglielmo inorridiva all’idea), ma un uomo capace di aprire strade di cambiamento, tutte accomunate da un messaggio tanto semplice quanto dirompente: nessuno si salva da solo; insieme, anche l’impensabile diventa possibile.
Valga allora l’augurio di Mattarelli: che la memoria di Guglielmo possa essere esempio e stimolo per i nuovi consiglieri regionali, per la nuova squadra di governo, per la Puglia del domani.