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Corea: subito una legge su eutanasia e suicidio assistito.

21 Giugno 2022

Attualmente in Italia l’eutanasia costituisce reato e rientra nelle ipotesi previste e punite dall’articolo 579 (Omicidio del consenziente) o dall’articolo 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) del Codice Penale. Al contrario, il suicidio medicalmente assistito in determinati casi e la sospensione delle cure – intesa come eutanasia passiva – costituisce un diritto inviolabile in base all’articolo 32 della Costituzione.

Il 3 marzo 2016, per la prima volta nella storia del Parlamento italiano, è iniziato il dibattito sulle “Norme in materia di eutanasia” senza mai arrivare a una votazione. Nel gennaio 2019 il Parlamento ha ripreso il dibattito sotto la spinta della Corte costituzionale, ma anche questo si è arenato senza portare a un testo base. Da ormai trentasette anni, e cioè da quanto nel 1984 fu presentata la prima proposta di legge di iniziativa popolare, si discute di fine vita. Siamo ancora alla ricerca di una soluzione condivisa. Oggi questa situazione potrebbe cambiare grazie alla proposta di legge parlamentare recante “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”. La proposta di legge è piuttosto articolata, anche se, in alcuni punti ha suscitato qualche perplessità. Per esempio, perché limita il ricorso all’eutanasia solo per chi è tenuto “in vita da trattamenti di sostegno vitale o dipendente da trattamenti farmacologici o dipendente totalmente dall’assistenza da terzi”. Secondo alcuni, questa dicitura escluderebbe – ad esempio - i malati oncologici, i quali potrebbero non rientrare in nessuna di queste fattispecie. Il tema è estremamente delicato, per cui occorrono condizioni essenziali ed irrinunciabili affinché l’eutanasia possa essere legalizzata. Innanzitutto il paziente, in fase terminale, affetto da una patologia caratterizzata da sofferenza fisica insopportabile ed incurabile, deve essere capace di intendere e di volere e in condizioni di esprimere la propria esplicita, univoca, autonoma e reiterata volontà. La valutazione di tale capacità deve essere operata da un medico indipendente. Inoltre, la scelta del paziente deve essere basata su informazioni sanitarie complete, chiare e comprensibili. Lo stesso deve essere informato sulle possibili strategie alternative e in particolare su quelle palliative.

La volontà di accedere all’eutanasia, poi, deve essere revocabile in ogni momento e con modalità semplici ed immediate. E’ indispensabile, altresì, il controllo di un organo terzo ed indipendente. Il rischio peggiore è che la discussione venga di nuovo posticipata. Il problema è che le sofferenze dei malati non possono aspettare un tempo tanto lungo. In questi casi, rinviare sine die non è un’opzione neutra, perché significa concretamente opporsi al riconoscimento di un diritto all’autodeterminazione delle persone in condizioni di grave sofferenza. Inoltre, non si tratta di obbligare nessuno a scegliere l’eutanasia contro il suo consenso, ma solo di aggiungere delle libertà a chi, invece, preferirebbe autodeterminarsi in questo senso. Ecco perché serve subito una legge.


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