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Letta: Pd primo partito alle Comunali. Soltanto uniti si batte la destra. Non ci sono piani B

14 Giugno 2022

L'intervista al Segretario Enrico Letta sul Corriere

«Il Pd è primo in Italia. Frutto di una linea chiara, di un partito unito. Non era così un anno fa. Risultato di un sostegno costruttivo e serio al governo Draghi, senza ambiguità sull’aggressione all’Ucraina e con un’idea di alleanze vaste nelle città. La ricerca dell’unità non ha alternative, con questa legge elettorale maggioritaria e con il taglio dei parlamentari vincerà l’alleanza democratica e progressista o il centrodestra».

Il segretario Enrico Letta legge così questa tornata di voto amministrativo in attesa dei ballottaggi del 26 giugno.

Il campo largo però è ancora molto diviso e i Cinque Stelle sono in forte crisi di consensi. Palermo, Genova e L’Aquila lo testimoniano.

«Il tema non è escludere o mettere veti. Questa destra la battiamo solo con le alleanze. Lo dico soprattutto a Carlo Calenda che è stato eletto con il Pd più volte. C’è una destra competitiva e forte, vinciamo solo se uniti. E per avere successo serve un’alleanza guidata da un grande partito. Essere primi è la consacrazione del grande lavoro fatto».

La legge elettorale però ha dato prove pessime, ci sono spazi per cambiarla?

«Noi abbiamo dato la nostra disponibilità. Ma dobbiamo essere chiari: non è la legge elettorale che risolve i problemi politici. Il centrodestra è spaccato, con FdI fuori dal governo. E vedo bene che nel nostro campo pezzi dell’alleanza pensano ancora che sia meglio contrapporsi piuttosto che unirsi».

Il risultato dei Cinque Stelle è però sconfortante.

«Hanno tradizionalmente difficoltà alle Amministrative, non avevo particolari aspettative. Ragioneremo con loro».

Pd primo partito, ma tante città al centrodestra.

«Giocavamo fuori casa, la volta scorsa solo 6 capoluoghi su 26 erano del centrosinistra. Vinciamo a Taranto, a Padova, a Lodi, dove ho chiuso la campagna elettorale, che strappiamo alla Lega con un giovane sindaco di 25 anni. Andiamo al ballottaggio a Verona, a Parma, Piacenza, Como, Gorizia e in tante altre città. I risultati molto positivi al Nord, ci dicono che alle regionali la Lombardia sarà contendibile. Dobbiamo trovare una candidata o un candidato che unisca».

L’affluenza però si è fermata sotto il 55 per cento. In Francia è andata anche peggio. È un calo inarrestabile?

«È un campanello d’allarme grave. I governi, il Parlamento, i sindaci, per fare bene hanno bisogno di consenso. Se chi non ha partecipato si allontana è un problema serio».

I referendum sulla giustizia sono stati un flop, colpa anche di un fronte del «No» che ha disertato?

«Con questi referendum la Lega e non solo ha cercato di strumentalizzare i cittadini e c’è stato un rifiuto che ha addirittura inciso sulla partecipazione alle Amministrative. Sono stati promossi non con le firme ma da cinque Regioni del centrodestra, con uno spirito di vendetta verso la magistratura. Noi abbiamo tenuto la posizione giusta: sono riforme che deve fare il Parlamento. Nemmeno gli elettori del centrodestra sono andati a votare, mi aspetto autocritica».

Ora non c’è il rischio che sulla giustizia si fermi tutto?

«Sarebbe gravissimo. Approviamo al più presto la riforma Cartabia, sulla quale si è trovato un accordo».

L’istituto referendario ne esce con le ossa rotte.

«Non c’è dubbio che bisogna riformare i referendum. Ma serve anche la saggezza dei proponenti. Usarli in questa maniera distrugge e ridicolizza la partecipazione».

Manca quasi un anno alle elezioni. Non si rischiano mesi di fibrillazioni e di pantano per il governo?

«I rischi ci sono, la stabilità finanziaria è in pericolo in tutta Europa e in Italia di più. È insensata una campagna elettorale permanente e ancora ieri Matteo Salvini ha ricominciato a tirare per la giacca Draghi. La Lega è in caduta libera e questa strategia non la porta da nessuna parte. Un disastro sui referendum, arretra al Nord e non capisce che continuando a strappare andrà anche peggio. È tempo di fare le riforme: la delega fiscale, la concorrenza, la giustizia, aiutare le famiglie oppresse dalla crisi energetica».

La prossima settimana confronto in Aula sull’Ucraina, con Giuseppe Conte e Salvini che frenano sulle armi. L’italia torna a essere l’anello debole in Europa ?

«Dobbiamo dimostrare che siamo un grande Paese, come abbiamo fatto nei primi cento giorni dall’invasione. Ho girato l’Italia e ho visto la stanchezza che c’è sulla guerra. È un fatto reale. Ma Putin non si stanca e sfrutta la nostra stanchezza. Dobbiamo resistere».

Calenda ha buoni risultati, punta a destrutturare i poli e pensa a un futuro in cui dopo Draghi ci sia ancora Draghi.

«Noi vogliamo collaborare con Calenda e in molte città abbiamo collaborato. Lui ha buoni risultati in alcune realtà, noi in tutto il Paese. Alle prossime elezioni politiche gli italiani voteranno e sceglieranno. Serve un progetto comune per vincere, non ci sono piani B. È vero, ci sono coalizioni affaticate ma guardiamo queste Amministrative: è sempre centrodestra contro centrosinistra, nient’altro. Le ambizioni centriste hanno un senso se si va insieme. Senza schemi ideologici o di apparati. Costruiamo una coalizione vincente sui grandi temi: il lavoro e la competitività, la giustizia sociale, le opportunità per i giovani, l’ambiente, i diritti. E’ vero: non ci si allea solo “contro”, ma in nome di una visione di futuro e di valori».

Letta e Meloni in testa. Chi vince è pienamente legittimato a fare il premier?

«Lo schieramento che vince avrà la maggioranza e deciderà, certo. Poi sento tanto parlare del percorso moderato di Giorgia Meloni. Ma ho visto il video del suo sostegno al candidato di estrema destra in Andalusia. Guardatelo: è da brividi».


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