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Zanda: La pace in Europa e' stata compromessa, aiutando l'Ucraina, aiutiamo noi stessi e la democrazia

30 Marzo 2022

Intervento in Senato

Intervento del sen. Luigi Zanda durante la Discussione del disegno di legge: (2562) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina

Signor Presidente, intervenendo su un provvedimento molto rilevante i cui contenuti verranno analizzati e ben evidenziati in questa discussione generale, vorrei svolgere soltanto qualche considerazione di carattere politico. Mi ha molto colpito il dibattito che si è svolto ieri nelle Commissioni riunite esteri e difesa. Un collega senatore ha sostenuto - e mi scuso per la sintesi - che, in fondo, per un Paese come l'Italia l'armamento non può avere effetti di deterrenza, perché oggi l'unica deterrenza che conta è quella nucleare. Questa dichiarazione mi ha sorpreso, non tanto per il suo contenuto (perché il peso della deterrenza nucleare non può certo essere messo in discussione), quanto perché mi sono parsi sottostimati il rilievo e il peso della guerra in Ucraina e le modalità con cui si sta combattendo da più di un mese. È il coraggio degli ucraini che, con i loro armamenti tradizionali, ha impedito che la Russia occupasse in ventiquattr'ore l'intero Paese. Gli armamenti nucleari sono la deterrenza che ferma il mondo davanti ai rischi di una terza guerra mondiale, ma sono il coraggio, le armi tradizionali e le nuove tecnologie il deterrente nei confronti di quegli Stati canaglia che vogliono aggredire e invadere Nazioni libere. Questa è la ragione per la quale l'Italia, quasi all'unanimità, approva la nostra partecipazione all'invio di armamenti destinati alla resistenza ucraina.
Un altro collega senatore, sempre ieri in Commissione, intervenendo sull'ordine del giorno che invita il Governo a dar seguito all'impegno italiano a stanziare il 2 per cento del bilancio per il comparto della difesa, ha chiesto di riflettere su quali siano le ragioni ultime per le quali l'Italia deve o non deve rafforzare il suo sistema di difesa e con la massima urgenza possibile. Questa questione è di grande importanza perché è vitale per noi conoscere le ragioni di fondo delle nostre decisioni. Non voglio intervenire anch'io sul dibattito politico delle ultime ore, sul voto della Camera dei deputati sul 2 per cento con il concorso di tutta la maggioranza, e nemmeno sull'onore della Repubblica messo alla prova quando si discute se e come mantenere gli impegni sottoscritti da tutti i Governi che si sono succeduti almeno negli ultimi quindici anni. Sono questioni importanti, così come è importante conservare sempre la memoria del passato recente e quello meno recente. Ma oggi il punto centrale è un altro: qual è la regione strategica per la quale l'Italia deve potenziare il suo armamento difensivo ed anche contribuire ad armare la resistenza ucraina? E qual è l'urgenza? Perché i nostri impegni con la NATO debbono essere onorati subito e non, secondo un noto costume italiano, rinviati? La forza dirompente dell'invasione armata dell'Ucraina da parte della Russia di Putin segna un taglio netto tra un prima e un dopo, nella storia dell'Europa del nostro tempo e conseguentemente nella storia del mondo. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, i confini di un grandissimo Paese europeo democratico sono stati violati dalle forze armate di una grande potenza confinante, con una forza infinitamente maggiore e con il dichiarato obiettivo di assoggettarlo in tutto o in parte.
Ma la gravità dell'invasione dell'Ucraina, già pesantissima di per se stessa, va inquadrata in un contesto più vasto, che ne segna la vera natura e il livello di gravità.
L'Ucraina segue interventi armati della Russia di Putin, gravi e illegali, in Cecenia, in Georgia e in Siria; segue l'annessione della Crimea e il riconoscimento unilaterale dell'indipendenza di due province ucraine del Donbass, ma segue anche numerosi avvelenamenti di oppositori del regime russo, l'uccisione o il carcere per tanti giornalisti liberi, la chiusura di giornali, televisioni e network informativi indipendenti, per non dire delle interferenze tecnologiche nelle elezioni di diverse democrazie occidentali.
Questo è il contesto che qualifica l'aggressione russa all'Ucraina e che va valutato attentamente per comprendere bene i rischi che sta correndo l'Europa occidentale.
L'Unione europea, gli Stati Uniti e la NATO, non solo hanno considerato l'invasione russa un atto di guerra e una violazione del diritto internazionale ingiustificati, gravissimi e intollerabili, ma anche un chiaro indice di una brutale politica di aggressione messa in atto da un potere assoluto che oggi governa una grande potenza come la Russia. È la politica del presidente Putin che ha determinato, non solo una vasta solidarietà nei confronti dell'Ucraina e della resistenza dei suoi cittadini, ma anche un intenso allarme per la sicurezza dell'Europa occidentale, che improvvisamente si è vista, non astrattamente, ma molto seriamente esposta a rischi evidenti di carattere militare.
Ha ragione Biden quqndo parla di una sfida tra i regimi autoritari e le democrazie e ha ancora più ragione Zelesky, non solo quando chiede che la resistenza ucraina venga aiutata anche militarmente, ma anche quando sollecita che gli aiuti arrivino subito e non dopo che l'invasione avrà occupato per intero il suo Paese. Ha ancora ragione Zelesky, quando ci ricorda che gli ucraini non stanno combattendo solo per la loro Patria, ma per l'intera Europa occidentale, perché è così. Oggi è la pace in Europa a essere stata compromessa e noi, aiutando l'Ucraina, aiutiamo anche noi stessi e la nostra democrazia.
Tutto diventa quindi urgente, ben sapendo che la sicurezza dei Paesi dell'Europa occidentale è garantita dall'Alleanza della NATO, ma che questo non basta e che una politica estera e di difesa europea sono e restano il nostro obiettivo, ma non sono e non possono essere realizzate nei tempi brevi che servirebbero.
L'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma considera sacro il dovere di difendere la Patria e lo sottolineo. Il dibattito su quale debba essere la priorità tra la spesa per la difesa della Patria e quella per le politiche sociali è sempre esistito. Governi precedenti all'attuale hanno aumentato - ed io ho votato a favore - la spesa per la difesa del nostro Paese, nonostante dovessero fronteggiare imponenti percentuali di disoccupazione giovanile e allora non c'era la guerra che oggi invece c'è.
Oggi dobbiamo riflettere sul fatto che la nostra Costituzione ci richiama a molti doveri, ma considera sacro un solo dovere, quello di difendere la Patria.


Difesa, Zanda a Guerini: adoperarsi in Ue per sicurezza comune
Contingenti armati necessari per garantire autonomia strategica di difesa

"Di fronte al continuo moltiplicarsi di scenari di crisi internazionali chiediamo se al ministro della Difesa Lorenzo Guerini se non ritenga necessario adoperarsi in tutte le sedi dell'Unione europea per l'adozione di definite e articolate politiche di difesa e di sicurezza comuni, anche mediante la costituzione di adeguati contingenti armati, al fine di garantire un'autonomia strategica dell'Europa". Lo ha detto il senatore del Pd Luigi Zanda della Commissione Esteri intervenendo durante il Question time in aula a Palazzo Madama alla presenza del Ministro Guerini.
"Gli articolati attuali assetti geopolitici mondiali, anche in conseguenza del ritiro afghano e della drammatica invasione dell'Ucraina, impongono una profonda riflessione, sia nei contesti internazionali sia a livello nazionale, sui modelli di intervento UE e sulla necessità di un suo approccio geostrategico, multidimensionale, coerente, efficace e soprattutto condiviso", ha spiegato Zanda aggiungendo che "una politica di difesa comune passa anche attraverso la predisposizione di forze prontamente operative in grado di difendere la democrazia del continente e la sicurezza dei cittadini europei." "Ritengo importanti e positive le parole del ministro Guerini - ha aggiunto Zanda in replica - e osservo che molto importante sarebbe anche, nell'ottica di una difesa comune, una sinergia europea tra le aziende specializzate nella produzione di dispositivi di difesa."

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