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Fassino: Dalla parte dell'Ucraina

03 Marzo 2022

È una nazione aggredita e invasa senza che nulla giustifichi la decisione di Putin. Nessuna minaccia è stata condotta contro la #Russia, né dall'Ucraina, né dall'#Europa, né dagli Stati Uniti. E neanche dalla Nato che ha ripetutamente dichiarato non aver alcuna intenzione di mettere a rischio la sicurezza della Russia.
Viceversa Putin ha violato ogni regola di convivenza tra le nazioni; ha violato gli Accordi di Helsinki - sottoscritti anche da Mosca - che stabiliscono la intangibilità dei confini e dell'integrità territoriale di ogni Stato; ha violato gli Accordi di Minsk che affidano al negoziato la soluzione dei contenziosi tra Kiev e Mosca. E ha rotto qualsiasi rapporto di fiducia con l'Europa che pure non ha mai manifestato ostilità o pregiudizio a cooperare in ogni campo con la Russia, tant'è che fino ad oggi l'Unione europea è stata il primo partner economico di Mosca.
Sostenere l'Ucraina e aiutarla difendersi è dunque un dovere politico e morale. Le sanzioni adottate incideranno pesantemente sull'economia russa e faranno capire ai cittadini russi quanto sciagurata sia stata la decisione di Putin.
Ma le sanzioni da sole possono non essere sufficienti a fermare un aggressore che ha un potenziale di fuoco enormemente superiore. Serve anche mettere a disposizione degli ucraini i mezzi militari per resistere e difendersi.
È questa la decisione dell'Italia e di 21 paesi europei che hanno deciso di fornire apparati militari allUcraina. Non per fare la guerra alla Russia, ma permettere agli ucraini di respingere l'invasione e di difendere la propria sovranità e il proprio popolo.
Una decisione difficile, ma necessaria. Non farla vorrebbe dire abbandonare gli ucraini. Una decisione che non confligge e non contraddice ogni sforzo che occorre continuare per far tacere le armi e riaprire la strada al negoziato. Ma questa possibilità - peraltro molto remota - vive soltanto se la Ucraina non viene travolta dall'offensiva militare russa.
In queste ore vi è anche una gigantesca emergenza umanitaria che richiede di essere affrontata su due fronti: l'accoglienza in Europa di centinaia di migliaia di profughi - in gran parte donne, bambini e anziani - che stanno lasciando il Paese per mettersi in salvo; e milioni di cittadini che in Ucraina stanno subendo tutte le sofferenze e le privazioni imposte dalla aggressione russa.
Anche su questi fronti l'Europa e l'Italia devono dimostrare concretamente la loro coesione e la vicinanza al popolo ucraino.
Video dell'intervento di Piero Fassino su La7»


Dalla parte dell'Ucraina

Articolo di Piero Fassino pubblicato nella newsletter.

L'Ucraina eroicamente resiste. È una nazione aggredita e invasa senza che nulla giustifichi la decisione di Putin.
Nessuna minaccia è stata condotta contro la Russia, né dall'Ucraina, né dall'Europa, né dagli Stati Uniti. E neanche dalla Nato che ha ripetutamente dichiarato non aver alcuna intenzione di mettere a rischio la sicurezza della Russia. Viceversa Putin ha violato ogni regola di convivenza tra le nazioni; ha violato gli Accordi di Helsinki - sottoscritti anche da Mosca - che stabiliscono la intangibilità dei confini e dell'integrità territoriale di ogni Stato; ha violato gli Accordi di Minsk che affidano al negoziato la soluzione dei contenziosi tra Kiev e Mosca. E ha rotto qualsiasi rapporto di fiducia con l'Europa che pure non ha mai manifestato ostilità o pregiudizio a cooperare in ogni campo con la Russia, tant'è che fino ad oggi l'Unione europea è stata il primo partner economico di Mosca.
Sostenere l'Ucraina e aiutarla difendersi è dunque un dovere politico e morale. Le sanzioni adottate incideranno pesantemente sull'economia russa e faranno capire ai cittadini russi quanto sciagurata sia stata la decisione di Putin.
Ma le sanzioni da sole possono non essere sufficienti a fermare un aggressore che ha un potenziale di fuoco enormemente superiore. Serve anche mettere a disposizione degli ucraini i mezzi militari per resistere e difendersi. È questa la decisione dell'Italia e di 21 paesi europei che hanno deciso di fornire apparati militari all’Ucraina. Non per fare la guerra alla Russia, ma permettere agli ucraini di respingere l'invasione e di difendere la propria sovranità e il proprio popolo.
Una decisione difficile, ma necessaria. Non farla vorrebbe dire abbandonare gli ucraini. Una decisione che non confligge e non contraddice ogni sforzo che occorre continuare per far tacere le armi e riaprire la strada al negoziato. Ma questa possibilità - peraltro molto remota - vive soltanto se la Ucraina non viene travolta dall'offensiva militare russa.
In queste ore vi è anche una gigantesca emergenza umanitaria che richiede di essere affrontata su due fronti: l'accoglienza in Europa di centinaia di migliaia di profughi - in gran parte donne, bambini e anziani - che stanno lasciando il Paese per mettersi in salvo; e milioni di cittadini che in Ucraina stanno subendo tutte le sofferenze e le privazioni imposte dalla aggressione russa.
Anche su questi fronti l'Europa e l'Italia devono dimostrare concretamente la loro coesione e la vicinanza al popolo ucraino.



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