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Fassino: Una scelta sciagurata sull'Ucraina - Intervento su Il Tirreno

25 Febbraio 2022

Una sciagurata follia: non ci sono altre parole per definire la decisione di Putin di invadere l'Ucraina.

Una decisione tanto più ingiustificata a fronte dell'intensa attività diplomatica occidentale messa in campo per scongiurare una precipitazione bellica e favorire una soluzione negoziata e condivisa. Un'invasione che viola il diritto internazionale e principi costitutivi delle Nazioni Unite. Viola l'Atto di Helsinki - sottoscritto anche da Mosca - che sancisce l'intangibilità dei confini e l'integrità territoriale di ogni nazione.
E gli accordi di Minsk con cui Mosca e Kiev si impegnavano a risolvere il contenzioso con un negoziato.
Un atto che porta la guerra nel cuore dell'Europa, destabilizza gli assetti consolidati dopo la caduta del Muro e provoca un'insanabile frattura tra Russia ed Europa, riportando l'orologio della storia ai tempi più bui della guerra fredda. Per giustificare una tale scelta Putin ha invocato la necessità di tutelare la sicurezza della Russia facendo leva sulla "sindrome da accerchiamento" che da sempre è un umore che corre sotto la pelle della società russa.
Tesi priva di fondamento, perché se nel passato la Russia ha subito invasioni e minacce soprattutto dalle potenze europee, oggi nessuna minaccia viene alla Russia.
Non dall'Ucraina; né dall'Unione europea che della Russia è primo partner economico; né dagli Stati Uniti o dalla Nato. Peraltro nelle settimane scorse è stato più volte ricordato che l'adesione dell'Ucraina alla Nato non era questione all'ordine del giorno.
E allora è naturale chiedersi quali siano le ragioni di una scelta così radicale come scatenare una guerra. Certamente la volontà di affermare la Russia come potenza.
La dissoluzione dell'Unione Sovietica non è mai stata accettata da Mosca.
Soprattutto è stata vissuta con umiliazione il venir meno del ruolo di arbitro dei destini del mondo nel tempo dell'equilibrio bipolare.
Di più, la crescita impetuosa di Pechino ha via via affermato un nuovo bipolarismo Stati Uniti-Cina, mettendo in ombra la Russia. Di qui l'atto di forza per imporre ad ogni costo un "riconoscimento" del ruolo di potenza globale.
Un obiettivo che Mosca persegue ricostruendo una sfera di influenza sui territori dell'ex Urss. Lo ha fatto in Georgia sostenendo i separatisti dell'Abkazia e dell'Ossezia del sud. Lo ha fatto in Moldavia, sostenendo i separatisti della Transnistria. Lo ha fatto annettendo la Crimea e vincolando a Mosca il regime illegittimo di Lukaschenka in Bielorussia. E lo fa oggi in Ucraina. Insomma Mosca ripropone una dottrina della "sovranità limitata" figlia di altri tempi. Ma oggi non siamo nel tempo della guerra fredda, né in quello dell'equilibrio bipolare che riconosceva a Mosca e Washington aree di influenza.
Viviamo nel multipolarismo e il mondo è caratterizzato da nuovi attori che rivendicano il diritto alla piena sovranità.
Se Mosca teme minacce alla sua sicurezza, la strada non è il ricorso alle armi, né la creazione di antistorici protettorati.
La strada giusta non può che essere la costruzione di un sistema di sicurezza comune, così come si fece con gli Accordi di Helsinki del 1975, sottoscritti tra Washington, Mosca e le capitali europee, stabilendo principi di certezza di sovranità a ogni nazione e creando una organizzazione, l'OSCE, per darvi attuazione. Certo, sono passati cinquant'anni e il mondo oggi è diverso. Ma il metodo deve essere quello. E allora si metta in campo una Helsinki 2 che, partendo dai principi di allora, ridefinisca regole e strumenti per una architettura di sicurezza in cui tutti si riconoscano e ognuno sia garantito nella sua sovranità e sicurezza. Prospettiva entro cui collocare l'accordo tra Mosca e Kiev.
Oggi invece siamo di fronte ad una guerra dalle conseguenze imprevedibili e non rimarginabili in tempi brevi.
Anche perché alla brutale aggressione russa non può che corrispondere la severa reazione sanzionatoria della comunità internazionale.
E se l'applicazione di sanzioni creerà non poche difficoltà anche alle economie dell'occidente - e per questo occorrerà adottare misure protettive - a subirne di gran lunga le conseguenze negative maggiori sarà la Russia, ampiamente dipendente per investimenti e interscambio commerciale dall'Ue, primo partner economico di Mosca.
E in ogni caso, di fronte a decisioni russe che fanno strame di principi e valori fondamentali, un atteggiamento di fermezza è moralmente e politicamente necessario: laddove sono colpite indipendenza e sovranità di un Paese è colpita anche la nostra libertà.

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