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Perchè l’autonomia differenziata è un progetto inaccettabile - di Nicola Corea*

04 Ottobre 2021


La destra italiana e la sua ingombrante eredità fascista - di Nicola Corea


Le tre Regioni più ricche chiedono di avere più poteri, oltre a quelli che la riforma del titolo V della Costituzione, nel 2001, già aveva concesso. E’ la richiesta della cosiddetta Autonomia differenziata. Come se già non fossero differenti, in negativo, le condizioni in cui vive il popolo italiano. Basti citare scuola e sanità. Sono passati quasi venti anni dal 2001, anni che hanno messo in chiaro quanto quella riforma costituzionale sia stata negativa. Continui conflitti Stato-Regioni, che vedono la Corte Costituzionale quasi sempre all’opera.

Il contrario di quello che l’art. 5 della Carta ha indicato, individuando nelle autonomie locali e Regioni il luogo della partecipazione e della responsabilità politica e civile diffusa, per una migliore attuazione del principi fondamentali di uguaglianza e giustizia che l’art. 3 indica con estrema chiarezza. Invece, cosa abbiamo visto in questi anni? Conflitti, dissipazioni, sprechi, regionalismi egoistici e disuguaglianze non sanate, in particolare fra nord e sud, questione nazionale per eccellenza a partire dall’Unità d’Italia. Il centralismo aiutò l’Unità? Poco.

L’Assemblea Costituente a questo grave male italiano intendeva mettere fine. Il tardivo avvio delle Regioni, nel 1970, non sanò le disuguaglianze, come già si era visto con le Regioni a Statuto speciale. Città ben governate in molte parti del nord e del centro, senza Statuti speciali, e assai meno nel sud e nelle isole a Statuto speciale. La questione era quindi essenzialmente politica e non costituzionale, come in modo affrettato e mal scritto si fece intendere con la riforma del 2001. Per mettere a tacere la Lega. Non è politicamente sano rincorrere, né mettere mano alla Costituzione per ragioni di poco conto, anziché avere forti convincimenti e impegno nel realizzarli.

Pare che l’iter per un’autonomia differenziata, chiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna sia in dirittura d’arrivo. L’intento è di estendere il potere legislativo delle Regioni a quasi tutte le materie, con il pericolo di disuguaglianze crescenti. Scuola regionale, sanità regionale, urbanistica regionale. Immaginiamo tanti diversi sistemi scolastici per quante sono le Regioni. Come se l’Italia fosse uno Stato federale di enorme estensione, come gli Usa.

E, di nuovo, per rincorre gli egoismi del Nord?  Non so se per convinzione o per ritorsione, anche Regioni del Sud stanno avanzando - o minacciano di avanzare - le stesse richieste. Movimenti e associazioni si stanno muovendo da tempo chiedendo di fermarsi. L’art. 5 della Costituzione sostiene che l’Italia è una Repubblica una e indivisibile.

Si tratta di una secessione camuffata, destinata a produrre diseguaglianze e squilibri tra Nord e Sud. Il rischio è che un solo passo in più verso la regionalizzazione può aprire alla balcanizzazione del Paese, la divisione, la creazione di 20 piccole Italie in lotta tra loro, con prospettive inquietanti.

 

* Avvocato – Foro di Catanzaro


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