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Non lasciare alla Lega il tema della disabilità - di Nicola Corea

01 Aprile 2021


Non può sfuggire come negli ultimi anni Salvini si sia appropriato della disabilità come cavallo di battaglia del suo partito. È un refrain che raccoglie consensi. Aveva proposto in campagna elettorale l’istituzione di un ministero della disabilità, poi rilanciato durante la costruzione del primo Governo Conte, quando Lega e M5S guidavano assieme il Paese. Poi il ministero per le disabilità, divenne il ministero della famiglia e delle disabilità - rimanendo comunque senza portafoglio - e Salvini lo affidò ad un fedelissimo, Lorenzo Fontana che, poi promosso a miglior ruolo, fu sostituito da un’altra fedelissima, Alessandra Locatelli. Rimase in carica per due mesi fino alla caduta del Conte I.

Riuscirono a redigere due diverse proposte di legge delega per un Codice della disabilità. Tuttavia – com’era prevedibile – il progetto fu respinto dalla Ragioneria dello Stato per evidente insostenibilità tecnica e finanziaria.

Ma davvero è necessario un ministero per le disabilità? Probabilmente no, anche se è un’idea che premia la strategia politica leghista sul piano dei consensi. Manca, invece, la trasversalità, non le stanze dedicate, non norme speciali, non solo i capitoli di spesa, ma una spesa attenta alla disabilità.

Concretamente, apparenze a parte, si fa molto poco in materia di disabilità e non autosufficienza, ma anche riguardo agli anziani e alle famiglie in cui vi siano differenti forme di disagio.

Si trascura di considerare che la disabilità resta una delle cause principali di povertà, impoverimento e marginalità.

Molti osservatori hanno espresso condivisibili riserve sulle quote finanziarie effettivamente destinate alla disabilità, lanciando un appello a fissare una sorta di percentuale di garanzia.

 

Ciò che personalmente trovo raccapricciante è che un tema così delicato, tradizionalmente tipico di un partito di sinistra, sia diventato appannaggio di un partito di estrema destra come la Lega. Il Pd, dunque, si riappropri di un tema che gli appartiene.

 

Da disabile, non voglio correre il rischio di apparire cinico ed opportunista, tuttavia, a parte le ragioni storico-culturali che impongono al Pd di farsi portavoce dei disabili, ci sono anche motivazioni di carattere strettamente elettorale, dal momento che, in Italia, vivono ben sei milioni di cittadini disabili. Pertanto, insieme ai rispettivi familiari, stiamo parlando di un potenziale bacino elettorale molto ampio. Vogliamo lasciarlo alla Lega?


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