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Disastro Covid: cosa non ha funzionato al Pirellone? - intervista a Carlo Borghetti del mensile Zona Nove

19 Febbraio 2021




L’auspicio che “andrà tutto bene” in Lombardia è andato a farsi benedire. Tanti morti, tracciamenti dei positivi saltati, vaccinazioni in ritardo e raccolta di dati errati che ci ha portato in zona rossa. Sono solo alcuni aspetti di un disastro sotto gli occhi di tutti. Ne abbiamo parlato con Carlo Borghetti (PD), vice Presidente del Consiglio Regionale e componente della Commissione Sanità.
Da quasi un anno stiamo combattendo contro un nemico pericolosissimo che tanta sofferenza ha portato in Italia e in Lombardia in particolare. Prima di entrare nel merito è doveroso un pensiero di gratitudine per il personale sanitario e i volontari che da mesi stanno rischiando la vita per garantirci le migliori cure possibili.
Sì, assolutamente! Il personale sanitario, e i volontari coinvolti nella lotta al virus, hanno dimostrato una competenza e un’abnegazione eccezionali, soprattutto se consideriamo che il personale da anni vive una condizione di estrema sofferenza, con organici sottodotati, stipendi pubblici sottodimensionati e percorsi di carriera troppo spesso non legati a scelte meritocratiche... Tutto questo responsabilizza ancora di più la politica, che non si può fermare all’encomio e alle parole, ma deve rispondere con un sostegno reale a tutto il personale sanitario.
Le belle notizie finiscono qui. Il modello sanitario lombardo è crollato come una casa di carte, dimostrando la propria inadeguatezza, frutto di scelte politiche che si sono focalizzate solo sugli ospedali, cancellando la medicina territoriale e umiliando i medici di base.
Purtroppo è proprio così! Ma la pandemia ha fatto esplodere problemi che da tempo avevamo denunciato: una sanità lombarda che da oltre vent’anni ha puntato tutto sugli ospedali, dimenticando la medicina territoriale, dimenticando la prevenzione, lasciando soli i medici di famiglia, e che così si è trovata totalmente impreparata ad affrontare il virus proprio là dove bisognava agire per arginare il contagio, sul territorio, e per curare da subito, al domicilio, chi manifestava i primi sintomi, per evitare che finisse in ospedale quando ormai era spesso troppo tardi. In particolare i medici di famiglia, che hanno ricevuto tardi i dispositivi di protezione rispetto agli ospedali, e che non erano mai stati messi davvero in rete dalla Regione, hanno pagato un altissimo tributo alla pandemia...
Poi c’è stata la questione degli anziani positivi rispediti nelle Rsa, il mancato tracciamento, soprattutto a inizio pandemia, dei sospetti positivi al Covid, lasciati a casa da soli con i familiari, e la confusione dei tamponi. Tutta Italia si è trovata impreparata, ma la nostra Regione si è particolarmente distinta.
Quando vidi per la prima volta la delibera dell’8 marzo della Regione che prevedeva l’invio di pazienti anziani ancora positivi dall’ospedale verso le Rsa, feci un balzo sulla sedia: come era possibile un tale errore? Ci sono voluti mesi prima he da Palazzo Lombardia si mettesse in piedi un sostegno più efficace alle case di riposo - tutt’ora comunque in difficoltà - segno di una vera e propria carenza di attenzione nelle politiche sociosanitarie regionali, tutte concentrate sugli ospedali. L’incapacità di mettere in piedi un efficace sistema di tracciamento e di tamponi, poi, ha manifestato tutta la debolezza di dipartimenti di prevenzione, nelle Ats, depotenziati negli anni e lasciati al margine della programmazione regionale. Quanto alla mancata assistenza a domicilio, e al ritardo nella creazione delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) la Lombardia è da anni agli ultimi posti tra le Regioni nell’assistenza domiciliare, mai veramente supportata e sostenuta, al contrario di Regioni anche governate dallo stesso colore politico (vedi Veneto).
Grave anche la gestione dei vaccini antinfluenzali e dell’avvio della vaccinazione antiCovid. Su questo è saltato l’assessore Giulio Gallera, scelto come capro espiatorio per questa gestione scellerata, che ha di sicuro le sue responsabilità, ma tutto nasce da scelte politiche del centrodestra che vengono da molto lontano.
La vaccinazione antinfluenzale è stata un’altra perla dei fallimenti sanitari lombardi di questi mesi: gare sbagliate e tardive per l’approvvigionamento delle dosi, copertura di una percentuale di persone (inferiore al 60%) molto al di sotto degli obiettivi stabiliti, avanzo di dosi e spreco di denaro pubblico (si stima una decina di milioni di euro!). Il licenziamento dell’assessore Gallera è una foglia di fico che non basta a coprire gli errori e le responsabilità di Fontana e di tutta la sua Giunta: c’è un’intera macchina regionale con il motore grippato, come si è dimostrato con l’arrivo del nuovo assessore Moratti, che ha portato la Lombardia ad essere tra le Regioni d’Italia con la minore percentuale di sanitari vaccinati contro il Covid.
Dulcis in fundo: la zona rossa di metà gennaio...
L’errata zona rossa è stata una responsabilità totalmente in capo alla Regione. Ormai l’hanno capito tutti anche dai documenti tecnici pubblicati sui giornali: è dalla Lombardia che sono partiti dati incompleti verso Roma, nonostante l’Istituto Superiore di Sanità avesse già messo in allerta i tecnici regionali dell’anomalia dei dati lombardi, così come fatto da molti sindaci che sul portale regionale con i dati del Covid avevano notato le... montagne russe nei dati. Trovo incredibile come Fontana non abbia saputo ammettere l’errore e abbia alzato il livello dello scontro con Roma, buttando in propaganda politica una questione così delicata, che nulla ha a che fare con la politica. Ma è proprio la reazione della Regione che svela da che parte sta il torto: al loro posto per molto meno molti si sarebbero già dimessi da tempo. Come possiamo sperare in una nuova riforma sanitaria, questa volta efficace, in Lombardia, se chi la governa non sa ammettere errori e criticità?


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