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Dario Franceschini: mi appello ai 5 Stelle, sostenete Draghi con noi

03 Febbraio 2021

"Credo che Conte indirizzerà M5s su di lui. No al voto, salviamo l'alleanza dentro la nuova fase"


Dario Franceschini, ha sentito le parole di Draghi?

Parole che confermano la sua storia, sia in termini di convinto europeismo sia sotto il profilo del rispetto della democrazia parlamentare e dei partiti. E questo è molto importante perché non ci sarebbe nulla di peggio che una contrapposizione tra tecnici e politici. Ovvero di tecnici che arrivano a salvare il paese perché la politica ha fallito. 

È proprio quel che è accaduto. La politica ha fallito e il capo dello Stato, a un passo dalla crisi di sistema ha chiamato, una grande riserva della Repubblica.

Non ha fallito la politica genericamente, ma ci sono precisi responsabili. Ma la smentita migliore del fallimento è nella capacità dei partiti di dare una risposta positiva adesso all’appello del presidente della Repubblica. 

È l’ultima chiamata prima di una crisi di sistema. È d’accordo?

Concordo. Penso che le parole di Mattarella, che ha richiamato i doveri della politica di fronte all’emergenza che siamo chiamati a fronteggiare, siano assolutamente condivisibili. E il Pd non si è mai sottratto alla responsabilità di fronte al paese. 

Una volta, di fronte a una chiamata del genere, non si sarebbe aperto neanche il dibattito. Nel suo partito ci sono perplessità, dichiarazioni poco convinte come quelle del vicesegretario Orlando.

Ma no, discuteremo, ma c’è sempre stato un grande senso di responsabilità che, nei momenti cruciali, ci ha portato a scegliere per l’interesse dal paese. E in questo momento abbiamo il dovere di dare al paese un governo e una prospettiva, in uno dei momenti più drammatici della nostra storia, in cui sono urgenti risposte: le misure per fronteggiare l’epidemia, il piano vaccinale, il Recovery. 

Lei non pensa che invece che una dura necessità, il governo Draghi andrebbe vissuto come una grande opportunità? E che la sinistra riformista dovrebbe viverla come tale, anzi avrebbe dovuto indicare la prospettiva invece di andare a raccattare transfughi?

Facciamo così, di quel che è accaduto ne parliamo un’altra volta perché c’è chi ha delle colpe e chi no. Adesso concentriamoci sulle scelte da compiere in questo tornante della storia. 

Dicevate voi: Conte o voto…

Abbiamo provato fino all’ultimo a proseguire con un governo che, pur con tanti limiti, aveva assolto con responsabilità e dignità al compito imprevisto e straordinario che si è trovato a fronteggiare. Adesso, affinché come dice lei, la necessità diventi anche un’opportunità, la sfida è salvare il rapporto tra Pd e Cinque stelle dentro il nuovo quadro. 

Non capisco. Il governo non c’è più, e in verità non c’era da tempo come operatività. Cosa vuole salvare?

Non condivido l’analisi, ma comunque va salvata la prospettiva dell’alleanza strategica. Tutta la nostra operazione, nell’agosto del 2019, così improbabile, così difficile, così audace come l’incontro tra forze per certi versi opposte nacque per senso di responsabilità. Evitare elezioni che sarebbero state traumatiche ha consentito di arginare la destra e dare al paese una guida in un anno difficile. Proprio per questo vorrei fare un appello. 

Grillo ha appena detto no a Draghi. Lei sa che se salta Draghi, salta l’Italia? Lo spread sotto quota cento non si vedeva da cinque anni e lei vuole fare appelli, invece che denunciare l’eventuale irresponsabilità di mandare tutto all’aria?

Io sono fiducioso che la riflessione renda possibile domani, ciò che oggi appare complesso, come insegna proprio l’esperienza del governo giallorosso. Ricordo che il governo Conte è nato proprio contro l’avventurismo e per riportare l’Italia su una linea europeista. Io oggi dico agli amici dei Cinque stelle: attenti, di fronte a problemi ancora più gravi a non rovesciare le parti; attenti, di fronte a un richiamo come quello di Mattarella e alla disponibilità di una personalità come Draghi a non produrre un esito paradossale: la maggioranza che si spacca e la destra disponibile per senso di responsabilità. 

A proposito di responsabilità, lei sa che Conte è il primo che sta lavorando per far saltare tutto e portare il paese al voto?

Non mi risulta e sono convinto che proprio Conte, dopo aver ha servito il paese in un momento difficile, sarà coerentemente il primo e più e convinto sostenitore di Draghi.  

Coerentemente dice lei. Cosa c’è di coerente nei Cinque Stelle dopo che hanno rinnegato tutto quello contro cui sono nati?

Capisco che è un percorso stretto perché ho visto da vicino le diverse anime del Movimento, ma penso che sia possibile dare una risposta positiva a Mattarella, senza far saltare la prospettiva di una alleanza tra di noi che avrebbe come conseguenza da un lato di bloccare l’evoluzione verso una cultura di governo dei Cinque Stelle e dall’altro di arrivare separati al voto con questa legge elettorale. 

Sarà un governo a tempo?

Ciò che nasce bene, non ha tempo. Se non parte con il sostegno di tutti c’è il rischio che le chiavi per accendere o spegnere il motore siano in mano alla destra, che avrebbe l’ultima parola per decidere quando andare a votare. Per questo abbiamo proposto un incontro a Cinque e Leu. 

Ho capito bene: lei è convinto che sarà Conte a indirizzare il movimento sul sostegno a Draghi.

Per come l’ho conosciuto e per il ricordo di quante volte ha giustamente sottolineato il rischio per il Paese di un voto anticipato, ho ragione di crederlo.


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