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Bilancio 2021 dall’emergenza alla ripresa - l'editoriale di Marina Sereni

17 Novembre 2020



Con la manovra di Bilancio per il 2021 il Governo si accinge a mettere in campo altre importanti risorse e misure per sostenere il lavoro, la crescita, il welfare. La cifra di 38 miliardi di Euro già prevista potrebbe essere incrementata a seguito di un nuovo scostamento di Bilancio per il quale l’Esecutivo intende chiedere l’autorizzazione del Parlamento nei prossimi giorni. 

Siamo ancora nel pieno della crisi sanitaria e, mentre dobbiamo continuare a rispettare alcune restrizioni per “appiattire” la curva dei contagi e renderla sostenibile per il nostro sistema sanitario, abbiamo anche il dovere di programmare misure per affrontare le conseguenze economiche e sociali del Covid19. In questi giorni il Senato sta esaminando i cosiddetti Decreti Ristori che intervengono per dare un aiuto immediato alle attività che, proprio a causa delle limitazioni anti-Covid, sono state chiuse o hanno subìto forti cadute di fatturato. 

Ma i sussidi non bastano, non possiamo fermarci qui. Per questo la Legge di Bilancio si muove su un impianto che guarda alla ripresa e che punta a preparare il terreno per le risorse europee del Recovery Fund e del programma NextGenerationEU. Le linee principali del documento di Bilancio- che sarà bene leggere con attenzione nella sua versione definitiva – sono tuttavia già chiare e significative.

Primo: sostenere il lavoro. Accanto alla prosecuzione della Cassa Integrazione Covid e al divieto di licenziamento si prevedono risorse significative per le politiche attive del lavoro –il capitolo oggettivamente più deludente dell’attuale Reddito di Cittadinanza – e si proroga la decontribuzione per le assunzioni al Sud. Si introduce poi la decontribuzione totale per chi assume i giovani e, in via sperimentale, le donne, fatto questo fondamentale, alla luce del prezzo altissimo pagato dalle donne in termini di calo dell’occupazione in questa crisi provocata del Covid

Secondo: sostenere la Sanità pubblica. Un ulteriore aumento del Fondo Sanitario consentirà non solo di proseguire con l’azione di reclutamento straordinario già in corso ma anche di riconoscere lo sforzo eccezionale che infermieri, medici e operatori sanitari stanno compiendo sia negli ospedali che sul territorio. 

Terzo: sostenere la crescitaCon la proroga del Piano Industria 4.0, dei crediti di imposta per ricerca e sviluppo, con le ulteriori garanzie per la liquidità, con gli incentivi per l’innovazione tecnologica e ambientale la manovra di Bilancio – seppure con risorse limitate – prefigura linee che potranno essere proseguite e potenziate – in particolare per quanto riguarda l’economia verde, le infrastrutture e la digitalizzazione – con il Recovery Fund.Sempre guardando al Recovery Plan dobbiamo considerare parte di questo grande capitolo della crescita anche le misure per la PA, senza la cui modernizzazione non sarà possibile quel salto nella digitalizzazione necessario, per l’Università e la ricerca scientifica, per il sostegno al settore della cultura.

Quarto: sostenere le famiglie. La manovra, confermando le risorse per il reddito d’emergenza, contiene una grande e importante novità, l’assegno unico per i figli che prenderà avvio da luglio. A queste risorse si aggiungono quelle per gli asili nido e i servizi a sostegno delle persone più fragili.

Mi fermo qui, ci sarà tempo nei prossimi giorni per approfondire. Mi preme concludere su due punti. Il primo riguarda il dialogo con le parti sociali. In una condizione di straordinaria emergenza il Governo ha scelto di dedicare molta attenzione al confronto con i sindacati e le organizzazioni datoriali. Spero non ci si limiti a dire che è troppo poco. Infine: questa manovra va veramente letta avendo in mente non solo altre risorse nazionali che possano derivare dallo scostamento ma anche il complesso delle risorse europee. Ora dobbiamo batterci perché vengano presto resi disponibili i fondi del Recovery e del Bilancio UE collegato, superando l’assurdo veto di Ungheria e Polonia, per utilizzare al meglio i fondi SURE e per riflettere – a Bruxelles e a Roma – senza pregiudizi ideologici anche sullo strumento del MES.


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