Registrati

Privacy

Informativa ai sensi dell'art. 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. La raccolta e il trattamento dei dati sono effettuati limitatamente ai fini connessi alla gestione operativa e amministrativa del servizio. I dati sono trattati con strumenti informatici e telematici e non saranno comunicati a terzi. Il titolare del trattamento è AreaDem.
* Acconsento al trattamento dei miei dati personali
Log in

 
Registrazione al sito - Login al sito

Franco Mirabelli: intervento in Senato su NADEF

14 Ottobre 2020


Il voto di oggi sullo scostamento di bilancio e sul NADEF quest'anno, davvero e al di là di ogni retorica, come abbiamo sentito nella discussione, rivestono un'importanza straordinaria, decisiva, per il Paese, per gli italiani e per il loro futuro. Noi dobbiamo far fronte, come i dati di oggi sembrano confermare, alla pesantissima crisi provocata dalla pandemia; occuparci e farci carico dei suoi effetti sulla vita concreta delle persone, delle famiglie e delle imprese.
Allo stesso tempo bisogna investire sulla ripresa e progettare il futuro, avviando una stagione di riforme necessarie non solo per superare i problemi prodotti dall'emergenza pandemica, ma anche, se non soprattutto, per superare quei limiti che, ben prima del Covid, hanno rallentato la nostra economia. Oggi questo è possibile, perché per affrontare questa sfida il Paese ha l'opportunità storica di poter contare sugli strumenti straordinari che l'Europa sta mettendo in campo, come il recovery fund, o che ha già messo in campo, come le risorse destinate alla ricerca o ad affrontare la disoccupazione finanziando gli ammortizzatori sociali.
Risorse per cui questo Governo si è battuto in Europa e che abbiamo ottenuto con uno sforzo collettivo di tanti Paesi e di tante forze che sono tornate a credere nell'Europa.
Si tratta di tante risorse; lo voglio dire senza fare una battuta, ma seriamente. Io credo che sia positivo che chi quelle risorse non le voleva oggi voglia contribuire a spenderle, nell'interesse del Paese. Ma l'utilizzo delle ingenti risorse di cui abbiamo parlato, anche ieri, non può non essere accompagnato da riforme decisive e ineludibili, prima di tutto quella fiscale, una riforma che deve essere equa, ridurre il prelievo e proseguire sulla strada che questo Governo ha intrapreso con il taglio del cuneo fiscale e la riduzione della tassazione per i lavoratori dipendenti. Serve rafforzare la lotta all'evasione fiscale, che non è un accanimento o una fissazione di una sinistra statalista, ma che oggi è necessaria. Oggi i dati dell'Istat ci dicono che il sommerso in questo Paese è pari a 190 miliardi di euro, a cui si aggiungono 19 miliardi prodotti dalle attività illegali. Si tratta di un grande problema; la lotta all'evasione e all'elusione fiscale non è una fissazione. Serve una riforma radicale della pubblica amministrazione, anche accelerando le norme sulla digitalizzazione previste nel decreto semplificazione e aprendola ai giovani.
Riforme quindi da una parte e dall'altra il tema delle infrastrutture, del digitale, di reti che accelerino e velocizzino la mobilità. Penso che con questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza ci siano le condizioni per rispondere alle tre priorità che non solo il Governo, ma il Paese intero devono affrontare. Prima di tutto abbiamo tutti il dovere di aiutare le persone e le imprese più colpite dalla crisi pandemica. Il dovere delle istituzioni tutte è oggi quello di proteggere chi è in difficoltà e di non lasciare nessuno da solo. Servono le risorse per non interrompere, anche uscendo da una logica emergenziale, il sostegno economico - è grave che qui qualcuno l'abbia definito sperpero - che in questi mesi è stato comunque garantito a tanti, se non a tutti, di fronte alle difficoltà. Serve riformare gli ammortizzatori sociali e il sistema di protezione sociale, per garantire un aiuto a chi non l'ha mai avuto. Fino alle iniziative - non dimentichiamocelo - assunte dal Governo per rispondere alla pandemia: lavoratori autonomi, partite IVA, lavoratori delle piccole imprese non sono mai stati aiutati e noi ora diciamo che non vanno mai più lasciati soli di fronte alle difficoltà, come non sono stati lasciati soli in questi mesi difficili. Serve anche attenzione per continuare a sostenere le imprese, quelle che soffrono di più, quelle dei settori che sono stati più esposti alla crisi. Aiutare le persone oggi significa anche investire sulla sanità, sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini; dobbiamo continuare a farlo, investendo, come dice la NADEF, tutte le risorse necessarie.
Il secondo obiettivo prioritario è quello di rilanciare l'economia. Servono misure anticicliche come il bonus del 110 per cento, che dovrà essere prorogato oltre la scadenza oggi prevista; servono politiche di coesione territoriale, ma serve soprattutto investire scegliendo una strada. Nella NADEF la scelta c'è: è quella dello sviluppo sostenibile, della green economy, della digitalizzazione della valorizzazione dei talenti di questo Paese, quelli artistici, naturali e delle donne, del cui contributo c'è assoluta necessità. Prima di tutto, però, serve investire su ricerca, scuola e università, le vere miniere che questo Paese deve saper sfruttare.
Il terzo obiettivo, anzi, la terza priorità è forse la meno scontata, ma anche la più necessaria, quella che deve sempre restare nel target di ogni politica che faremo da oggi in avanti. Il punto è che serve un'idea di futuro, sapendo che sbaglia chi pensa o addirittura auspica che il post-Covid ristabilisca o possa ristabilire le condizioni pre-Covid. Non sarà così. In realtà avremo di fronte una transizione dagli esiti non scontati.
Questi mesi di pandemia cambieranno, anzi hanno già cambiato il modo di lavorare. Lo smart working spingerà le imprese a riorganizzarsi, la mobilità cambierà; probabilmente cambieranno o stanno già cambiando i tempi e le abitudini di vita, i comportamenti delle persone; le nostre città cambieranno, i centri dedicati ai servizi per i lavoratori degli uffici non reggeranno più come li abbiamo conosciuti.
Abbiamo di fronte una transizione che o si subisce o si governa per migliorare la vita delle persone, per farne un'occasione, un'opportunità di vita e di lavoro. Questo è il compito della politica e delle istituzioni, non solo del Governo.
Abbiamo di fronte la sfida di saper guardare alla realtà e immaginare e realizzare un futuro migliore per il Paese; in un'Europa che si è riscoperta forte, ha riacquistato il senso di sé e, per molti versi, ha ripreso la strada che i suoi fondatori avevano pensato. È una sfida talmente grande, quella che abbiamo di fronte, che davvero le polemiche sterili e i tentativi di ridurre tutto a un teatrino tra maggioranza e opposizioni sono stucchevoli. Per questo, anche la NADEF non serve al Governo o alla maggioranza, ma al Paese e ai cittadini.
Anche le ultime elezioni hanno dato un messaggio chiaro: i cittadini chiedono serietà, affidabilità e responsabilità; hanno premiato tutti i candidati uscenti, per questo. Non c'è la rendita di posizione garantita per chi sa solo agitare i problemi. Oggi, di fronte alla crisi, si chiedono risposte concrete alla politica e alle istituzioni. Anche con l'atto odierno ci assumiamo fino in fondo questa responsabilità, solo nell'interesse degli italiani, e speriamo lo faccia tutto il Parlamento.

Commenta... oppure


torna su

Agenda

DoLuMaMeGiVeSa
1 2 3
4 5 67 8 9 10
1112 13 14 151617
1819 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 3031

Rassegna stampa