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Dalle elezioni un'apertura di credito alle istituzioni e alla buona politica - di Franco Mirabelli

06 Ottobre 2020


I risultati elettorali del referendum e delle ultime elezioni regionali e comunali, al di là dei giudizi politici che, espressi da me, sarebbero certamente considerati di parte, dicono alcune cose importanti e positive. Innanzitutto che la maggioranza degli italiani, nonostante il Covid, è andata a votare; sono stati smentiti i pronostici di un abbandono delle urne e, al contrario, in un momento così difficile per il Paese, i cittadini hanno dimostrato di tenere alla partecipazione e alla democrazia.

Dopo anni di dati di partecipazione preoccupanti, proprio nel momento più difficile tanti sono tornati a votare, quasi a voler testimoniare sostegno alla democrazia e alle istituzioni.

In secondo luogo, comunque la si pensi, ovunque si sono ripresentati presidenti di Regione e sindaci uscenti sono stati rieletti. Sono stati premiati coloro che, durante la fase più acuta e drammatica della pandemia sono stati il primo riferimento per i cittadini; coloro a cui, insieme al governo, è stata affidata la protezione delle persone. Di fronte al Covid sono passati in seconda linea gli scontri ideologici ed è prevalsa la richiesta di affrontare e risolvere i problemi senza lasciare solo nessuno. Di fronte all’epidemia non serve agitare i problemi ma fatti e concretezza.

Queste elezioni hanno da una parte dato un’apertura di credito e di fiducia nelle istituzioni e nelle buone politiche, dall’altro chiesto stabilità e responsabilità. C’è un’opportunità per la politica di dimostrarsi all’altezza di queste domande e di recuperare quella fiducia che tanti hanno perso.

È una sfida che bisogna raccogliere dimostrando di saper continuare a difendere la salute dei cittadini - e tutti gli organismi internazionali hanno elogiato l’Italia e il nostro governo per le misure prese - ma anche dimostrando di saper cogliere la straordinaria opportunità che abbiamo di fronte: 209 miliardi, di cui 80 a fondo perduto, che dobbiamo saper investire sul futuro, soprattutto dei giovani.

Serve lavoro, rilanciando la green economy, investendo sulla digitalizzazione, la ricerca e la scuola; serve dare concretezza a un’idea di sviluppo sostenibile, economia circolare, basse emissioni, decarbonizzazione, mettere il nostro Paese al riparo delle catastrofi ambientali intervenendo sul dissesto idrogeologico; serve rigenerare le città sapendo che mobilità, trasporto pubblico e home working cambieranno le abitudini e i tempi.

I soldi del Recovery Fund, sia quelli che l’Europa ci darà a fondo perduto, sia quelli che saranno dati in prestito, devono servire a questo a un grande Programma Nazionale per rilanciare il Paese su basi nuove, sapendo che il dopo Covid non sarà uguale a ciò che c’era prima.

L’Italia è ripartita e, come dimostrano le situazioni dei diversi Paesi europei ma abbiamo anche governato la pandemia e la ripresa dopo il lockdown meglio degli altri. Merito delle misure assunte dal governo ma, soprattutto dei comportamenti responsabili della stragrande maggioranza degli italiani.

Ora, con le stagioni fredde alle porte, è più che mai necessario non abbassare la guardia: distanziamento, mascherine e sanificazione delle mani restano i comportamenti indispensabili per evitare che il virus torni a diffondersi in modo incontrollato e le terapie intensive tornino a riempirsi.

Ecco, il tema della responsabilità riguarda tutte e tutti: ognuno di noi ma, prima di tutto la politica e le istituzioni che devono garantire risposte concrete.


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