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Liguria, Zingaretti: Sansa vero innovatore. L’alleanza larga porterà risultati - intervista de Il Secolo XIX

17 Settembre 2020

Il segretario del Pd e governatore del Lazio: «Con Mes, la Regione avrebbe un miliardo di euro»

Per il segretario nazionale del Pd Zingaretti la coalizione giallorossa ligure può farcela. «In Liguria abbiamo cercato con caparbietà un’alleanza larga per porre fine al governo evanescente di Toti. Ce l’abbiamo fatta unendoci intorno a una personalità di livello assoluto come Sansa, innovatore, concreto e progressista». Sul Mes, Zingaretti lancia un invito ai Cinquestelle «essere concreti e non ideologici».

 

Presidente Zingaretti, L’alleanza Pd-Cinquestelle in Liguria rappresenta un caso unico in questa tornata elettorale. Quale peso avrà il risultato del candidato Sansa per la riproposizione nei territori del patto di governo?

«La collaborazione nei territori tra le principali forze di governo è una conquista e un’opportunità per i cittadini della Liguria. Le proposte di Sansa coincidono coni grandi obiettivi del governo: sostegno alla sanità pubblica, sviluppo sostenibile, infrastrutture, lavoro. Per questo è importante che gli elettori siano uniti e votino per cambiare pagina».

Per arrivare alla scelta di Sansa ci sono voluti mesi di trattative. Questo tempo così lungo, che ha determinato una partenza in ritardo della campagna elettorale, potrebbe aver affievolito il consenso per la coalizione?

«Sansa sta facendo un recupero straordinario. Non dimentichiamo che la Liguria veniva da una serie di risultati drammatici per le forze progressiste. Negli ultimi anni si erano perse la Regione e tutti i capoluoghi di provincia. Sapevamo che sarebbe stata una battaglia difficile. Grazie a Sansa e grazie all’alleanza a cui abbiamo dato vita, si è riaccesa una speranza e combattiamo di nuovo per vincere».

Sono stati scartati nomi che sembravano più vicini alle preferenze della base dem. Il Pd ha fatto un passo indietro. La tenuta dell’accordo con i Cinquestelle è stata ritenuta comunque la stella polare?

«Il Pd è ovunque il pilastro di un’alleanza alternativa alle destre. Qui in Liguria abbiamo cercato con caparbietà un’alleanza larga per porre fine al governo evanescente di Toti. Ce l’abbiamo fatta, unendoci attorno a una personalità di assoluto livello come Sansa, che ha dimostrato di poter essere un ottimo presidente di Regione: innovatore, concreto e progressista».

Renzi non ha accettato la scelta di un giornalista del Fatto Quotidiano e ha schierato Italia Viva da sola. Questa scelta potrebbe avere ripercussioni a livello nazionale, soprattutto se fosse determinante sul risultato finale?

«Italia Viva in Liguria ha rifiutato il patto con le forze con cui è al governo dicendo di voler evitare l’egemonia del M5S. Poi però appoggia Massardo, che era uno dei nomi su cui puntavano proprio i Cinquestelle… Questo dimostra che è stata una scelta prete stuosa. Gli elettori lo hanno capito e sono certo che non disperderanno il loro voto su un nome che non ha alcuna chance di affermarsi».

Il centrodestra in Liguria si presenta unito alle urne, nonostante alcuni dissapori del passato. Di fronte c’è un’alleanza «unico argine alla destra», come lei ha detto. Perché non è stato possibile proporla nelle altre regioni?

«Dividersi nelle città e nelle regioni è un errore, perché è lì che si realizzano le azioni del governo. Noi comunque ci siamo e, ovunque, siamo al centro dell’unica alleanza che democratici e progressisti possono votare per vincere. Quindi faccio un appello all’elettorato: unità per vincere. Se ci uniamo si vince. Con questo sistema elettorale la testimonianza significa far vincere la destra di Salvini e Meloni e la Liguria si merita di meglio».

Il Pd ha confermato il Sì al referendum. Sansa, candidato di due forze politiche che sostengono questa scelta, ha annunciato il suo No.

«Abbiamo sostenuto Sansa perché è un candidato civico e libero. Questa sua posizione, che rispetto, dimostrala sua assoluta autonomia, che è una qualità che apprezzo. Ribadisco però che il Sì può innescare una fase di riforme per migliorare l’efficienza e la governabilità del Paese. Il Pd si impegnerà perché questo processo vada avanti nel pieno rispetto dei principi di democrazia e rappresentanza».

Il Paese ha affrontato nei mesi scorsi l’emergenza Covid. Come lo ha fatto? E come ci si deve attrezzare nel caso di una seconda ondata odi diffuse recrudescenze?

«Siamo stati i primi in Occidente ad essere travolti. Alcuni ci prendevano in giro. Ma dopo sei mesi emerge sempre di più che l’Italia è tra i Paesi ad aver affrontato meglio questa drammatica crisi. Le istituzioni, il sistema sanitario, i cittadini hanno dato una grande prova di saggezza e responsabilità. Ora bisogna resistere. La Spezia e altri focolai nel Paese dimostrano che non possiamo rilassarci e che da una parte dobbiamo insistere con i comportamenti responsabili, dall’altra lavorare per velocizzare la risposta delle strutture sanitarie, aumentare la capacità di fare test e di intervenire dove il virus appare».

La scuola è partita alla data indicata dal governo. Rimangono molte criticità sul fronte degli insegnanti e della fornitura di banchi e mascherine, che toccava alla task force di Arcuri. Sono ritardi fisiologici che verranno superati in breve?

«Quella della scuola è una prova fondamentale. Vedo che Salvini e la destra tentano come sempre di cavalcare i problemi. Io mi sento invece in dovere di ringraziare tutto il personale scolastico, che in questi mesi – compreso agosto – ha fatto uno sforzo straordinario per garantire alle bambine e ai bambini, alle ragazze a ai ragazzi la ripresa dei percorsi didattici. E i genitori che stanno collaborando responsabilmente. Faremo di tutto per essere degni delloro sforzo».

Un’altra proposta importante di Sansa è raggiungere, nel tempo, la completa gratuità del trasporto pubblico. Lei ha esperienza nel governo di una Regione: è un obiettivo realistico?

«È una strada che è stata intrapresa in alcune realtà nel mondo e, se le finanze lo consentono, può essere una soluzione per dare impulso a una grande priorità di quest’epoca: sostenere forme di trasporto non dannose per l’ambiente e combattere concretamente l’inquinamento. Se un presidente ha un obiettivo, anche ambizioso, è giusto provarci».

La realizzazione del nuovo ponte sul Polcevera è stato un successo italiano. Il “modello Genova” può essere esteso alla realizzazione di tutte le grandi opere?

«Con il Decreto semplificazione si è introdotto un modello per velocizzare la realizzazione delle infrastrutture che servono al Paese. Attenzione però. La realizzazione del nuovo Ponte di Genova era sotto i riflettori del mondo. È stato fatto in fretta e tutto bene, ma per opere lontane dai riflettori si corrono rischi. Sì a sburocratizzare al massimo, ma senza rinunciare a un sistema di controlli che garantiscano assoluta legalità e qualità».

Dopo la tragedia del ponte Morandi, a luglio il governo aveva annunciato che entro due settimane la questione riguardante Aspi e Atlantia sarebbe stata risolta, con l’ingresso di Cassa depositi e prestiti. Una soluzione invece non è ancora arrivata. Lei è favorevole alla revoca della concessione ai Benetton? O ci sono ancora altre strade percorribili?

«Il governo ha deciso per la revoca, dopo un’attenta valutazione. Ora è fondamentale che a questa scelta seguano atti concreti a vantaggio dei cittadini: controlli rigorosi sulla sicurezza della rete autostradale e tariffe più basse».

Il Pd è favorevole al Mes, i Cinquestelle no. È possibile immaginare un contributo delle opposizioni, Forza Italia in particolare, per superare i niet grillini?

«Bisogna essere concreti, non ideologici. Se entriamo nel merito delle scelte, sono convinto che tutte le forze in campo sapranno riconoscere la grande opportunità rappresentata dal Mes. Abbiamo la possibilità di una linea di finanziamento estremamente vantaggiosa e senza condizionalità per investire su un settore vitale per i cittadini e su un fondamentale volano per lo sviluppo: ricerca, imprese ad alto valore aggiunto, qualità delle cure. Solo per la Liguria parliamo di circa un miliardo di euro con il Mes. Credo che nessuno, razionalmente, voglia rinunciare a questa opportunità».

Sul Recovery Fund si può immaginare una collaborazione con il centrodestra, per il bene comune?

«Innanzitutto rivendico questa nostra grande vittoria. Un anno fa c’era un governo antieuropeo. Ora, anche grazie all’impegno di questo governo, del suo premier, del commissario Gentiloni e dei ministri del Pd come Amendola e Gualtieri, abbiamo raggiunto un risultato che sembrava impossibile. Il piano illustrato da Ursula von Der Leyen per le infrastrutture, per il buon lavoro, per la green economy e le nuove opportunità per i giovani soni una svolta storica per l’Italia e per l’Europa. Saremo noi a realizzarlo, non chi l’Europa la voleva picconare».


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