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Il Pd al governo: riapriamo le scuole, a cominciare dai nidi a giugno. Non bastano i centri estivi - intervista a Rosamaria Di Giorgi di Tiscali News

19 Maggio 2020

La parlamentare Pd in Commissione bicamerale per l’Infanzia: “Le ricerche che indicavano le scuole come luoghi di contagio sono state rivalutate. E’ possibile che bimbi e adolescenti possano frequentare le rispettive scuole”. Il giallo della frase sparita dal Dpcm con cui si prevedeva la riapertura


Il Piano Infanzia del PD



di Claudia Fusani

Li vedi girare come soldatini con le mascherine. Li senti piangere attraverso le mura delle case in giornate che non finiscono mai. Quelli più grandicelli tentano giri in bicicletta che non somigliano neanche un po’ ad un vero giro in bici che a suo modo è sempre stata un’avventura.  Nel nuovo lessico dei rumori ai tempi del Covid dalle strade sono sparite le risate dei bimbi. Il chiasso allegro degli adolescenti. Il dramma è che sono spariti dalla Fase 2. “Dal 3 giugno saranno riaperti i Centri estivi per i bambini dai 3 ai 14 anni…” ha detto soddisfatto sabato sera il premier Conte in quella lunare conferenza stampa dove ha spiegato un provvedimento del governo che ancora, a sua insaputa, non era stato approvato.  I centri estivi, che sono a pagamento.  E le scuole (dai 3 ai 10 anni), chiuse dal 5 marzo e dove le maestre sono pagate per intero senza obbligo di didattica a distanza?

“Tutto questo è molto grave, è come se ci fossimo dimenticati di loro e, loro, il nostro futuro, sono finiti in fondo alla lista delle nostre priorità” sbotta l’onorevole Rosa Maria Di Giorgi. Che non è della Lega ma convinta Pd, siede nelle Commissione Cultura e istruzione della Camera e nella bicamerale Infanzia e adolescenza ed è stata a lungo assessore   all’Educazione a Firenze. Adesso, iniziata la Fase 2, Di Giorgi ha un obiettivo: “Dobbiamo far riaprire le scuole, come se fossero centri estivi, per dare un luogo protetto dove si organizzano attività anche durante i mesi estivi. Una parte almeno”. 

Intanto emergono studi da cui risulta che nella fascia d’età 3-10 anni solo il 2 per cento ha fatto in questi mesi didattica a distanza due volte alla settimana. E altri che certificano come i due mesi di lockdown hanno fatto aumentare del 20% le violenze sui bimbi.

Bambini e ragazzi sono a casa da tre mesi. Anche con la fine del lockdown non hanno un posto dove andare, socializzare, crescere. Se per i più grandi, dai 14 anni in su, possono esistere Piani B alternativi alla scuola, cosa fa il governo per i più piccoli?

“Purtroppo la scuola, specie quella per l’infanzia, non è stata ritenuta centrale in questa emergenza e si è pensato che potesse essere un problema da rimuovere, almeno fino a settembre. Un problema in meno per tutti. D’altra parte, le indicazioni del Comitato tecnico scientifico andavano in questa direzione indicando le scuole di ogni ordine e grado come luoghi moltiplicatori del contagio…”.

A fine aprile il Comitato tecnico scientifico ha diffuso uno studio da cui emerge che la riapertura delle scuole provocherebbe, nel giro di breve, 48 mila persone in terapia intensiva…

“Quei numeri e quelle proiezioni sono state rivalutate dagli esperti. Società pediatriche di livello internazionale hanno dimostrato che i bambini e i ragazzi si sono ammalati poco e quando è successo in modo lieve”.

Dunque la ricerca che ha tenuto chiuse le scuole era sbagliata?

“Non mi permetto di affermare questo. Dico che quei dati sono stati rivalutati. Ma di questa rivalutazione si parla assai poco”.  

Nel Dpcm della Fase 2 era previsto qualcosa per la scuola?

“Era previsto che per i bambini fino a sei anni ci fosse la possibilità di aprire i servizi educativi scolastici, nidi e scuole materne. Le materne statali, però, cioè 3-6 anni, sono sempre rimaste fuori da questa opzione perché la ministra Azzolina ha escluso che potessero riaprire”.

Una cosa per volta. Perché la ministra Azzolina ha escluso questa opzione? 

“Siamo ancora in attesa di una risposta. In generale la ministra teme il contagio”.

Scusi, ci sono gli edifici scolastici vuoti che possono essere facilmente sanificati; ci sono maestre pagate regolarmente e mensilmente che non stanno nei fatti lavorando da mesi: perché non possono offrire il servizio ludico-formativo per cui sono pagate?

“Ripeto, siano in attesa di una risposta ufficiale. E comunque non abbiamo perso la speranza”.

Lei usa il plurale. Noi chi? Pd e M5s governano insieme ma il risultato non è quello di cui parla.

“E’ stato costituito un ‘Tavolo bambini’ con parlamentari di tutte le forze di maggioranza. Abbiamo incontrato il Presidente Conte, la ministra Bonetti (Famiglia), Azzolina (Scuola), Catalfo (Lavoro). Conte ci ha garantito di dare seguito alle nostre richieste e alle Camere aveva assicurato che ci sarebbero stati interventi specifici per la fascia di età 0-6, quindi dai nidi alla materna passando per i centri estivi, visto che per la scuola non esistevano più i tempi utili per procedere alla riaperture”.

E quindi, stavamo dicendo, nel decreto era prevista la riapertura per la fascia 0-6. Che fine ha fatto?

“Sparito tutto. Qualcuno ha tolto il riferimento alla riapertura dei nidi e delle materne, quindi da 0 a 6 anni, nella famosa notte tra sabato e domenica in cui sembrava saltasse l’accordo con le Regioni. Per questo motivo adesso le Regioni hanno le mani legate e non possono aprire”.  

In Commissione avete fatto numerose audizioni tecnico-scientifiche. Quali sono le conseguenze per i bimbi di sei mesi senza scuola?

“Abbiamo avuto audizioni e soprattutto raccolto le sollecitazioni di 50 associazioni, da Save the children a Sant’Egidio. Tutti concordano che l’assenza di socialità e del percorso educativo garantito dalla scuola può provocare danni nella crescita e nello sviluppo di bambini e ragazzi in particolare in quelle classi sociali meno agiate. In Italia abbiamo un milione e 200 mila bambini classificati come poveri. E si stima che possano diventare tre milioni su un totale di otto milioni. I bambini sono stati purtroppo a casa a carico delle famiglie, non tutte hanno potuto occuparsene, non in tutte le case ci sono pc e tablet e connessione. Un’intera generazione rischia di perdere il diritto all’apprendimento garantito dal rapporto quotidiano con compagni e maestre”.

La didattica a distanza però è andata bene. Almeno, meglio del previsto. Può essere una risorsa.

“Non c’è dubbio. Non sto dicendo il contrario. La scuola in genere ha reagito come ha potuto. In alcune zone d’Italia la dad è stata una preziosa risorsa e bisogna ringraziare quegli insegnanti che hanno cercato di mantenere le relazioni con i ragazzi utilizzando le nuove tecnologie. Ma qui parliamo di bambini da 6 mesi a 10 anni per cui non c’era obbligo di dad. E ricordo che non ovunque è stato possibile farlo per problemi sociali e tecnologici. Ci sono famiglie con un solo pc, due bimbi e magari genitori in smart working...”.

Molti milioni sono stati dedicati alla Didattica a distanza. Soldi comunque ben spesi?

“Io preferirei che andassero sull’Innovazione in generale delle nostre scuole. La Dad è una necessità ove sia impossibile frequentare. Non può però mai essere sostituiva della scuola e degli scambi umani che ad ogni età possono essere garantiti solo in presenza. Dal vivo”. 

Nei paesi europei le scuole hanno iniziato a riaprire da metà aprile come in Danimarca e Norvegia, in Polonia il 6 maggio, Olanda, Lussemburgo, Serbia e Croazia l’11 maggio, la Francia oggi, anche se è di notizia di poche ore fa un allarme per nuovi contagi. Possibile che solo l’Italia resti chiusa?

“Negli altri paesi europei i Comitati tecnico scientifici che hanno sopportato i governi in questa difficile emergenza hanno dato indicazioni diverse. Analizzando la curva del contagio hanno proceduto alle riaperture. In alcuni paesi sono tornati a scuola nelle fasce scolastiche più alte. In generale c’è stata molta attenzione ai più piccoli, alla fascia 0-6 anni, perché sono i più isolati anche in casa”.

In Italia, invece, soli i centri estivi, a pagamento.

“La ministra della famiglia Bonetti era assolutamente d’accordo con noi. Infatti doveva fare le Linee guida per le riaperture delle attività di bambini e ragazzi, quindi da 0 a 14 anni. Sono rimasti solo i Centri estivi dai 3 ai 14 anni. A pagamento in base all’Isee”.

Gli insegnanti di bambini da 3-10 anni non hanno avuto l’obbligo della Dad in questi mesi. Sono stati comunque pagati con stipendio pieno. Perché non sono stati coinvolti nelle riaperture della Fase 2?

“Ci stiamo lavorando. E non ho perso le speranze. Le scuole per l’infanzia chiudono il 30 giugno. I nidi il 31 luglio. Siamo ancora in tempo per garantire una copertura alla famiglie nei prossimi mesi e nei modi dovuti e garantire il tempo dei bambini. Questo vuoto è una lacuna che noi del Pd riteniamo molto grave e siamo sorpresi perché, come ho detto, Conte davanti alle Camere si era impegnato in modo diverso”.

Corre voce ci sia stato un intervento dei sindacati che hanno trovato sponda nel ministro Azzolina per non coinvolgere le maestre della fascia 3-10 e non metterle a rischio è.

“Voci che circolano. Non ne ho conoscenza diretta. Sono però sicura di una cosa: già molte settimane fa si doveva pensare ad una variazione del calendario scolastico predisponendo per questo anno la chiusura il 15 luglio adottando tutti i criteri di sicurezza del caso. In questo modo possiamo garantire un aiuto concreto a tante famiglie che non potranno andare in vacanza e garantire la necessaria socialità ai ragazzi”.

 La enews di Matteo Renzi oggi mette al punto la scuola e parla del rammarico di non vederle aperte. “Se non si riparte dalla scuola, la società di domani non ha futuro”.  Pd e Iv sono in linea su questo?

“Assolutamente sì. Come ho detto, la ministra Bonetti è stata quella che si è più spesa per questa battaglia di civiltà e buon senso. Non abbiamo ancora perso le speranze. Stiamo lavorando perché anche la ministra Azzolina possa concordare con noi su questo punto e trovare le soluzioni”.


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