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Sottosegretario Baretta a Fanpage.it: Reddito emergenza? Per averlo basterà un’autocertificazione

01 Aprile 2020


Radio intervista del Sott. Baretta a Classcnbc

Baretta: ogni mezzo per garantire i beni primari


di Annalisa Cangemi

Il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, intervistato da Fanpage.it, ha dato alcune anticipazioni sul nuovo decreto del governo che verrà varato nei primi giorni di aprile, o comunque entro Pasqua, per contenere l'emergenza economica generata dalla pandemia di coronavirus. Il sottosegretario ha ribadito che il reddito d'emergenza, allo studio del governo, pensato per sostenere le categorie più fragili durante il blocco quasi totale delle attività produttive, non sarà un'estensione del reddito di cittadinanza. "I criteri per il reddito di cittadinanza sono molto più rigidi rispetto a quello che serve in questo momento in una situazione di grande emergenza".

Le persone sono preoccupate di non riuscire a ottenere il bonus di 600 euro, visto il sovraccarico del sito Inps. Possiamo rassicurarle? Le risorse basteranno per tutti? 

Assolutamente sì, sono state preventivate le risorse per tutti gli aventi diritto. Il fatto che ci sia stato questa mattina un intasamento nelle domande è anche comprensibile e normale, ma non c'è nessun pericolo, i soldi ci sono, e tutti avranno il bonus.

A quanto ammonteranno le risorse stanziate nel prossimo decreto? Conferma che saranno una somma superiore ai 25 miliardi del primo decreto? 

Stiamo ancora definendo la cifra esatta, penso che andremo oltre la cifra preventivata dal presidente del Consiglio Conte che qualche giorno fa ha parlato di 25 miliardi. Ma andremo sicuramente oltre. I numeri definitivi sono ancora in fase di lavorazione.

Ci conferma che per le partite Iva potrebbe essere previsto un bonus di 800 euro?

Abbiamo intenzione di riconfermare il bonus per i lavoratori autonomi e anche di incrementarlo, come ha spiegato anche il ministro Gualtieri, ipotizzando una somma di 800 euro.

Nella bozza del decreto di aprile si parla di una garanzia pubblica fino a 300 miliardi per le imprese, per tutti i finanziamenti, fino a 6 anni. State preparando un decreto ad hoc?

Questo è da vedere. Sicuramente l'idea è quella di alzare la garanzia e consentire il massimo della liquidità. Poi pensiamo di fare il nuovo decreto prima di Pasqua, quindi ormai manca pochissimo, ci muoviamo celermente, probabilmente lo licenzieremo già la prossima settimana. L'importante è che sia un decreto che riesca ad affrontare pienamente le questioni aperte.

Cosa conterrà? C'è sul tavolo la proposta di un reddito di emergenza?

Stiamo lavorando a un reddito di emergenza, che, ci tengo a puntualizzare, non c'entra con il reddito di cittadinanza perché i criteri per questo sussidio sono molto più rigidi rispetto a quello che serve in questo momento in una situazione di grande emergenza. Stiamo parlando di poter dare un contributo economico a tutti coloro che non hanno ammortizzatori sociali, o altre forme di sostentamento.

Quale sarà la platea reale? Come riuscirete a intercettare i lavoratori in nero, come colf e badanti?

Sarà una platea ampia, non classificabile con i tradizionali parametri categoriali. Qualche esempio: colf, badanti, il piccolo negoziante che viveva del suo reddito mensile, a cui noi abbiamo fatto chiudere l'attività per ragioni di salute. Tutte persone insomma che non hanno la cassa integrazione, e non hanno la pensione. In questo caso non è un problema di ‘lavoro nero' o no, posto che noi naturalmente non avalliamo il lavoro nero. Ma queste persone potranno richiedere il reddito con un'autodichiarazione. Non distinguiamo tra categorie professionali: tutti i cittadini che dichiarano sotto la loro responsabilità di non avere né cassa integrazione né altri sostentamenti, che sono insomma senza reddito, verranno compresi in questa platea.

A quanto ammonterà l'assegno? In queste ore si è parlato anche di un sussidio di 780 euro.

Stiamo facendo dei calcoli, è un po' presto per dirlo, dipende dalla dimensione della platea e dalle risorse disponibili. Cercheremo di coprire il più possibile.

In queste settimane è emerso che almeno una parte del Pd sarebbe favorevole a usare il Fondo Salva Stati. Mentre Conte ha detto apertamente di essere contrario. Esistono quindi due linee?

No, nel senso che il Paese ha una posizione molto netta. Cioè l'Europa deve dimostrare di avere un piano proprio, non soltanto a favore dei singoli stati. Da qui l'idea degli Eurobond. Su questo la posizione italiana è molto compatta. E sul Fondo Salva Stati tutti siamo concordi nel dire che le regole attuali non sono accettabili.

La convince la proposta di Ursula Von der Leyen, che intende sostanzialmente concedere prestiti a singoli Stati, modificando il Quadro finanziario pluriennale per permettere l'emissione di debito?

Sembra un po' insufficiente. Non basta che l'Ue conceda ai singoli Stati, ma deve avere anche un'idea in quanto Europa. Il problema che stiamo affrontando ha una dimensione sovranazionale, non si risolve soltanto con una politica di concessione agli Stati. Basti pensare alla partita di dispositivi sanitari, come mascherine e ventilatori. Certamente il fatto di concedere agli Stati di potersi muovere in deroga alle regole attuali è positivo, ma non basta, ci vuole un piano europeo.

E se passasse la proposta della Commissione verrebbero accantonati gli Eurobond, visto che Germania, Austria e Olanda sembrano irremovibili?

C'è una discussione in corso, il fatto che sembrano irremovibili lo vedremo, perché l'emergenza sanitaria ha fatto cambiare idea a molti. È una trattativa ancora aperta.

Cosa ne pensa dei ‘coupon solidali', i buoni sconto messi a disposizione da alcune attività commerciali che si sono auto organizzate? Ci sarà un problema di liquidità in Italia?

Tutto ciò che ha a che fare con la solidarietà va benissimo, ma non è sufficiente. Noi abbiamo distribuito 400 milioni per buoni pasto perché ci siamo resi conto che oggi c'è un'emergenza che tocca addirittura i beni primari. C'è sicuramente un vero problema di liquidità in Italia che va affrontato, anche attraverso una capacità del credito di erogare il più possibile risorse in maniera rapida e con manica larga. Ci vuole un piano organico di sostegno, ed è quello a cui ci stiamo dedicando.

Uno studio di Harward, pubblicato sull"Harward business review', ha segnalato alcuni errori commessi dall'Italia, come "l'incapacità sistemica di ascoltare gli esperti" o la gradualità dei provvedimenti, che non avrebbe tenuto conto della rapida diffusione del virus con una differenziazione per aree. Come rispondete?

A posteriori è facile vedere gli errori di una situazione totalmente inedita, che nessuno aveva affrontato prima. Soprattutto nessuno Stato democratico, perché chiaramente il caso della Cina è diverso. Prendo questo studio come un utile contributo di analisi, ma noi stiamo costruendo giorno dopo giorno le risposte sulla base di quanto avviene sul piano sanitario. C'è stato un crescendo, speriamo ci sia un calo. Ma quello che conta è la priorità della salute, quindi ci siamo mossi in quest'ottica. Errori possono essercene stati, ma non è questo il punto. Perché, ripeto, in una situazione che nessuno conosceva prima l'Italia si è trovata per prima a gestire l'emergenza. E poi, come si è visto, il modello Italia è quello che alla fine tutti hanno seguito.


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