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Con la nuova legge proporzionale nascerà un bipolarismo più sano - intervista a Dario Franceschini de La Stampa

10 Gennaio 2020



«Anche se fosse ammesso il referendum maggioritario dalla Consulta, il Parlamento manterebbe ovviamente tutta la sovranità per approvare una legge elettorale. E con una nuova legge proporzionale con sbarramento al 5% nascerà un nuovo bipolarismo più sano».

Dario Franceschini tesse le lodi dell’accordo che porterà ad approvare una legge proporzionale, capace a suo dire, di stabilizzare il governo.

Ma i venti di protesta contro Di Maio non sono certo di buon auspicio sulla vita dell’esecutivo. O no?

«No, penso sia questa una fase di transizione per un movimento nato anti-sistema e che oggi è di governo. E che Di Maio sta guidando al meglio».

Anche sul teatro della politica estera il governo sembra debole. Sbaglia Renzi a dire che sia assente in Libia?

«Il tema casomai è l’assenza europea. L’Italia sta costruendo una posizione in linea con quella tenuta negli ultimi 50 anni. Consapevoli della fedeltà all’Ue, ma anche di essere geograficamente un molo nel Mediterraneo. E quindi la maggiore attenzione al dialogo tra le parti c’è sempre stata e il ruolo principale lo deve giocare l’Europa».

Certo al governo non mancano i problemi, da Ilva ad Alitalia, da Autostrade alla giustizia. Questo accordo sulla legge elettorale rischia di innescare nelle truppe una paura del voto anticipato?

«Questo non sta scritto da nessun a parte, nessun automatismo. Mi pare che invece questo accordo rafforzi il governo, visto che è condiviso pienamente dai gruppi che lo sostengono e accettato con riserva della coalizione da Leu. Del resto non è una discussione che nasce improvvisata o pensando a elezioni vicine o lontane. Quando abbiamo votato la riduzione dei parlamentari abbiamo espressamente scritto che doveva essere accompagnata da una nuova legge elettorale. Per evitare una situazione insostenibile. E questo testo della proposta incardinata alla Camera va esattamente in quella direzione».

Come può una legge elettorale proporzionale favorire la saldatura tra Pd e 5 stelle che lei caldeggia?

«Ci sono ragioni contingenti di battere la destra e ragioni di prospettiva di tenere insieme un campo riformista. Noi lavoreremo perché il nuovo bipolarismo sia tra Pd e Lega. I 5Stelle perché sia tra loro e la Lega. Diventerà una competizione virtuosa tra noi e i cinque stelle che determinerà chi sarà il major partner della coalizione. Ma voglio mettere l’accento sui grandi rischi che può innescare in questa fase un sistema iper-maggioritario».

Ovvero?

«I padri costituenti fissarono soglie relativamente basse, sia per l’elezione del capo dello Stato, sia per le modifiche costituzionali. Perché furono introdotte insieme ad un sistema proporzionale. Anche vincendo le elezioni, un partito non avrebbe avuto i numeri per modificare la Costituzione e le regole del gioco. Invece ora, con una legge del tutto maggioritaria, uno schieramento che prendesse il 45% dei voti, potrebbe avere il 66-67% di seggi e quindi potrebbe da solo senza neppure esser soggetto a referendum, cambiare la Costituzione. E quindi c’è l’esigenza di un sistema proporzionale».

Ma così Salvini vi accusa di volere giochini, ribaltoni e nessun vincitore.

«Nella prima repubblica c’era un proporzionale puro, senza soglie di sbarramento, ma per 50 anni c’è stato un bipolarismo di fatto Dc-Pci. Col sistema maggioritario, che tutti abbiamo voluto, quasi sempre non c’è stata nessuna maggioranza in entrambe le camere. E poi: cambi di maggioranza, cambi di governo, ribaltoni, frammentazione totale. Non si può sostenere che “maggioritario uguale bipolarismo” e “proporzionale uguale ingovernabilità”».

Ma neanche l’opposto…

«Un sistema come quello tedesco porterà di fatto a un nuovo bipolarismo in forme diverse, a partiti trainanti alleati con altre forze e farà finire le coalizioni forzate. Cosa c’entra la Carfagna con Salvini, o Calenda con Fratoianni? Meglio liberare il quadro politico da coalizioni forzate e andare ad un sistema in cui il bipolarismo te lo conquisti. Con uno sbarramento al 5% entreranno cinque o sei forze politiche in Parlamento e ci sarà una spinta a fenomeni aggregativi. E questo aiuterà il Pd».

Come?

«Mentre i sistemi in vigore finora ci hanno sempre spinto ad appaltare la ricerca di voti all’esterno con un alleato al centro e uno a sinistra, ora il nuovo sistema spingerà il Pd ad essere più inclusivo, ad andare verso la sua originaria vocazione maggioritaria, per non far uscire pezzi di elettorato, diventando un partito ancor di più plurale che include».

Intanto questa alleanza con i grillini non decolla. Vi state preparando alla infausta possibilità di perdere la sua regione ex rossa, l’Emilia Romagna?

«No, perché la vinceremo. Ma la prospettiva politica di governo e di alleanza con i cinque stelle va tenuta aperta comunque, al di là di vittorie e sconfitte locali e nazionali».


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