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Ilva é l’ora della responsabilità: Toia, l’azienda non scappi e il governo faccia un decreto

05 Novembre 2019


Una bomba (e non ce n’era bisogno) è scoppiata ieri: ARCELOR MITTAL comunica il recesso e la conseguente risoluzione del contratto di affitto dei rami dell’azienda ILVA.
In altre parole, rinuncia ad effettuare quel piano industriale e ambientale (con relativi investimenti per 4,2 miliardi di euro) che si era impegnata CONTRATTUALMENTE a realizzare nel polo siderurgico ex ILVA, compreso l’assunzione di 10700 persone.
Arcelor Mittal ora vuole andarsene, senza rispettare gli atti sottoscritti quindici mesi fa circa.
Dobbiamo far di tutto per evitare questo esito e bene ha fatto il Governo ad affrontare subito una serrata trattativa per rifiutare quel recesso e “costringere” Arcelor Mittal a “scoprire le carte” (soprattutto sulla volontà di esubero).
Ma per fare questo dobbiamo togliere ogni pretesto (vero o presunto) all’azienda rimuovendo le difficoltà e gli ostacoli emersi. Mi riferisco soprattutto al cosiddetto “scudo penale” quell’esimente che dovrebbe garantire, a chi opera per il piano ambientale, di non ricorrere in reati per responsabilità di atti pregressi.
Questo “scudo” era stato tolto (col Governo giallo verde), poi era stato in qualche modo reintrodotto. Ma il PD, a quel punto aveva chiesto e ottenuto, con ampia maggioranza, che il Governo si impegnasse a emanare un nuovo decreto per affrontare e risolvere il tema, non solo per un’azienda ma per temi più generali.
L’azienda conosce bene questa volontà (anche se con qualche ritardo va ammesso). E a questo punto un atto legislativo in tal senso va assolutamente fatto e il PD (come ha detto Zingaretti) deve prendere l’iniziativa legislativa.

C’è poi un’altra difficoltà legata alla disposizione del Tribunale che obbliga allo spegnimento di un altoforno, disposizione difficilmente attuabile entro dicembre.
Ma anche questa difficoltà, con un piano industriale adeguato, si può superare.
Ecco dunque perché è importante intervenire subito e con fermezza, richiamando l’azienda alle sue responsabilità, soprattutto per sgomberare il campo dal sospetto che l’azienda voglia di fatto “alzare il prezzo”: sul numero degli esuberi.
Il PD ha sempre lavorato per il mantenimento e il rilancio del sito produttivo, per l’importanza strategica dell’industria dell’acciaio e per il peso forte che l’Italia ha in questo settore.
La strategia industriale del PD comprende anche il versante ambientale con un livello e standard ambiziosi, perché il diritto alla salute deve andare di pari passo con il diritto al lavoro.


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