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Sereni: Serraj deve sapere che ora quei campi vanno svuotati - intervista a la Repubblica

03 Novembre 2019

Abbiamo scelto la via più pragmatica: rinnovare tacitamente gli accordi e poi aprire un confronto



In Libia abbiamo perso un anno inseguendo le ossessioni di Salvini - lettera di Marina Sereni a Il Foglio
La politica estera richiede “coraggio e umiltà, risorse intellettuali e spessore morale”. Più responsabilità e meno Papeete

Libia, regionali e manovra. I nodi del governo secondo Marina Sereni su Formiche
La dem numero due della Farnesina a Formiche.net: dopo questo governo c'è solo il voto. Libia? Abbiamo fatto una scelta pragmatica, cassando l'accordo avremmo abbandonato i libici. Umbria? Sconfitta cocente, ma non è una lezione nazionale. IV? Critiche alla manovra poco costruttive, il nostro elettorato non apprezza i litigi 


Marina Sereni, viceministra degli Esteri, perché il governo italiano ha rinnovato il Memorandum con Tripoli per contrastare i flussi migratori?
«Il governo aveva due possibilità: il tacito rinnovo o stracciare l'accordo. Abbiamo scelto la strada più pragmatica, di aprire cioè un confronto con i nostri interlocutori libici per modificare sensibilmente questa intesa. L'accordo di tre anni fa non va più bene perché in Libia c'è una guerra civile che rende rischiosi i centri per i migranti, alcuni anche bombardati. Molte organizzazioni, tra cui l'Unhcr ci dicono che le condizioni di vita dei migranti sono indegne di esseri umani».

Quindi come si sta muovendo il ministero degli Esteri?
«Abbiamo inviato una nota a verbale scritta dal nostro ministero alle autorità libiche venerdì, in cui ai sensi dell'articolo 3 del Memorandum chiediamo di riunire la commissione congiunta italo-libica per le modifiche come prevede l'articolo 7. È una strada che forse non accontenta chi invita a stracciare tutto, ma è più utile e concreta anche per i migranti in Libia».

E a quali modifiche dovrebbe portare?
«Puntiamo allo svuotamento dei campi attualmente sotto l'autorità libica, che ospitano 4.500/5.000 profughi. Una parte ha diritto alla protezione umanitaria, ma non tutti. Con Unhcr siamo riusciti in una evacuazione da incrementare per tutti coloro che hanno diritto ad essere riconosciuti come rifugiati. Per gli altri con l'Organizzazione per le migrazioni bisogna procedere a rimpatri assistiti con un budget e un progetto di sviluppo. Dobbiamo poter fare di più».

Serraj ha detto di sì alle modifiche?
«Il portavoce di Serraj dice di essere disposto a sedersi al tavolo. Le modifiche ancora non ci sono, ma la disponibilità a trattare sì».

Tuttavia l'Italia continua a equipaggiare e finanziare la guardia costiera di Tripoli per riportare nei centri libici i migranti.
«Sulla guardia costiera libica, peraltro formata dalle nostre forze, e sul suo ruolo dobbiamo confrontarci. Ci sono comportamenti non consoni all'accordo».

Bija, il guardacoste accusato di complicità con i trafficanti di uomini, che fu in delegazione in Italia per parlare di migranti, è stato confermato a capo della Guardia costiera libica. Non la preoccupa?
«Bisognerà fare assoluta chiarezza sul ruolo di questa persona perché il ministro dell'Interno libico dice esserci un mandato di cattura mentre l'altra notizia è che sia stato riconfermato. Non possono essere veritiere entrambe le questioni».

Lei ha detto: la crisi libica è molto più del problema migratorio: cosa dovrebbe fare l'Italia?
«La crisi in Libia è interna e internazionale. Non ci sarà soluzione sui migranti finché non ci sarà una soluzione in termini di pacificazione e stabilizzazione della Libia».

Ma la posizione del Pd sull'immigrazione non è schiacciata sui 5Stelle?
«Se si è aperta la strada delle modifiche è stato per la presa di posizione del Pd che il ministro Di Maio ha fatto sua. Non voglio invadere il terreno di altri, ma ora ci sono da rivedere i decreti sicurezza e la legge Bossi-Fini».


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