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Puglisi: Reddito di cittadinanza da migliorare, intervenire subito - intervista alla sottosegretaria Pd al Lavoro de Il Sole 24 Ore

22 Ottobre 2019

Il reddito di cittadinanza è una buona misura di contrasto alla povertà. Ora dobbiamo concentrarci sulla fase due perché i navigator non diventino il capro espiatorio di un eventuale fallimento. I primi beneficiari profilati dai centri per l’impiego mostrano competenze molto basse, poco più della scuola secondaria di primo grado, e una storia di disoccupazione che dura da anni.

Per loro, quindi, occorre puntare su una pluralità di strumenti, a cominciare da laboratori, corsi di aggiornamento e di formazione professionale, agganciandoli anche alle esigenze del territorio. Non solo. Gli operatori dei Cpi e i navigator, da soli, difficilmente potranno gestire una ricollocazione così massiccia. Anche qui, occorre intervenire, coinvolgendo meglio le agenzie per il lavoro private accreditate per favorire il più rapido inserimento.

Ma non c’è solo da far partire, e bene, la fase due del reddito di cittadinanza. Bisogna rilanciare l’occupazione in frenata: alcune rigidità dei contratti a termine vanno superate, e penso anche che il Jobs Act vada corretto prima che ce lo imponga la corte Ue.

Nei licenziamenti collettivi deve tornare una unica disciplina sanzionatoria in caso di recesso dichiarato illegittimo dal giudice, anche per gli assunti dopo il 7 marzo 2015». Per la neo sottosegretaria Pd al Lavoro, Francesca Puglisi, un passato prossimo da responsabile scuola dei democrat, «bisogna superare battaglie e muri ideologici, e guardare ai fatti concreti spiega -. I provvedimenti non sono totem, vanno monitorati, esaminati negli effetti di tutti i giorni, e se emergono criticità bisogna intervenire per correggerle».

Sottosegretaria, ha fatto riferimento al Rdc, un pilastro per i 5Stelle e per la ministra del Lavoro, Catalfo

Intendiamoci. Con Nunzia Catalfo c’è piena collaborazione, e ritengo il Rdc una misura sacrosanta di lotta alla povertà come lo era il Rei. C’è però bisogno di far decollare la fase due, quella collegata alla ricerca del lavoro, e le prime evidenze che ci arrivano dalle regioni ci dicono che serve un impegno collettivo per accompagnare le persone all’autonomia. Per tanti percettori la prima necessità è quella di formarsi, e poi di cercare un impiego. Faccio un esempio.

In Emilia Romagna abbiamo tante aziende manifatturiere e metalmeccaniche, bisogna aggiornare le competenze dei disoccupati verso le professionalità che servono a queste imprese. E poi lavorare per inserirli. Hanno ragione le regioni: serve una interpretazione univoca in tutt’Italia della condizionalità, in modo tale da uniformare i comportamenti che culminano con le segnalazioni all’Inps per togliere il sussidio. Dobbiamo lavorare anche al decreto sui requisiti per i disoccupati stranieri per far partire, per loro, il sussidio.

Anche l’assegno di ricollocazione è ancora in stand-by, e poi è solo per i percettori del Rdc

Secondo me, tutti i disoccupati devono avere il diritto di essere aiutati nella ricerca di un impiego. In questo le agenzie per il lavoro private potrebbero dare una mano.

Non in tutte le regioni però la pensano così

Sono d’accordo. Credo che le Apl possano affiancare più strutturalmente i centri per l’impiego e i navigator. Occorre infatti che tutti i soggetti legittimati a fare politica attiva siano della partita potendo contare sulla rete infrastrutturale informatica di regioni e Anpal.

A proposito di occupazione, il mercato del lavoro si è fermato. Tutta colpa dell’economia che non cresce?

In larga parte sì. Ma ci sono anche freni normativi. Mi riferisco all’aggravio dello 0,5% oggi previsto su ciascun rinnovo di un contratto a tempo determinato. L’intervento sta penalizzando la continuità lavorativa e fa crescere il turnover. Potrebbe essere opportuno eliminarlo. Ci sono poi le causali legali. Sono troppo rigide, sarebbe preferibile affidarle alla contrattazione collettiva per adattarle meglio alle singole realtà.

Un’apertura alle imprese?

Sono proposte che nascono dall’ascolto e dalla valutazione dell’impatto sul campo delle politiche. Tutto qui. Discuteremo di questi temi anche alla conferenza programmatica del Pd, dal 15 al 17 novembre, e anche di togliere i licenziamenti collettivi dal Jobs act, e tornare alla tutela reale per gli assunti dopo il 7 marzo 2015. All’interno della maggioranza ci sono posizioni diverse. Io penso che, politicamente, il Pd debba riflettere sulla questione, considerato che sul tema pende una sentenza della corte Ue.



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