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Pinotti: da Renzi una scelta inutile, così indebolisce il fronte contro la destra - intervista de La Repubblica

17 Settembre 2019

L'ex ministro, ora in pole per diventare presidente del partito: "Sono dispiaciuta, per me Matteo non è mai stato un intruso"




Addio Renzi, Pinotti: scissione a freddo può portare fibrillazioni al Governo - intervento a Rai Radio1


di Giovanna Casadio


“Se Matteo Renzi si è sentito un intruso nel Pd mi dispiace e mi sorprende. E' stato due volte segretario e presidente del Consiglio per i Dem, nessuno ha mai pensato fosse un intruso e non penso fosse nelle intenzioni di nessuno farlo sentire tale”.

Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa, senatrice, in pole position come presidente del partito al posto di Paolo Gentiloni, è una genovese concreta e poco incline alle chiacchiere. Valuta le conseguenze della scelta renziana. “E’ un big problem, per dirla con Franceschini? Frammentare il quadro politico non è stata una buona idea ”.

Pinotti, quale è il suo sentimento dopo l’addio di Renzi: rabbia, delusione, preoccupazione?
“Dispiacere soprattutto. E non capisco e non vedo le ragioni politiche di questa scissione. Il Pd è un progetto in cui io ho creduto dalla sua nascita e a cui ho lavorato. E’ nato per avere una vocazione maggioritaria , per includere e, proprio quando parte la nuova avventura del governo con un progetto importante per il paese, con tanti dossier caldi da affrontare, ecco lo strappo”.

C’è un pericolo per il governo? Comunque è un big problem, come sostiene Dario Franceschini alla cui area politica lei fa riferimento?
“Frammentare il quadro è un elemento sbagliato e non utile. Io non lo avrei fatto. Non solo”.

Cos’altro?
“C’è il dispiacere personale di vedere persone con cui si è lavorato fianco a fianco, andare via. Aggiungo che il Pd non è fatto per starci avendo tutti identiche posizioni. E poi è un partito contendibile. In questo congresso ha vinto Zingaretti. Al prossimo potrebbero vincere altri".

Tuttavia è legittimo che l’ex segretario faccia una cosa nuova?
"In politica la categoria della legittimità non c’entra. Ovvio che le scelte sono legittime Ma va valutato quel che è utile in quel momento. Questa scelta di Renzi a me non pare utile”.

Non è utile al centrosinistra?
“Non è utile al progetto comune di portare questo Paese fuori dal rischio di una destra pericoloso e anti europea, non è ancora scongiurato questo rischio".

Grillo invita sia Matteo Salvini che Matteo Renzi a smetterla con il narcisismo, condivide?
“Mi sono data un galateo politico: ragionare sui fatti e non dare giudizi sulle caratteristiche delle persone. Proprio perché le lacerazioni più profonde sono quelle che riguardano le relazioni personali”.

Ma c’erano molte segnali dell’addio di Renzi: li avete sottovalutati?
“Ma no. Abbiamo lavorato sul programma con Marcucci e Delrio quindi tutta l’area renziana si è impegnata. Ripeto: continuo a non capire le motivazioni politiche per cui, dopo avere mandato la destra all’opposizione e avere fatto nascere questo governo – una operazione fatta insieme e che ha avuto Renzi protagonista – si decida di lasciare il Pd. Nessuno è ancora riuscito a spiegarmelo”.

Zingaretti comunque ha vinto nel Pd con una linea anti renziana.
“Questa è una lettura giornalistica. Nel programma di Zingaretti, da Piazza Grande in poi, non c’è una rivendicazione anti renziana, piuttosto l’esigenza di una svolta che non è un rinnegare le cose fatte in precedenza”.

I renziani sostengono che proprio chi ora si strappa le vesti in nome dell’unità, ha fomentato la scissione. E’ così?
“Assolutamente no. D’altra parte le scelte del segretario Zingaretti nell’ultima Direzione, con tutti i parlamentari presenti, sono state accolte da applausi corali e acclamazioni per lo sforzo unitario”.

Ora il Pd diventerà una riedizione dei Ds?
“Macché. Questa è una lettura politicista fuori tempo massimo. Il partito porterà avanti le tante idee. È pronto a lavorare su ambiente, lotta alle diseguaglianze, crescita e sviluppo, scuola e formazione. Non è che dopo le scelte di Renzi ci mettiamo a discutere su improbabili ritorni al passato”.

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