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E ora andiamo a cambiare l’Italia - dal blog di Marina Sereni

05 Settembre 2019



In meno di un mese lo scenario politico italiano è radicalmente mutato. Una crisi in pieno agosto, pensata per far precipitare il Paese al voto mentre si sarebbe dovuto cominciare a definire la manovra economica, si risolve invece con un governo nuovo, fondato su una maggioranza nuova e un programma  nel segno della discontinuità.
A parte l’ironia sull’eterogenesi dei fini della mossa di Salvini, che è partito chiedendo “pieni poteri” e si è ritrovato all’opposizione, non è certo questa la sede per ripercorrere tutte le tappe che ci hanno portato oggi, 5 settembre, al giuramento di un governo M5S-Pd guidato dal Presidente Conte. 

Penso sia invece giusto e necessario ringraziare il segretario Zingaretti che ha dimostrato in questo passaggio difficile di saper guidare e tenere unito il partito, mettendo al primo posto il futuro dell’Italia e dell’Europa. In queste settimane abbiamo tutti avuto dubbi, abbiamo visto le difficoltà, abbiamo toccato con mano le differenze tra noi e i 5S. Non tanto e non solo sui contenuti programmatici - sui quali pure si è lavorato molto per arrivare a scrivere non due elenchi separati di obiettivi ma un documento condiviso da entrambe le forze politiche - quanto sulla grammatica politica e istituzionale e sulla prospettiva da costruire. 

Per noi, per tutti coloro che guardano con preoccupazione ad una destra becera ed estremista che in poco più di un anno ha creato nel Paese un clima di odio e di divisione e portato l’Italia ai margini dell’Europa, la sfida è cambiare, far ripartire l’economia e riuscire a realizzare un’azione di governo che dia risposte credibili alle grandi questioni di questa epoca: i cambiamenti climatici, le diseguaglianze, le migrazioni. 
Nel programma questo filo c’è, è forte e visibile e fa riferimento all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Ma tradurre quei principi, quegli obiettivi in scelte concrete e soprattutto indicare una transizione effettiva verso lo sviluppo sostenibile  richiede una coerenza e una capacità di forte innovazione certamente nei confronti del governo giallo-verde che ha fallito ma anche nei confronti delle più recenti esperienze di governo del centrosinistra. 
C’è questa stessa consapevolezza e volontà nel M5S? Non possiamo nasconderci che questo interrogativo resta e che in alcuni momenti abbiamo avvertito accenti diversi al loro interno. La scelta di indicare Paolo Gentiloni come Commissario europeo per l’Italia, unito alla nomina di ministri fortemente legati all’Unione Europea come Gualtieri e Amendola, da’ il segno di una discontinuità fortissima su uno dei terreni sui quali invece nei mesi scorsi avevamo visto prevalere la linea arrogante e pericolosa della Lega di Salvini. Alla stessa altezza dovremo saper costruire una strategia di medio e lungo sul tema dell’immigrazione, che parta dalla modifica dei decreti sicurezza, dal  rilancio dell’impegno in Europa per la riforma del Regolamento di Dublino, dalla
approvazione di una nuova legge quadro che tenga insieme legalità e integrazione, superando la logica dell’eterna emergenza. Si potrebbero fare molti altri esempi ma è evidente che il primo banco di prova sarà la manovra finanziaria per il 2020: sterilizzare l’IVA, diminuire le tasse per i lavoratori, far partire un pacchetto importante di investimenti nell’economia verde, aumentare gli strumenti di sostegno per le famiglie, i
bambini, le persone più fragili. L’Europa ci darà credito se sapremo
accompagnare misure espansive con una serietà e credibilità sul piano delle riforme. 

Insomma se il governo, che lunedì e martedì della prossima settimana dovrebbe avere la fiducia delle Camere, si muoverà con l’ambizione giusta e riuscirà a durare nel tempo allora avremo la possibilità non solo
di dare risposte giuste ai bisogni degli italiani ma anche di verificare la
possibilità di far maturare un’alleanza politica tra le forze che sostengono questa esperienza e di ridisegnare il bipolarismo italiano.


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