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Zanda: rimettiamo al centro i lavoratori, basta diseguaglianze - intervista de la Repubbblica

07 Agosto 2019




di Giovanna Casadio

Luigi Zanda, la manovra è l`ultimo fronte di Salvini, che chiede di ridiscutere i vincoli Ue.
«La Ue ha miracolato l`Italia non avviando la procedura d`infrazione. In cambio l`Italia ha promesso rigore nella legge di bilancio. Non dobbiamo mancare alla parola data. Anche le nazioni hanno un onore da mantenere, Salvini se ne ricordi».
Ma il suo partito, il Pd, è il partito solo del rigore e dell`austerità?
«No è il partito dello sviluppo e dei bilanci in regola».
Sarà un autunno caldo?
«Temo che sarà un autunno molto difficile, soprattutto sulle spalle dei lavoratori. La grande mobilitazione di popolo annunciata dal segretario dem, Nicola Zingaretti porterà la protesta nelle piazze. Debbo dire, finalmente».
Ma la ricetta della sinistra quale è? Che fare per il paese?
«Ripartire dalla lotta alle diseguaglianze che racchiude tutto: la democrazia, l`ambiente, l`Europa, la scuola, il Sud, la progressività fiscale, la sicurezza.
I nostri obiettivi. Insieme con le grandi infrastrutture, come la Tav. Naturalmente le diseguaglianze si combattono anche con i giusti rapporti internazionali: sì alle grandi democrazie, no ai regimi autoritari».
I partiti sovranisti, comunque, in Europa sono all`angolo.
«In Europa Salvini e i suoi amici per cinque anni conteranno poco e niente perché hanno perso. Ma in Italia anche un cieco si accorgerebbe dei rischi che stiamo correndo. Lega e 5Stelle hanno in comune un disegno autoritario e stanno erodendo la democrazia, sia con comportamenti volgari che con un sistematico assalto ai valori democratici. Non credo che si possa considerare pienamente democratico un paese ín cui legislatura e governo sono nelle mani di una sola persona che decide le sorti della Repubblica standosene in mutande seduto sulla sabbia a Milano Marittima dove riceve ministri, convoca conferenze stampa e prende decisioni di governo. Mentre sullo sfondo c`è un ammanco di 49 milioni del suo partito e un`inchiesta per un finanziamento illecito trattato a Mosca dal suo ex portavoce».
Lei descrive il ministro dell`Interno come un pericolo per la democrazia. Per molti è solo un leader fuori dagli schemi.
«Che sia un pericolo lo dimostra anche il linguaggio che usa quotidianamente. A un linguaggio volgare corrisponde un pensiero volgare. E poi ci sono provvedimenti distruttivi, dal referendum propositivo alla riduzione dei parlamentari, dal disegno di legge che politicizza Bankitalia, a quello sulla magistratura inquirente».
I Dem suonano l`allarme, però agli italiani Salvini piace e cresce nei sondaggi.
«Se vogliamo capire, dobbiamo ripensare alla fine delle ideologie, ai 20 anni di berlusconismo, alla crisi economica più grave dopo quella del 1929 e via via fino alla sconfitta del referendum costituzionale nel 2016 che è stata preceduta da una campagna elettorale troppo personalizzata».
Personalizzata da Matteo Renzi?
«Era Renzi il segretario dem e il premier. Quella campagna ha allontanato dal centrosinistra una parte molto vasta del nostro elettorato. L`ex leader dem aveva inoltre promesso che in caso di sconfitta avrebbe abbandonato la politica ma non l`ha fatto».
Se la crisi politica esplodesse da un momento all`altro, come minaccia il vice premier leghista, il Pd è preparato? Non è invece incerto e in lite su tutto, da chi parla in Senato se Renzi o un altro, a chi raccoglie le firme anti Salvini?
«Il Pd è l`unica vera forza di contrasto ai gialloverdi e ne combatte la politica di odio e discriminazioni. Ma Zingaretti ha vita difficile perché nel partito ha una maggioranza del 70% e nei gruppi parlamentari le percentuali sono rovesciate a causa delle scelte fatte per le liste delle politiche. Sulle divisioni interne, spesso si travisano i fatti. Io dissi ad Andrea Marcucci che spettava a lui in quanto capogruppo intervenire e non a Renzi che frequenta poco l`aula e non ha nemmeno votato contro la fiducia al decreto sicurezza. Per il Pd la gestione dell`aula è molto importante soprattutto per colpire una maggioranza che si sta disarticoando su tutto con la mozione sula Tav».
Voi dem a quel punto sarete disponibili a un dialogo con i grillini?
«Per il Pd i 5 Stelle sono inavvicinabili. Ma Se Di Maio viene sostituito e se il Movimento va in pezzi, allora il Pd dovrà fare politica».
Dopo le intimidazioni al videomaker e gli insulti ai cronisti che chiedevano conto di Savoini a Mosca: c`è un rischio vero per la libertà d`informazione?
«La libertà d`informazione è uno dei pilastri della democrazia. Tutto le autocrazie iniziano con gli insulti ai giornali, ai giornalisti, ai magistrati e ai pubblici funzionari che non piacciono».


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