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David Sassoli: l’Italia indichi alla Ue un nome forte - intervista de Il Messaggero al Presidente del Pe

28 Luglio 2019


Presidente Sassoli, venerdì arriva a Roma la neopresidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per incontrare Conte. Che cosa pensa possa chiedere all’Italia?
«Innanzitutto la valutazione del governo sulla sua nomina, visto che la maggioranza si è divisa a Bruxelles al momento del voto. Inoltre chiedere di partecipare, dando un nome, per il collegio dei commissari. L’Italia ancora non si è espressa».

Eppure l’Italia ha contribuito alla scelta della von der Leyen nell’ultimo consiglio europeo. Che cosa è cambiato?
«Conte ha dato ripetuti segnali di apertura, anche ieri l’altro parlando ai nostri ambasciatori. Ora c’è la possibilità anche per i paesi che, come il nostro si sono divisi, di rientrare nel gioco europeo. La Commissione è organo esecutivo dell’Unione e per questo è molto importante».

La Lega, come lei ricordava, non ha votato la von der Leyen. Questo preclude qualcosa all’Italia?

«C’è stata un’Europa che si è divisa al momento del voto. Alle elezioni i nazionalisti promettevano di dividere l’Europa e invece gli europeisti hanno spaccato i loro governi. Ma ora c’è la possibilità per tutti di rientrare. Se non stai nel gioco europeo sei marginalizzato. Questo lo hanno capito tutti».

Riuscirà Conte a riportare dentro anche la Lega che in Europa guida un gruppo fortemente anti-europeo?
«Occorre chiederlo al presidente del Consiglio. Non conosciamo le intenzioni del governo sul commissario. E’ vero che c’è tempo sino al 26 agosto, ma molti governi hanno già indicato i commissari e probabilmente più tardi si arriva e più si rischia di essere in affanno nella trattativa sul portafoglio».

La Commissione ancora non c’è, ma in Italia già partono altolà sulla legge di bilancio. Cambierà qualcosa nelle valutazioni dei parametri?
«Siamo in una fase molto politica. La presidente ha rilanciato proposte ed iniziative del Parlamento che vanno nella direzione di non abbassare i livelli di flessibilità e lavorare su iniziative legislative sul salario minimo e l’indennità europea di disoccupazione. Alla von der Leyen è stato dato un mandato e intorno a queste linee programmatiche formerà la Commissione. Alla fine di questo percorso il Parlamento si esprimerà e valuterà se c’è la forte discontinuità con il passato chiesta dalle forze europeiste che hanno vinto le elezioni».

Lei è l’unico italiano ai vertici delle istituzioni europee. Come pensa di poter aiutare l’Italia indipendentemente da chi governa?
«Aiutando tutti, e naturalmente anche il mio Paese, a capire che partecipare alle scelte europee è conveniente. E che l’Unione europea è una buona assicurazione sulla vita dei nostri paesi. Con meno Europa, i meccanismi globali ci spazzerebbero via».

Anche lei pensa che per la Commissione sia meglio dare il nome di un politico piuttosto che un tecnico?
«Dipende dal portafoglio. Abbiamo avuto commissari politici e tecnici. La scelta del commissario, comunque, non sarà banale perché può rappresentare un punto di raccordo tra il governo e l’Unione e favorire un dialogo che gli ultimi avvenimenti hanno messo in discussione. Il primo compito politico che avrà il commissario italiano sarà quello di far rientrare nel gioco europeo un governo che si è spaccato».

E’ vero che lei ha organizzato un’audizione con Carola Rackete sui migranti?
«Non ho organizzato nulla. La commissione parlamentare “libertà civili” ha deciso di proporre per ottobre una risoluzione sui salvataggi in mare e alcuni gruppi hanno chiesto di organizzare una serie di audizioni. Il programma sarà discusso a settembre».

Sui migranti, lei ha detto che occorre rivedere Dublino e a Parigi di recente c’è stata una riunione ma senza l’Italia
«L’ho detto nel mio discorso di insediamento: occorre metter mano al regolamento secondo le indicazioni fornite dal Parlamento secondo il quale chi arriva in Italia o a Malta arriva in Europa. Questo è un punto fondamentale perché permetterebbe all’Europa di avere un potere, sull’immigrazione, che non ha».

Ci si riuscirà?
«Mi auguro di sì, anche se crea sconcerto che quando si discute di tutto ciò l’Italia sia assente, come è accaduto a Parigi nei giorni scorsi. Non si va alla riunione dei ministri Ue degli Interni dove si discute di redistribuzione e rispetto della legge del mare, e poi alla prima nave con i migranti che arriva si urla contro l’Europa che non si muove. Assurdo! Viene da pensare che non ci sia interesse a risolvere i problemi, ma a strumentalizzare la povera gente».

Nei giorni scorsi la Merkel ha sollecitato un’inchiesta sulla Russia e i partiti populisti, si farà?
«Ci sono diversi casi che denotano ingerenze da parte di forze esterne all’Unione. Ricorda quanto avvenuto in Austria? Penso sia doveroso per il Parlamento interrogarsi e c’è una iniziativa dei socialisti di proporre per settembre una commissione parlamentare».

Poi c’è la Brexit con l’arrivo di Boris Johnson a Downing Street. La posizione dell’Unione resta la stessa?
«Il Parlamento avrà l’ultima parola. Ho chiesto di incontrare a breve il nuovo primo ministro inglese anche perché fra settembre e ottobre saremo chiamati a votare una nuova risoluzione. Per noi l’accordo raggiunto è il migliore possibile. Si può discutere sulla dichiarazione politica, ma vorremmo che il nuovo governo britannico sia responsabile delle scelte che compie. E delle conseguenze che si potrebbero avere, ad esempio in Irlanda».

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