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Un isolamento internazionale imbarazzante - intervento di Piero Fassino su Democratica

21 Giugno 2019

Non siamo parte dei colloqui in corso tra i leader europei e siamo del tutto fuori dai colloqui tra le famiglie politiche europee

 

Se si voleva una conferma dell’isolamento internazionale dell’Italia, queste settimane ne hanno fornito più di una dimostrazione.
Prima di tutto in Europa, dove il nostro Paese deve fare i conti con una duplice criticità. Da un lato l’Italia sta rischiando la procedura di infrazione per eccesso di debito.

La contestazione della Commissione Europea è molto precisa: con un deficit che ad oggi è al 2.5% (e non al 2.04 a cui il governo italiano si era impegnato con Bruxelles) e con una politica della spesa che continua a gonfiarsi – grazie al reddito di cittadinanza e a quota 100 – l’Italia si avvia al record di debito pubblico superando il 135% del Pil.

Da qui il monito della Commissione Europea che ha chiesto una manovra correttiva di riduzione del deficit che, se non adottata, porterà alla apertura formale di una procedura di infrazione. La risposta fin qui del Governo conferma una sconcertante duplicità di linea: il Presidente Conte e il ministro Tria affermano di voler evitare la procedura di infrazione, affermando tuttavia che non ci sarebbe bisogno di una manovra correttiva, il che è palesemente non credibile. Contemporaneamente Di Maio e Salvini continuano ogni giorno a alimentare una piagnucolosa e astiosa polemica antiBruxelles il cui esito è isolarci ancora di più.

In queste stesse ore a Bruxelles governi e famiglie politiche europee stanno discutendo i nuovi assetti istituzionali dell’Unione Europea. E qui l’irrilevanza italiana è imbarazzante. Non siamo parte dei colloqui in corso tra i leader europei – Merkel, Macron, Sanchez, Rugge e altri primi ministri – e siamo del tutto fuori dai colloqui tra le famiglie politiche europee – popolari, socialisti, liberali, verdi. Insomma, il governo italiano è passivo spettatore di decisioni che altri assumeranno. Un isolamento ancor più evidente guardando agli assetti del Parlamento Europeo: gli europarlamentari di 5 stelle dopo aver bussato a molte porte, tutte chiuse, si sono rifugiati nel gruppo guidato da Farage, leader dell’uscita della Gran Bretagna dalla UE.

A sua volta la Lega ha scelto di stare con la destra antieuropea della Le Pen e dell’Afd tedesca. Collocazioni parlamentari che rendono plasticamente visibile l’isolamento europeo e l’irrilevanza dei partiti della maggioranza di governo. Con tutto danno per l’Italia.

Ma purtroppo i segni dell’irrilevanza italiana emergono anche su altri fronti. Pochi giorni fa, uscendo dai colloqui con i rappresentanti dell’amministrazione Trump, Salvini ha dichiarato che l’Italia si riconosce nella politica Usa sull’Iran. Come è noto tra le prime decisioni di Trump vi è stata la disdetta dell’accordo sul controllo nucleare dell’Iran, intesa che invece l’Unione Europea ha confermato e l’Italia ha sempre condiviso. Così Salvini non ha mancato di esprimere entusiastico apprezzamento per l’ostilità di Trump nei confronti dell’Unione Europea, vanificando così gli sforzi – peraltro già piuttosto in salita – del Ministro Moavero di rassicurare i nostri partner europei. Si potrebbe continuare ricordando i continui conflitti con Parigi e Berlino, la ricerca di intesa con le capitali euroscettiche, la freddezza dei rapporti con i paesi mediterranei, il nostro isolamento sulla crisi in Venezuela o la solitudine velleitaria con cui l’Italia ha fin qui gestito la crisi libica.

Insomma, anche guardando alla dimensione internazionale risulta evidente quanto l’attuale maggioranza di governo non abbia la capacità di tutelare gli interessi del Paese, ne’ l’autorevolezza per rappresentarli con credibilità.


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