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Il 9 luglio è il giorno del giudizio. Inevitabile la procedura d’infrazione - di Nicola Corea

14 Giugno 2019

Tria e Conte cercano a fatica di convincere l’Unione Europea a evitare la procedura d’infrazione, con un presunto tesoretto di risparmi derivanti dal taglio delle misure più costose varate dal Governo gialloverde.

Secondo il Ministro del Tesoro, il deficit-Pil di quest’anno sta andando meglio di quanto previsto. Un miglioramento che varrebbe – secondo le stime di Tria - circa 4 miliardi e che, sarebbe dovuto alle entrate tributarie, soprattutto l’Iva spinta dalla fatturazione elettronica, agli utili e dividendi delle aziende di Stato, più le risorse risparmiate da quota 100 e reddito di cittadinanza.

Tuttavia, l’esistenza del tesoretto resta da verificare e, in ogni caso, non basterebbe per evitare la procedura di infrazione UE.

Nelle raccomandazioni sui provvedimenti da adottare, Bruxelles chiede di assicurare una riduzione della spesa pubblica primaria netta dello 0,1% nel 2020, corrispondente a un aggiustamento strutturale annuo dei conti pubblici dello 0,6% del Pil. Cifre lontane dagli annunci sui tagli alle tasse in deficit fatti da Salvini.

Inoltre, la Commissione chiede anche di produrre entrate straordinarie per accelerare la riduzione del rapporto debito/Pil. È la stessa Commissione ad evidenziare come la curva del debito richieda immediati proventi da privatizzazioni pari all'1% del PIL nel 2019 e allo 0,3% nel 2020, aggiungendo che «gli obiettivi in materia di privatizzazioni non sono stati raggiunti».

Considerata la grave condizione dei conti pubblici italiani, Moscovici aveva invocato, nei giorni scorsi, la necessità di una manovra correttiva. Ipotesi esclusa dai ministri Salvini e Di Maio.

Per centrare gli obiettivi, scongiurando l'aumento dell'Iva da 23 miliardi, serve una dose massiccia di spending review e il riordino delle spese fiscali, che quindi difficilmente potrebbero coprire anche la riforma dell’Irpef. Da qui l’impraticabilità di finanziare in deficit la flat-tax, voluta da Salvini.

Impegnative le altre richieste avanzate da Bruxelles. Ovvero, ridurre le agevolazioni fiscali e rivedere i valori catastali non aggiornati; contrastare l'evasione fiscale, in particolare nella forma dell'omessa fatturazione, potenziando i pagamenti elettronici anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti. Poi, ancora: intensificare gli sforzi per contrastare il lavoro sommerso; più investimenti in materia di ricerca, innovazione e infrastrutture; affrontare le restrizioni alla concorrenza, in particolare nel settore del commercio al dettaglio e dei servizi alle imprese, anche mediante una nuova legge annuale sulla concorrenza.

Tuttavia, c’è tempo solo fino al 9 luglio, quando l’Ecofin potrebbe confermare la procedura per debito eccessivo ai danni dell’Italia. Sembra francamente impossibile conseguire gli obiettivi economici necessari e approvare le indispensabili riforme in tempi così stretti.

 


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