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Prodi: "La situazione economica è fuori controllo, occorre una grande coalizione riformista"

09 Giugno 2019


di ILARIA VENTURI


L'ex premier nella piazza di Bologna di Repubblica delle Idee difende Letta dalle parole di Renzi: "Basta attacchi personali"
Non ha dubbi Romano Prodi: "Siamo al capolinea", il governo gialloverde lo è. Davanti a una piazza strapiena a Bologna, per la serata di chiusura di Repubblica delle Idee, l'ex premier fondatore dell'Ulivo non fa sconti sullo stato di salute del Paese riferendosi a una situazione economica che definisce disastrosa e fuori controllo. Ma non si tira indietro nell'indicare una via di uscita, un'alternativa per battere M5s e Lega: "Una grande coalizione riformista che rimetta a posto il Paese. Ci siamo riusciti in momenti più difficili, si può fare". Ma basta attacchi personali, programmi conflittuali, prospettive a breve termine, bacchetta il professore. L'orizzonte che traccia, piuttosto, è l'Europa, unica possibilità per contrastare l'autoritarismo diffuso nel mondo.

Prodi, intervistato dal direttore de L'Espresso Marco Damilano, non pensa a un ruolo politico per sé in questa fase, piuttosto si vede come padre della patria: "Alla mia veneranda età - 80 anni ad agosto - sono un uomo che può andare in bicicletta, studiare, parlare liberamente: niente di più". Insomma, avere un ruolo di coscienza critica per la sinistra. E infatti il professore non si risparmia. Liquida Salvini, prima: "Smettiamola di parlare di lui, parliamo dei problemi del Paese. Lui è uno che tira dritto, ma non ha tenuto conto delle curve. In questo momento, dove la curva è dietro l'angolo, Salvini ha dei problemi: ritengo abbia tenuto una velocità eccessiva e credo che ora sia finita la sua parabola ascendente perché ha di fronte un problema gravissimo".

La legge di Bilancio

Il riferimento è alla situazione economica: un nodo che verrà al pettine tra settembre e ottobre. La grande curva è la legge di Bilancio: "Ci arrivano senza fiato né benzina nel motore: la nostra situazione è drammatica, al di là di ogni immaginazione, il debito cresce sempre di più, le previsioni europee arrivano al 135% tra debito e Pil". Il professore si riferisce a misure come Quota 100: "Tanta gente si aspettava e voleva andare in pensione, ma non hanno messo in nota i finanziamenti, sarà una misura costosissima". Così come la Flat Tax, considerata inimmaginabile dal punto di vista anche solo teorico e disastrosa: "Porterà al crollo degli introiti fiscali e non per un motivo di giustizia, ma per interessi elettorali". Il rischio è che si arrivi ai tagli del welfare. "C'è uno sbilancio di 40-50 miliardi, sospetto che si arriverà lì, a colpire le politiche sociali".

A Renzi su Letta: "Basta attacchi personali"

Prodi non cede però a una visione pessimistica: "A questa situazione si può rimediare, lo abbiamo fatto con il mio governo diminuendo il rapporto debito-Pil del 10%". Dunque si può ripetere, battere Salvini-Di Maio come fu battuto Berlusconi. La ricetta? "C'è bisogno di governare bene, non di demagogia. Si è sparsa la sfiducia, la paura, l'inazione: tutti questi messaggi di incertezza impediscono gli investimenti, l'arrivo sano di imprese straniere". Inevitabile guardare in casa propria. A cominciare dalle stoccate, l'ultima di Matteo Renzi sulla mancata presenza di Enrico Letta in Europa. Dice Renzi, intervistato sempre a Bologna alla mattina: "E' andato a casa, su richiesta di Roberto Speranza, perché i risultati economici di quel governo erano devastanti. Era molto forte nelle redazioni dei giornali, molto meno nelle cancellerie europee". Prodi s'infastidisce e taglia corto: "Assicuro che Enrico Letta ha la stima di tutta Europa, basta fare questi attacchi personali, ne abbiamo piene le tasche".

Poi replica al segretario del Pd che si dice pronto ad andare alle urne nel 2019: "Posso avere qualche punto in cui dissento da Zingaretti? Non so se si andrà ad elezioni nel 2019, ma si pensi ad altro: cioè a fare il programma e a radunare forze alternative" a questo governo. "Va creata una coalizione riformista che rimetta a posto il Paese, non a colpi di twitter, ma con un programma - ripeto - anche lungo. Va ricreato ottimismo nella ricostruzione del Paese, fiducia, per vincere nelle urne. E non lo si fa da soli. Quando il Pd ha pensato di poterlo fare ha perso". 

La coalizione riformista

Sembra un nuovo Ulivo, la coalizione che 25 anni fa rappresentò la soluzione. Ma oggi come se ne esce? "Chiamiamolo Biancospino o come volete, ma oggi c'è la possibilità di ricostruire quello che in questi anni è stato perduto e lo si deve fare non nella Rete, che è luogo di espressione e non di formazione, ma in strutture di formazione. C'è la necessità di una coalizione, il problema è lo spirito con cui la fai e il programma che non può essere conflittuale. Dunque: federare e dare obiettivi chiari come una maggiore equità. Di fronte allo sfacelo politico abbiamo ancora una società produttiva, forze come i ragazzi che si battono per l'ambiente in cerca di rappresentanza".
 

Europa e immigrazione

Da ex presidente della Commissione europea, negli anni 1999-2004, Prodi guarda all'isolamento dell'Italia, ma non si dice preoccupato dall'avanzata sovranista: "I sovranisti non conteranno nulla in Europa, non sono in grado nemmeno di trovare una maggioranza. Il problema è l'Italia; oltre a essere isolati questo governo ha insultato i dirigenti europei e provocato i leader". L'affondo è per Di Maio: "Per andare a festeggiare con la parte violenta dei Gilet gialli ci voleva un genio". Le prospettive non sono rosee per il paese a Buxelles: "Credo che sarà difficile avere incarichi importanti: o chiniamo la testa e chiediamo scusa o non conteremo più niente".  Sull'immigrazione Prodi ricorda il calo demografico che colpisce l'Europa: "In 25 anni l'Italia perderà la popolazione dell'Emilia Romagna. O gli italiani si rimettono subito a fare figli, e non lo vedo un orizzonte probabile, o c'è bisogno di immigrazione. L'abbiamo avuta, con i mungitori e le badanti, senza problemi. Ora con la guerra in Libia sono cambiate le cose e fino a che ci sarà questa guerra l'immigrazione sarà un problema. Solo che l'Italia non c'è su questa partita, il conflitto libico è passato nelle mani delle grandi potenze e della Francia". E ancora: "Il problema nostrò è diventato l'esclusione: dovremmo regolarizzare gli arrivi, invece fanno una politica di segregazione, dannosa anche dal punto di vista economico. Per non accogliere poche centinaia di migranti si rinuncia a organizzare l'immigrazione e a regolarizzare persone che ora sono cittadini di niente e di nulla".

L'attacco al Papa e il rosario di Salvini

Incalzato sul monito del capo dei vescovi ("Non divideranno i cattoli dal Papa") e sul rosario esibito da Salvini nei comizi, Prodi invita a non strumentalizzare la religione: "Attaccano la Chiesa perchè hanno bisogno di dire: il popolo è con me contro l'autorità. E poi in 70 anni non è mai stato usato un rosario contro l'altro. Ora c'è il rosario ungherese, polacco, italiano. Sono regressioni molto pericolose". 

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