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L’Europa è salva - articolo da Democratica

26 Maggio 2019

L’avanzata dei sovranisti che avrebbe dovuto rivoluzionare il Parlamento Europeo non c’è stata. E per il governo italiano è una notizia da non sottovalutare affatto

 

Questa Europa è morta. A maggio cambia tutto. Per un anno Matteo Salvini e Luigi Di Maio non hanno detto altro. Quando i commissari europei li hanno messi in riga, dopo che il governo gialloverde aveva presentato una finanziaria con spese folli, deficit alle stelle e nessun investimento per la crescita, i due vicepremier si sono pavoneggiati, prefigurando una specie di rivoluzione la cui data sarebbe stata quella del 26 maggio.

Ebbene, al di là del drastico ridimensionamento del Movimento 5 Stelle rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno e del risultato della Legale brutte notizie per i nazionalpopulisti arrivano dal resto dell’Unione. L’onda sovranista che avrebbe dovuto allineare il continente ai desiderata nostrani, non c’è stata. Quelli che saranno i gruppi parlamentari a Strasburgo dei gialloverdi non avranno il potere sperato da Salvini e da quello che è ormai diventato il junior partner del governo.

I Popolari saranno il primo gruppo parlamentare, seguito da Socialisti e Democratici, Liberali e Verdi. Solo al quinto posto i Conservatori, poi l’Enf (il gruppo della Lega) e il gruppo di Cinque Stelle e Farage. Un risultato che rischia di isolare ancora di più il governo italiano, già percepito come un problema dalle cancellerie europee, e che invece dà una rinvigorita spinta al progetto europeista. Chi voleva distruggere l’Unione dovrà rivedere i suoi piani.

L’avanzata sovranista, alla luce dei risultati arrivati alla spicciolata da ogni parte del continente, c’è stata solo in Italia e in Francia. Un dato preoccupante, da non sottovalutare, ma che è stato parzialmente mitigato dalla sostanziale tenuta di Macron e dalla ripartenza del Partito Democratico.

In Germania gli estremisti di Alternative fuer Deutschland escono male dal voto, arretrati rispetto alle ultime elezioni federali. In Olanda Geert Wilders sta scomparendo e il nuovo leader populista Thierry Baudet non ha sfondato. In Spagna il fenomeno Vox si sta sgonfiando, in Portogallo i sovranisti sostanzialmente non esistono, nei Paesi scandinavi tengono i socialdemocratici e avanzano i liberali. Anche nei Paesi dell’Est, a parte l’Ungheria in cui Orban gioca un’altra partita a livello democratico, le dinamiche politiche si muovono in una direzione diversa rispetto agli ultimi anni.

Un quadro che dovrà far riflettere, e non poco, vincitori e vinti delle nostre elezioni. Il progetto europeo è più vivo che mai, se l’obiettivo è andare al muro contro muro con Bruxelles, dovranno rivedere i piani, perché loro nel breve periodo potranno ancora usare i “burocrati” come un alibi, ma l’Italia potrebbe uscire con le ossa rotte da questo rischiosissimo delirio propagandistico.


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