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Proposte per lo sviluppo dei servizi agli anziani non-autosufficienti in Lombardia - di Carlo Borghetti

13 Maggio 2019

Il bisogno di assistenza agli anziani non-autosufficienti in Lombardia continua ad aumentare col passare degli anni, principalmente per effetto dell’allungamento della vita e delle migliori capacità di cura della scienza medica. Non allo stesso modo è però cresciuta la capacità di risposta del servizio socio-sanitario regionale alla crescente domanda di assistenza.
A mio parere, nelle politiche regionali in materia, serve un cambio di passo basato su quattro punti: risorse, appropriatezza, flessibilità e integrazione.
Primo: le risorse. A fronte dell’aumento della popolazione da assistere, il bilancio regionale ha continuato a investire nel socio-sanitario esattamente sempre la stessa quota di risorse da trent’anni a questa parte, cioè il 10% del totale dedicato alla sanità: 1,8 miliardi vs 18 miliardi circa. Quel 10% deve aumentare, anche perché più si “investe” nel socio-sanitario (questo è il verbo giusto, “investire“) più si “risparmia“ in sanità, perché assistere le persone nel momento in cui si affacciano alla non-autosufficienza significa ritardare il momento in cui avranno bisogno di un ospedale (servizio più costoso).
Secondo: appropriatezza. È necessario migliorare la valutazione del bisogno di ogni singolo anziano che chiede di accedere a un servizio assistenziale o socio-sanitario, perché è ancora importante la percentuale di persone che “finiscono” in un servizio non-appropriato, gravando sulla spesa pubblica, ma gravando anche sui bilanci familiari nei casi di compartecipazione alle rette. L’anziano deve essere inserito nel servizio più appropriato in una filiera che deve partire dall’assistenza familiare (ai sensi della L.R. 15/2015, c.d. “Legge badanti”), passando per la casa-famiglia, l’assistenza domiciliare, il centro diurno integrato, fino ad arrivare alla RSA, Residenza Sanitaria Assistenziale. Personalmente rilancerei la vecchia idea di istituire una Unità di Valutazione Geriatrica pubblica (UVG) che dia le indicazioni sul servizio più appropriato per ogni singolo anziano da assistere, lasciando poi alla famiglia/persona -debitamente informata- la scelta del servizio cui rivolgersi. E “premierei” come Regione quei gestori che fossero in grado di assicurare l’intera filiera di servizi promuovendo l’appropriatezza del servizio ai propri assistiti.
Terzo: flessibilità. Questo aspetto riguarda le RSA, storico punto di forza lombardo nell’assistenza agli anziani, RSA da responsabilizzare e investire di compiti assistenziali che “sfruttino” le competenze di un servizio presente in modo diffuso su tutto il territorio regionale. Consentire da parte della Regione un utilizzo più flessibile dei posti letto e del personale, sempre salvaguardando la qualità del servizio e la centralità dell’ospite, consentirebbe ad esempio di fare delle RSA anche delle “strutture intermedie” tra ospedale e domicilio oggi praticamente assenti in Regione Lombardia, facendo evolvere quel prezioso strumento del cosiddetto “ricovero temporaneo di sollievo“, oggi largamente insufficiente rispetto alla domanda crescente delle famiglie, che si ritrovano spesso a dover cercare una soluzione temporanea per l’anziano dimesso velocemente dall’ospedale, ma non ancora in grado di essere seguito al proprio domicilio.
Quarto: integrazione. La L.R. 23/2015, denominata “Evoluzione del sistema socio-sanitario lombardo“, aveva l’ambizione di ridare slancio ai servizi sanitari e socio-sanitari territoriali, in una integrazione che partiva dalla creazione di una nuova azienda, la ASST, che riunisce in sé sia i servizi ospedalieri che quelli territoriali. Ebbene, a quasi quattro anni dall’approvazione di quella legge, ci tocca constatare che non solo quella auspicata integrazione e sinergia tra i due livelli -ospedale e territorio- non c’è stata, ma si è assistito in molte aree della Regione a significativi arretramenti dei servizi territoriali pubblici. E questo tocca in modo molto doloroso gli anziani, principali soggetti portatori di cronicità, e dunque nella necessità frequente di doversi rivolgere a servizi di prossimità, oltretutto essendo la fascia di popolazione con minore autonomia negli spostamenti… È dunque fondamentale che la Regione orienti davvero le sue politiche di governo dei servizi verso il territorio, incominciando finalmente a programmare e realizzare concretamente quelle due nuove unità d’offerta, i Presst (Presidi Socio Sanitari Territoriali) e i Pot (Presidi Ospedalieri Territoriali) che tutti avevamo auspicato, anche chi, come il sottoscritto, non aveva condiviso l’impianto generale di quella legge, considerando quei nuovi servizi “strategici” nella risposta ai bisogni di salute di tutti i lombardi, e in particolare degli anziani non autosufficienti, anche per offrire alternative al continuo ricorso al Pronto Soccorso e alla ospedalizzazione.
Questi quattro punti sono ovviamente spunti da sviluppare e approfondire, ma indicano un cambio di passo necessario nelle politiche regionali, per non ritrovarci nel futuro prossimo una situazione in cui sempre di più anche in Lombardia aumentino le disuguaglianze tra chi si potrà permettere cure a pagamento, e chi no…

 

Carlo Borghetti

Vice Presidente del Consiglio regionale della Lombardia
Componente della Commissione Sanità

Carlo Borghetti: medici ospedalieri allo stremo

"Regione Lombardia ha ottenuto circa 200 milioni in più nel Fondo Sanitario Regionale per il 2019: chiediamo un serio investimento che prescinda dalle decisioni del legislatore nazionale. La Regione più popolosa e ricca d'Italia batta un colpo e dimostri che davvero vuole investire in una sanità pubblica che sia un vanto per i pazienti, i cittadini e per i professionisti che ci lavorano". 
Così le organizzazioni sindacali della Dirigenza Medica, Veterinaria, Sanitaria, Professionale, Tecnica e Amministrativa del Servizio Sanitario Regionale Lombardo, citate del pd lombardo, che hanno dichiarato oggi lo stato di agitazione dell'intera categoria verso la Regione. 
Il vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia Carlo Borghetti e il capodelegazione del PD in commissione sanità Gian Antonio Girelli hanno affermato di essere "totalmente al fianco delle organizzazioni nelle loro considerazioni e richieste. La Regione Lombardia investe in personale risorse proprie in misura inferiore a quella delle altre regioni: può e deve fare di più. Ne va dell'efficienza di un servizio sanitario regionale che sta perdendo colpi. La Regione - hanno concluso - non può continuare ad approfittare della disponibilità di un personale sanitario che è allo stremo e che merita subito risposte concrete".


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