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Mirabelli: le nuove norme sul voto di scambio indeboliscono il contrasto alle mafie

14 Maggio 2019




Video della dichiarazione di voto del sen. Franco Mirabelli per il PD sulle nuove modifiche introdotte alla legge che punisce il resto di voto di scambio


"Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, io penso che per combattere le mafie serva un'unità vera di tutte le forze politiche; serve dare il segnale che tutte le istituzioni combattono la criminalità organizzata. Dovrebbe essere un dato scontato: tutti i partiti, al di là delle loro differenze si devono sentire parte di uno Stato e delle istituzioni impegnate nella lotta alla mafia.
Ergersi a unici difensori della legalità non aiuta a combattere le mafie.
Non aiuta usare l’antimafia per alimentare lo scontro politico.
Dopo la discussione che ho sentito in Aula al Senato, voglio dire che nessuno deve e può dare lezioni di antimafia ad altri. Tanto meno noi del PD possiamo accettare lezioni di antimafia.
La scorsa legislatura è stata una legislatura in cui si è fatto moltissimo per contrastare le mafie (e questa è una considerazione che hanno fatto tutte le organizzazioni antimafia); in molti hanno detto che non c’è mai stata una legislatura in cui si sono fatte così tante leggi e si sono messi in campo così tanti strumenti per contrastare la mafia: la riforma del Codice Antimafia, la reintroduzione del reato di falso in bilancio, l’introduzione del reato di autoriciclaggio, la costituzione dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione e i poteri che abbiamo dato ad ANAC.
Si è fatto moltissimo, quindi, noi lezioni non ne accettiamo da nessuno, soprattutto da chi fa ricostruzioni fantasiose dell’atteggiamento che abbiamo tenuto anche su vicende per noi dolorose.
Il PD ha votato a favore dell’arresto di Genovese e, se oggi sta sostenendo persone di altri fronti politici, non è certo responsabilità del Partito Democratico.
All’inizio della scorsa legislatura, questo percorso di riforme sull’antimafia era stato cominciato proprio con la riforma dell’articolo 416ter del Codice Penale, che fu approvata dopo una grande mobilitazione promossa da tante associazioni antimafia, le quali avevano chiesto ai parlamentari - già dalla fase della campagna elettorale - di impegnarsi per una riforma necessaria, importante, davvero storica, che avrebbe cambiato il quadro rispetto al reato di voto di scambio, che allora era considerato solo come voti in cambio di soldi.
Quel reato, così configurato, produsse solo tre condanne nei molti anni in cui è stato in vigore.
Serviva punire il voto di scambio che si praticava più spesso, cioè voti in cambio di favori, voti in cambio di utilità.
Si passò, quindi, ad una norma che aggrediva molti casi di voto di scambio, da Nord a Sud, per cui in cambio di voti si accettava di garantire utilità, rendite di posizione alle mafie, addirittura di delegare alle mafie le scelte sugli appalti.
Quella norma, come poi ha detto più volte la Procura Antimafia, ha funzionato e funziona: ha consentito molte condanne e ha consentito di contrastare il voto di scambio.
È una norma che punisce severamente chi riceve i voti: la pena tra i sei e i dodici anni non credo che sia leggera.
È una norma chiara ed equilibrata, considerata positivamente e applicata dalla magistratura e che soddisfaceva il vasto mondo associativo.
Una norma efficace, che nessuno aveva chiesto di cambiare ma che la maggioranza di governo ha voluto cambiare a tutti i costi per fare propaganda, per intestarsi una battaglia che, invece, era stata una battaglia di tanti.
Ma purtroppo quest’ansia propagandistica, questa ossessione a voler cambiare tutto considerandosi gli unici depositari del principio della legalità, - e poi M5S spiegherà nella discussione sul decreto sblocca-cantieri dove ritroveremo il loro impegno per la trasparenza -  questa volontà di mostrarsi come gli unici onesti ha prodotto un testo peggiorato, che mette a rischio l’intera norma.
Lo sapete perché se siamo ancora in Senato a discutere è perché vi siete resi conto anche voi che scrivere, come scrisse il senatore M5S Giarrusso nel primo testo, che per configurare il reato ci doveva essere la promessa del sostegno elettorale «da parte di soggetti dei quali a colui che contratta è nota l'appartenenza ad associazioni criminali di stampo mafioso», significava restringere il campo, vanificare la norma, creare incertezza interpretativa.
Alla Camera dei Deputati, anche con il contributo del PD si è cambiato il testo, si è aggiunto che lo scambio politico-mafioso si manifesta se realizzato mediante modalità mafiose. È meglio ma anche così resta una norma da interpretare, perché non è chiara.
Questa è la prima ragione per cui, come PD, voteremo contro al provvedimento.
L'altra ragione principale è che la modifica di una norma già applicata, senza che nessuno sollevasse questioni di costituzionalità, rischia di creare i presupposti per un'impugnazione.
Prevedere le stesse sanzioni per un capomafia e per chi accetta voti dalla mafia rischia di apparire sproporzionato.
Arrivare a pene più elevate di quelle previste per i boss se il candidato è eletto rischia di definire una pena abnorme (dai dodici ai diciotto anni) e di realizzare profili di illegittimità costituzionale.
Insomma, non è certo perché non vogliamo punire e contrastare il voto di scambio che voteremo contro il provvedimento.
La ragione del nostro voto, al contrario, sta nella convinzione che state peggiorando un provvedimento utile ed efficace che oggi funziona e che le Procure e tutti coloro che nelle associazioni si occupano di antimafia ci chiedono di non cancellare.
Vi assumete voi, per intero, la responsabilità di una scelta che rischia di indebolire il contrasto al voto di scambio rispetto a ciò che c'è oggi e di dare carte e argomenti a chi difenderà mafiosi e politici corrotti nelle aule di giustizia.
Voi vi assumete questa responsabilità, noi non ce la assumeremo".

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