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Salvini e Di Maio gemelli diversi. Pd unica alternativa - dal blog di Marina Sereni

09 Maggio 2019

 

Questa mattina mi è capitato di partecipare ad una trasmissione Tv. Al centro i temi della cosiddetta “attualità politica”: la revoca del sottosegretario Siri, le divisioni tra Lega e 5S, il ruolo dei partiti nella lotta alla corruzione, la flat tax, il salario minimo europeo…

Ho cercato di rappresentare le posizioni del Partito Democratico su tutti questi argomenti discutendo e incalzando gli altri esponenti politici, in particolar modo il M5S, ad uscire da una ambiguità evidente almeno su due terreni. Il primo riguarda la discussione in corso al Senato sul cosiddetto “Sblocca cantieri”. E’ del tutto contraddittorio tenere il governo e il Paese bloccati per settimane sulla vicenda Siri e poi con il decreto “Sblocca cantieri”  abbassare drasticamente il livello di attenzione sulla trasparenza e la correttezza delle procedure degli appalti. E’ pressoché unanime il giudizio dei soggetti economici e sociali: più che giusto cercare degli strumenti per accelerare la realizzazione delle opere pubbliche – piccole e grandi – necessarie all’Italia. Ma il provvedimento all’esame del Parlamento non semplifica e non accelera nulla mentre aumenta i rischi per la sicurezza dei lavoratori e favorisce il riprodursi di meccanismi di opacità e malaffare che abbiamo già conosciuto nel passato. Il secondo nodo che il M5S finge di non vedere riguarda l’organizzazione della politica. La lotta alla corruzione richiede partiti rinnovati, luoghi in cui i cittadini possano “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, come dice l’articolo 49 della Costituzione. Se vogliamo non solo stigmatizzare o perseguire ma anche prevenire comportamenti non trasparenti nel rapporto tra politica ed economia, se vogliamo evitare che sia la magistratura a provvedere al ricambio delle classi dirigenti, dobbiamo far sì che i partiti siano credibili e autorevoli, e che la loro vita interna sia democratica e trasparente. E’ pronto il M5S a confrontarsi su questo? Anziché demonizzare la parola partiti prendano atto di essere una forza politica permeabile a fenomeni di malcostume, ammettano che non c’è nessuna superiorità morale che li mette al riparo, e si misurino con la necessità di rendere pienamente leggibili – per loro come per tutti i partiti – sia i meccanismi di decisione e di selezione delle classi dirigenti che le forme di finanziamento.

 

Terminata la trasmissione, uno degli operatori presenti in studio mi ha fermato dicendomi di essere stato in passato un elettore del Pd, di aver votato alle ultime primarie per Nicola Zingaretti ma di essere ancora indeciso se votare per noi alle prossime elezioni europee perché vorrebbe un Pd che “riparta dal basso”, che sappia affrontare la rabbia e il malessere sociale superando ogni atteggiamento di supponenza e arroganza. Ci siamo fermati a parlare per un po’ e spero che da qui al 26 maggio quel cittadino, così come i tanti incerti che ci segnalano i sondaggi, abbia sufficienti motivi per sciogliere positivamente la sua indecisione. Di una cosa sono sicura: il banco di prova per noi sono i temi economici e sociali. E, a pensarci bene, sono anche i punti sui quali questo governo sta dando la peggiore prova di sé. Se vogliamo riconquistare quell’elettore deluso che nel 2018 ci ha voltato le spalle e ora ci guarda tra dubbi e speranze, dobbiamo proporre una ricetta alternativa a quella del governo.  

 

In questi giorni Zingaretti ha indicato tre priorità sulle quali concentrare il nostro impegno: salari più alti, perché in un quadro di impoverimento generalizzato dei ceti medi in tutta Europa in Italia il tenore di vita dei lavoratori è tornato indietro drammaticamente. La percezione di essere poveri, di poter diventare poveri, di non poter aspirare ad un miglioramento delle proprie condizioni di vita riguarda una porzione molto ampia della popolazione italiana ed è tra le cause di quella rabbia su cui Salvini e Di Maio – gemelli diversi – hanno costruito le loro fortune elettorali. Noi non vogliamo fare promesse irrealizzabili né scatenare la guerra verso i più deboli, capro espiatorio perfetto per chi non vede prospettive di miglioramento. Togliere le tasse sul lavoro, far aumentare gli stipendi medi e bassi è un obiettivo realistico, giusto, utile alla crescita. La seconda priorità guarda all’ambiente e alla qualità dello sviluppo. Incentivi alle imprese per innovazioni green, rigenerazione urbana finalizzata al risparmio energetico, interventi per la prevenzione del dissesto idrogeologico: si può creare buona occupazione e buona crescita mobilitando le risorse disponibili per gli investimenti in questa direzione. La terza priorità – che a ben vedere è la prima – riguarda l’istruzione. Se vogliamo combattere davvero le diseguaglianze – tra territori, tra generi, tra generazioni – dobbiamo investire molto di più su asili nido, scuola, università. Aiutare le famiglie con redditi più bassi, togliere dal loro bilancio le spese per l’educazione e l’istruzione dei figli è l’unico modo per far ripartire sul serio l’ascensore sociale.

 

Mancano poco più di due settimane al voto. Lega e M5S fingono di essere maggioranza e opposizione insieme, cercando così di distogliere l’attenzione dai problemi reali delle persone. Ma il gioco, oltre che pericoloso per l’Italia, sta diventando sempre più scoperto. E il Pd, quel nuovo Pd che in tanti ci hanno chiesto alle primarie, sta diventando ogni giorno di più l’unica alternativa possibile.


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